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L'approfondimento di oggi non può che toccare il tema che è sulla bocca di tutti da qualche giorno a questa parte: la quotazione a Piazza Affari del primo Etf attivo che investe solo in piccole e medie imprese quotate italiane fino a un massimo di un miliardo di capitalizzazione.
Ho partecipato in prima persona alla quotazione di questo Etf di Banca Generali, che si chiama Investlinx Intermonte Valore Italia Pir, e vi assicuro che il momento del lancio è stato davvero particolare: tutti gli amministratori delegati e i manager delle cento società incluse nell'indice che costituirà il benchmark dell'Etf sono stati riuniti nella vecchia sala delle grida di Borsa, un po' come se fossero un gruppo di "eletti" all'interno dell'universo delle quotate italiane.
Questo indice ha una serie di obiettivi politici ed economici - riportare liquidità al segmento delle piccole e medie capitalizzazioni italiane, favorire nuove ipo, dare risorse all'economia reale italiana - ma quello che più ci importa in questa sede è analizzare l'Etf come asset di investimento in portafoglio.
Un aspetto su tutti: la sua natura di strumento Pir.
La normativa sui Piani Individuali di Risparmio stabilisce che tutti gli strumenti finanziari che rispettino determinate caratteristiche a livello di sottostanti (almeno tot società italiane non incluse nell'indice Ftse Mib e così via) e che vengano tenuti in portafoglio per almeno cinque anni godano dell'esenzione fiscale totale dal capital gain e dalla tassazione sui dividendi.
Esempio numerico. Se il mio Pir in cui ho investito 10.000 euro sta guadagnando il 50%:
Il che significa, cambiando l'ordine dei fattori, un guadagno netto superiore del 35% (la distanza percentuale tra 3.700 e 5.000), trattenendo in tasca quel 26% di plusvalenza che altrimenti avresti versato al fisco.
Ora: qual è stato finora il difetto più grande dei Pir? Che salvo una sola eccezione (un Etf di Amundi lanciato nel 2014) lo strumento è stato sempre e solo incanalato nello strumento dei fondi comuni.
Il che di per sé non è un male anche se, vista anche la peculiarità del beneficio fiscale, i Pir sono diventati ostaggio di un modello di distribuzione un po' allegro, come spiegavo in questo approfondimento agli albori assoluti della newsletter. Quindi:
Ecco perché in passato vi ho invitato a guardare a questi Pir sempre con un certo occhio critico. La formula Etf, in questo contesto, ha a mio modestissimo parere due indubbi vantaggi:
La data dei cinque anni per il beneficio fiscale è un limite minimo, non una data target. Addirittura, considerando la natura dei sottostanti (piccole e medie capitalizzazioni) la teoria dei fattori di investimento sostiene che il loro potenziale di extra-performance si possa esprimere con maggiore probabilità nel lungo periodo, mentre nel breve è più probabile assistere a una sottoperformance rispetto alle grandi capitalizzazioni.
Ma quindi, una volta analizzati gli aspetti tecnici del beneficio fiscale (a mio modo di vedere, l'aspetto più importante in assoluto), che cos'è in portafoglio questo nuovo Etf e a quale tipo di investitore potrebbe far comodo?
Per capirlo dobbiamo capire cosa c'è davvero nell'indice di riferimento:
A questo punto potreste obiettare: ma se c'è un limite di capitalizzazione massima, non c'è il rischio che escludendo le "migliori della classe" una volta che diventano troppo grandi il rendimento dell'indice venga compromesso?
La logica però è differente, ed è quella dei fattori di investimento value e size: la tesi di partenza è che a Piazza Affari ci sono tante eccellenze industriali con fondamentali solidi che per ragioni di liquidità non stanno esprimendo tutto il loro valore. Proprio loro, le più piccole, se ben selezionate dovrebbero esprimere il maggiore potenziale di apprezzamento.
I limiti alla concentrazione dovrebbero inoltre spalmare maggiormente il rischio, facendo sì che se anche una manciata delle società dell'indice non otterranno i risultati sperati, l'Etf nel suo complesso non ne risentirà.
Tiriamo le somme e cerchiamo di capire per chi può essere utile uno strumento di questo tipo. Penso in particolare a tre profili:
Non è invece un investimento utile per chi non ha ancora un solido core del portafoglio, o per chi pensa di allocare in uno strumento di questo tipo la parte maggioritaria dei suoi investimenti. Ricordate sempre che, nonostante il grande numero di società in portafoglio, la diversificazione è minima (tutte le società sono esposte allo stesso rischio Paese).
E voi: avevate visto lo strumento in questione, e avevate pensato di investirci? Come pensate di usarlo in portafoglio? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!