Jeremy Liew ha avuto fortuna. Un collega di Lightspeed Venture Partners gli raccontò che sua figlia e gli amici erano sempre attaccati a una nuova applicazione chiamata Snapchat. Fiutando il nuovo must in fatto di tecnologia, Liew decise di investire. Ci vollero giorni per rintracciare il giovane dietro alla società, un laureando alla Stanford University di nome Evan Spiegel, e poi un pizzico di fortuna per convincerlo a passare dall’ufficio di Lightspeed.
Quell’incontro alle porte del 2012 portò a una delle scommesse più redditizie nell’ambito delle startup dal boom delle dot-com. I 485 mila dollari di capitale d’avviamento versati da Lightspeed, più un altro investimento di 7,5 milioni di dollari, si sono trasformati in una quota che avrà un valore di circa 1,5 miliardi di dollari dopo che la società, ora conosciuta come Snap Inc, mercoledì ha definito il prezzo dell’offerta pubblica iniziale a 17 dollari per azione. Un valore già superato dal debutto con il botto a Wall Street ieri, che ha portato l’azione a superare i 25 dollari. Benchmark, altro investitore degli albori, impegnò 24 milioni di dollari per una partecipazione destinata a equivalere circa 2,2 miliardi di dollari.
Trovare l’oro nel venture è estremamente raro, e prodotto non solo di fiuto per l’investimento e rapporti d’affari, ma anche di parecchia fortuna. Il successo può cementare la reputazione di una società per gli anni a venire, e dare una posizione di vantaggio sulla successiva ondata generazionale di imprese promettenti.
Accel Partners si crogiola ancora nell’aura di un investimento chiuso 12 anni fa dopo che il direttore Kevin Efrusy ottenne una soffiata da uno stagista di Stanford a proposito di un sito web chiamato Thefacebook. Stando al portavoce, i 15 milioni di dollari allocati alla fine hanno restituito 5,6 miliardi di dollari con la quotazione nel 2012, un payout di quasi 400 a 1.
Anni di rendimenti poco brillanti potrebbero aver tolto un po’ dello smalto a Kleiner Perkins Caufield & Byers, eppure resta un nome di rilievo nel venture a 18 anni dagli affari stretti con vincitori dell’epoca dot-com come Alphabet, allora Google. I 12 milioni di dollari canalizzati nel 1999 hanno prodotto 4,8 miliardi di dollari.
Kleiner ha perso il treno dei social-network, scommettendo su Friendster invece di Facebook, e dirigendo ingenti somme verso progetti ad alta intensità di capitale sulla tecnologia pulita, settore travagliato che sta impiegando anni a scrollarsi di dosso. L’investimento in Snap risale al 2014 e con l’ipo la resa sarò pari quasi al rdoppio. Tra gli altri successi di quell’anno figura anche il nome di Nest Labs, acquistato da Google nel 2014 per oltre 3 miliardi di dollari.
Secondo Efrusy scovare startup del calibro di Facebook o Snap è come essere colpiti da un fulmine, ma gli investitori intelligenti si preparano facendo ricerche sulle aziende e i fondatori con caratteristiche uniche. «È come reggere un’asta di metallo durante un temporale nel bel mezzo del Kansas», ha commentato. Liew è attento alle aziende di social-media che esplodono tra le giovani donne che, a suo dire, sono i veri trendsetter. Anche per i migliori fondi, la stragrande maggioranza delle operazioni di venture non sono vincite al lotto. Delle oltre 14.300 aziende statunitensi che hanno raccolto capitale di rischio negli ultimi dieci anni, Snap costituisce appena lo 0,2% di quelle in grado di ottenere una valutazione in sede di collocamento oltre il miliardo di dollari (dati Dow Jones VentureSource).
L’industria del venture spera che il debutto accenda il mercato delle ipo, inariditosi lo scorso anno in parte perché gli investitori pubblici non hanno mostrato una disponibilità a esporsi per le tech company private, le cui valutazioni schizzavano oltre i fondamentali. Meno ipo vuol dire che le società di venture stanno faticando a trasformare i guadagni teorici, legati al valore raggiunto nei vari round di finanziamento, in denaro contante.
Fondata nel 2000, Lightspeed auspica che gli investimenti in Snap, e altre aziende come Nutanix e AppDynamics, acquisite o andate sul mercato, consolidino la propria posizione in quanto top player. Già nel 2012 Liew tentò almeno tre strade per raggiungere il social del fantasmino prima di entrare in contatto con Spiegel.
Il suo colpo di fortuna fu il fatto che il giovane imprenditore era studente di Stanford, dove Liew si è laureato, motivo per cui ebbe accesso al gruppo di Facebook dell’università, mandò un messaggio al ragazzo e ottenne una risposta in pochi minuti. Quando Spiegel fece visita agli uffici di Lightspeed condivise i dati interni di analisi che mostravano un’esplosione della crescita degli utenti. Il 21enne impressionò i soci del gruppo con l’intuizione che le conversazioni a scomparsa inducevano la gente a una condivisione più spontanea su Snapchat rispetto agli altri social.
«Le coincidenze non durano», ha tenuto a precisare Efrusy, «gli imprenditori hanno fortuna ma devono anche essere bravi. Basti guardare alla differenza nel destino di Facebook e Myspace».
I timori circa l’uso di Snapchat nel sexting furono fugati dai dati, che mostravano che la maggior parte delle foto veniva condivisa mentre i ragazzi sono a scuola. Circa due settimane dopo quell’incontro, Lightspeed strinse un’accordo mentre Spiegel era in spring break in Argentina.
Tuttavia, nel frattempo il trofeo di Lightspeed sul piano degli investimenti si è leggermente ossidato. Una condizione, in precedenza riportata dal New York Times, garantiva il diritto di prelazione a investire una grande quantità nel successivo round di finanziamento di Snap. L’idea era proteggere gli interessi economici nel caso in cui le cose fossero andate bene. Ma quando un nuovo investitore, General Catalyst Partners, si fece avanti nell’estate del 2012, Lightspeed esercitò il diritto a incrementare la quota allontanando il nuovo arrivato. Secondo fonti vicine questo fece arrabbiare Spiegel, che incolpò Lightspeed per il fallimento dell’affare. Poi ci pensarono i venture capitalist rivali a strumentalizzare l’episodio, definendolo una macchia nei primati dell’azienda di Liew, che rifiuta di discutere l’episodio nel dettaglio. Secondo persone vicine alla vicenda, il manager dialoga ancora di tanto in tanto con i vertici di Snap, contrariamente ai rumor che dipingono un’interruzione totale delle comunicazioni negli ultimi anni. Peraltro, Liew era presente all’evento di lunedì scorso a San Francisco per il roadshow.
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