skin track
4 soldi da investire → VAI AL DOSSIER
Un Etf per investire in pmi italiane a fisco zero: come usarlo al meglio
MF Online Leggi dopo

Un Etf per investire in pmi italiane a fisco zero: come usarlo al meglio

06 luglio 2026, 17:00 Ultimo aggiornamento: 08 luglio 2026, 10:06

Che cos'è in portafoglio questo nuovo Etf di Intermonte Banca Generali e a quale tipo di investitore potrebbe far comodo? Per capirlo dobbiamo capire cosa c'è davvero nell'indice di riferimento.

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


L'approfondimento di oggi non può che toccare il tema che è sulla bocca di tutti da qualche giorno a questa parte: la quotazione a Piazza Affari del primo Etf attivo che investe solo in piccole e medie imprese quotate italiane fino a un massimo di un miliardo di capitalizzazione.

Ho partecipato in prima persona alla quotazione di questo Etf di Banca Generali, che si chiama Investlinx Intermonte Valore Italia Pir, e vi assicuro che il momento del lancio è stato davvero particolare: tutti gli amministratori delegati e i manager delle cento società incluse nell'indice che costituirà il benchmark dell'Etf sono stati riuniti nella vecchia sala delle grida di Borsa, un po' come se fossero un gruppo di "eletti" all'interno dell'universo delle quotate italiane. 

Questo indice ha una serie di obiettivi politici ed economici - riportare liquidità al segmento delle piccole e medie capitalizzazioni italiane, favorire nuove ipo, dare risorse all'economia reale italiana - ma quello che più ci importa in questa sede è analizzare l'Etf come asset di investimento in portafoglio.

Un aspetto su tutti: la sua natura di strumento Pir

Un Etf a fisco zero

La normativa sui Piani Individuali di Risparmio stabilisce che tutti gli strumenti finanziari che rispettino determinate caratteristiche a livello di sottostanti (almeno tot società italiane non incluse nell'indice Ftse Mib e così via) e che vengano tenuti in portafoglio per almeno cinque anni godano dell'esenzione fiscale totale dal capital gain e dalla tassazione sui dividendi. 

Esempio numerico. Se il mio Pir in cui ho investito 10.000 euro sta guadagnando il 50%:

  • Dopo quattro anni e 364 giorni, laddove vendessi lo strumento il mio guadagno finale sarà di 5.000 euro meno il 26% di tassazione = 3.700 euro
  • Dopo cinque anni, al momento della vendita, il mio guadagno finale sarà di 5.000 euro netti 

Il che significa, cambiando l'ordine dei fattori, un guadagno netto superiore del 35% (la distanza percentuale tra 3.700 e 5.000), trattenendo in tasca quel 26% di plusvalenza che altrimenti avresti versato al fisco.

Ora: qual è stato finora il difetto più grande dei Pir? Che salvo una sola eccezione (un Etf di Amundi lanciato nel 2014) lo strumento è stato sempre e solo incanalato nello strumento dei fondi comuni.

Il che di per sé non è un male anche se, vista anche la peculiarità del beneficio fiscale, i Pir sono diventati ostaggio di un modello di distribuzione un po' allegro, come spiegavo in questo approfondimento agli albori assoluti della newsletter. Quindi:

  1. Costi molto alti per il combinato disposto di commissioni di gestione e retrocessioni ai consulenti
  2. Assenza di alternative (col pretesto del beneficio fiscale spesso i Pir erano proposti come investimenti core del portafoglio)
  3. Una cattiva gestione del riscatto: dopo la prima finestra di beneficio fiscale si è assistito, statistiche alla mano, a un'ondata di riscatti dai Pir in favore di altri strumenti che ha fatto male a) all'economia reale italiana (imprese che di punto in bianco si sono trovate senza più risorse); b) a chi ci aveva investito e non ha potuto sfruttare tutto il potenziale di apprezzamento dei sottostanti

I vantaggi della formula Etf

Ecco perché in passato vi ho invitato a guardare a questi Pir sempre con un certo occhio critico. La formula Etf, in questo contesto, ha a mio modestissimo parere due indubbi vantaggi:

  • I costi: l'Etf in questione ha un ter annuo dello 0,85%. Alto, senza dubbio. Anzi, molto alto. Ma nemmeno comparabile ai fondi attivi di questa categoria, che arrivano anche sopra l'1,5% se non sopra il 2%
  • La possibilità di acquistarlo in autonomia e di tenerlo fin quando è coerente con i propri obiettivi. Ricordate che non stiamo parlando di un fondo a scadenza, ma di un Etf che può essere fatto lavorare nel tempo anche per chi - anzi, è questa la volontà dei creatori dello strumento - ha orizzonti di lungo e lunghissimo periodo.

