L’ambasciata degli Stati Uniti in Iran ha diramato una comunicazione urgente, invitando i cittadini americani a lasciare immediatamente il Paese o a predisporre un piano di evacuazione autonomo, senza fare affidamento sul supporto del governo Usa. Chi non fosse in grado di partire è stato invitato a evitare manifestazioni, mantenere un basso profilo e prestare attenzione all’ambiente circostante, a causa di misure di sicurezza rafforzate tra cui chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di Internet. Tra le raccomandazioni figurano anche la pianificazione di comunicazioni alternative, la possibilità di percorsi terrestri verso Armenia o Turchia e di «tenere il telefono carico e continua a comunicare con familiari e amici» oltre a tenere a portata di mano «cibo, acqua, medicinali e altri beni di prima necessità».
Nella giornata del 6 febbraio si è conclusa la prima tornata di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran in Oman, la prima dopo l’interruzione dei negoziati del giugno 2025, avvenuta in concomitanza con l’escalation del conflitto tra Iran e Israele.
E che arriva dopo un periodo di tensioni militari: lo scorso 3 febbraio le forze Usa hanno abbattuto un drone iraniano vicino alla portaerei Uss Abraham Lincoln, mentre motovedette iraniane hanno tentato di abbordare una petroliera statunitense nello Stretto di Hormuz.
Un inizio colloqui definito «positivo» dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che guidava la delegazione di Teheran, chiarendo che le discussioni si sono concentrate, in questa prima fase, esclusivamente sulla questione nucleare. Araghchi ha espresso la speranza che Washington eviti «minacce e pressioni» affinché i negoziati possano procedere. La delegazione statunitense era guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff e includeva Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump.
Teheran potrebbe essere disposta a offrire una sospensione a lungo termine del proprio programma nucleare, a condizione che Washington revochi le sanzioni, hanno riferito tre funzionari iraniani al New York Times.
Sempre secondo il quotidiano statunitense, alcuni vicini dell’Iran hanno suggerito di limitare l’arricchimento dell’uranio a livelli bassi, tendenzialmente intorno al 3%. Una soglia sufficiente per permettere all'Iran di ‘salvare la faccia’ e rifiutare la richiesta di arricchimento zero avanzata dall’amministrazione Trump, ma che rimarrebbe molto lontana dal 90%, che è la soglia di arricchimento necessaria per la produzione di armi nucleari.
Anche il Cremlino ha affermato di accogliere con favore i negoziati e di auspicare che portino a una de-escalation. «Invitiamo tutte le parti alla moderazione», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in un briefing con la stampa.
La televisione di Stato iraniana ha precisato che i colloqui si sono conclusi «per ora», mentre Axios conferma che un nuovo round negoziale è previsto nei prossimi giorni. (riproduzione riservata)