Il venture capital italiano torna a respirare aria di maxi-operazioni. Protagonista del primo grande round del 2026 è Azimut: la società di gestione presieduta da Pietro Giuliani ha finalizzato un club deal da 110 milioni di euro per investire in D-Orbit, azienda italiana dell’aerospazio specializzata in logistica orbitale e infrastrutture per le operazioni spaziali.
Il club deal, informa Azimut, ha raggiunto il target di raccolta in meno di due settimane, confermando l’elevato interesse e la fiducia degli investitori verso questa opportunità.
L’investimento, nello specifico, è stato realizzato attraverso Azimut Direct Investments Sca-Sicav-Raif-D-Orbit, un veicolo lussemburghese dedicato che ha permesso a circa 1.500 clienti seguiti dalla rete di consulenti finanziari e wealth manager di Azimut in Italia di accedere all’iniziativa.
La struttura dell’operazione prevede la partecipazione a un aumento di capitale in corso, con Azimut come lead investor, destinato a sostenere l’espansione industriale e tecnologica di D-Orbit. All’aumento si affianca l’acquisto di azioni sul mercato secondario da diversi investitori, finalizzato al rafforzamento della compagine azionaria. In particolare, tra chi ha realizzato la exit c’è il fondo Indaco Venture, co-fondato da Alvise Bonivento e Davide Turco.
Fondata nel 2011 da Luca Rossettini, oggi ceo della società, D-Orbit si è affermata a livello internazionale nei servizi di trasporto e rilascio di satelliti in orbita, e ora lavora tra Europa, Stati Uniti e Regno Unito e ha avviato collaborazioni con le principali agenzie spaziali e operatori privati di rilievo globale.
Il prodotto di punta della società, Ion Satellite Carrier, è una piattaforma che consente il rilascio e il posizionamento preciso dei satelliti in orbita, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo tempi, costi e complessità delle missioni. Già nel 2024 l’azienda aveva chiuso un round di finanziamento di Serie C, che le ha permesso di raccogliere 150 milioni di euro da una cordata di investitori guidati dal conglomerato industriale giapponese Marubeni. Al round avevano partecipato anche Indaco, Cdp Venture e Neva sgr (Intesa Sanpaolo). (riproduzione riservata)