La data dei cinque anni per il beneficio fiscale è un limite minimo, non una data target. Addirittura, considerando la natura dei sottostanti (piccole e medie capitalizzazioni) la teoria dei fattori di investimento sostiene che il loro potenziale di extra-performance si possa esprimere con maggiore probabilità nel lungo periodo, mentre nel breve è più probabile assistere a una sottoperformance rispetto alle grandi capitalizzazioni. 

Cosa c'è nel nuovo paniere delle pmi

Ma quindi, una volta analizzati gli aspetti tecnici del beneficio fiscale (a mio modo di vedere, l'aspetto più importante in assoluto), che cos'è in portafoglio questo nuovo Etf e a quale tipo di investitore potrebbe far comodo?

Per capirlo dobbiamo capire cosa c'è davvero nell'indice di riferimento

  • Cento società a piccola e media capitalizzazione fino al miliardo di capitalizzazione al momento della stesura dell'indice. Se questo limite viene superato, servono due osservazioni consecutive per essere rimossi. Nota: l'Etf, essendo attivo, non è obbligato a includere tutte le società del benchmark
  • Sono escluse le banche: questo significa che la composizione è molto diversa rispetto a quella del Ftse Mib, visto che è orientata (al 77% della capitalizzazione totale) su quattro settori: industria, salute, beni di consumo e tecnologia
  • Le società incluse devono avere almeno il 30% di flottante (oltre che pari o superiore ai 5 milioni), almeno una copertura degli analisti negli ultimi 18 mesi e un rapporto tra debito netto ed ebitda inferiore a 5. Questo per evitare che ci siano dentro società con fondamentali traballanti o totalmente illiquide
  • Ogni società può pesare al massimo il 3% dell'indice totale, per far sì che anche le più piccole abbiano un certo peso e non si verifichi una iper-concentrazione in pochi nomi

A questo punto potreste obiettare: ma se c'è un limite di capitalizzazione massima, non c'è il rischio che escludendo le "migliori della classe" una volta che diventano troppo grandi il rendimento dell'indice venga compromesso?

La logica però è differente, ed è quella dei fattori di investimento value e size: la tesi di partenza è che a Piazza Affari ci sono tante eccellenze industriali con fondamentali solidi che per ragioni di liquidità non stanno esprimendo tutto il loro valore. Proprio loro, le più piccole, se ben selezionate dovrebbero esprimere il maggiore potenziale di apprezzamento.

I limiti alla concentrazione dovrebbero inoltre spalmare maggiormente il rischio, facendo sì che se anche una manciata delle società dell'indice non otterranno i risultati sperati, l'Etf nel suo complesso non ne risentirà.

Un investimento utile? Sì, ma non per tutti

Tiriamo le somme e cerchiamo di capire per chi può essere utile uno strumento di questo tipo. Penso in particolare a tre profili:

  • Investitore di medio periodo che vuole sfruttare il beneficio fiscale del Pir mettendo una componente di rischio, magari a fianco a una parte di titoli di Stato (che hanno anche loro tassazione agevolata al 12,5%)
  • Investitore di lungo e lunghissimo periodo che vuole dare una direzione (il cosiddetto tilt) fattoriale alla parte satellite del portafoglio con una parte di fattore size e beneficio fiscale annesso
  • Investitore che ha già una parte satellite del portafoglio allocata in Ftse Mib o simili e vuole un'esposizione alla borsa italiana un po' meno orientata ai settori bancario e dei servizi di pubblica utilità (utility)

Non è invece un investimento utile per chi non ha ancora un solido core del portafoglio, o per chi pensa di allocare in uno strumento di questo tipo la parte maggioritaria dei suoi investimenti. Ricordate sempre che, nonostante il grande numero di società in portafoglio, la diversificazione è minima (tutte le società sono esposte allo stesso rischio Paese).

E voi: avevate visto lo strumento in questione, e avevate pensato di investirci? Come pensate di usarlo in portafoglio? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!

 



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza