Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Anche questa settimana prosegue la versione estiva (ridotta) della newsletter, in coincidenza con le mie ferie. Se durante l'estate vi va di recuperarlo (o regalarlo a qualcuno che vuole iniziare a investire), c'è sempre il libro di Quattro soldi da investire. Recensioni e feedback sono più che benvenuti.
Vi siete mai chiesti quale sia il numero ideale di Etf (o azioni, o bond) da avere in portafoglio?
Ovviamente non c'è una risposta univoca, ma ci sono alcune regole generali per capire se ci si sta muovendo nella maniera corretta e soprattutto coerente con i propri obiettivi.
Il numero minimo di Etf è chiaramente uno. Necessario e sufficiente, ad esempio, quando la disponibilità di investimento è molto bassa ma si vuole comunque mettere un piede nei mercati. Il lavoratore al primo impiego con i suoi 100-150 euro al mese potrebbe essere avvantaggiato a sfruttare l'interesse composto al massimo impostando un solo piano di accumulo in un Etf sulle azioni globali:
La stessa tipologia di investitore può però, in ottica di investimento per obiettivi, pensare di associare alla parte azionaria un cuscinetto di liquidità per le emergenze. Il Warren Buffett portfolio, ad esempio, è un portafoglio pigro basato su due gambe: 90% di azioni globali (nella sua versione per investitori europei) e 10% di un Etf monetario - comprato in un'unica soluzione o tramite piano di accumulo - per limitare la volatilità e gestire gli eventuali imprevisti.
Man mano che cresce la disponibilità economica e gli obiettivi evolvono, anche il numero di Etf funzionali a realizzarli potrebbe aumentare. Al crescere dell'età, ad esempio, può essere sensato mettere a fianco alla gamba azionaria una obbligazionaria per:
Attenzione invece all'utilizzo della parte obbligazionaria per il flusso cedolare: un approccio sensato solo in presenza di un'elevata disponibilità di capitale e nell'ambito di una strategia di income investing strutturata, onde evitare il rischio di disperdere per strada l'interesse composto.
Sempre in un'ottica di riduzione della volatilità e decorrelazione del rischio, può avere senso inserire in portafoglio una quota di oro o materie prime diversificate, in una quota variabile tra il 5% e il 20% del portafoglio totale.
Pertanto, un portafoglio-base (come vedrete anche nella costruzione dei più celebri portafogli pigri) prevede a seconda degli obiettivi, del grado di sofisticazione e della disponibilità di partenza un numero variabile tra uno e quattro-cinque Etf.
Quando poi l'investitore si inizia a sofisticare un po' può andare ad aggiungere un po' di contorno al nucleo centrale, adottando principalmente due approcci:
Se l'approccio goal-based ha l'indiscusso vantaggio di essere molto più semplice da capire e attuare (si comprano gli strumenti in funzione dello scopo a cui servono concretamente), l'approccio classico è più flessibile e adattabile all'eventuale cambiamento in corsa degli obiettivi.
Da qui la domanda: quanti Etf servono davvero per i due approcci?
E voi: da quanti Etf è composto il vostro portafoglio? Avete mai pensato di ridurre o aumentare il numero e perché? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it (oggetto: NEWSLETTER, tutto maiuscolo) e non preoccupatevi se non riceverete risposta subito. Recupererò tutto al mio ritorno.
Ci sentiamo la prossima settimana!