«Ci sono le condizioni per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana promossa dal sistema industriale nazionale per fare una proposta che consenta il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto e negli stabilimenti dell'Ilva». Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto ieri al question yime alla Camera, dopo aver ottenuto una risposta «particolarmente importante e significativa» da Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, le quali «si sono impegnate a valutare la possibilità di una cordata italiana per l'ex Ilva, cosa che sinora non c'è stata nonostante due bandi di gara a luglio 2024 e ad agosto 2025».
D'altronde quella per l'Ilva «secondo le procedure europee internazionali, così come è stata concepita, è una gara in cui ciascuno può presentare una manifestazione di interesse anche durante il negoziato, purché sia migliorativa rispetto a quelle che sono in atto». Dunque la proposta italiana si aggiungerebbe a quella di «Jindal, uno dei principali attori mondiali nella tecnologia green, che però ha deciso di aggiornare tenendo conto della decisione della Corte di Appello».
D'altronde la sentenza impone «ai commissari di programmare la chiusura degli altiforni entro 90 giorni, perché quanto richiesto è tecnicamente impossibile da realizzare». La necessità di chiudere l'area a caldo dell'ex-Ilva innesca una «bomba sociale produttiva e occupazionale che ha come risultato la desertificazione industriale della città di Taranto». Per questo, ha spiegato il titolare del Mimit, «stiamo lavorando in maniera continuativa per realizzare un piano straordinario per Taranto che tenga conto delle richieste dei sindacati, delle loro aspettative e di quelle degli enti locali nonché della necessità del sistema manifatturiero italiano». (riproduzione riservata)