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Ci risiamo: della guerra non riusciamo proprio a liberarci. Un'altra offensiva, l'ennesima, è arrivata lo scorso venerdì: Israele che attacca l'Iran e colpisce le infrastrutture strategiche nucleari della teocrazia degli ayatollah è un evento storico, di cui solo il tempo e le prossime mosse saranno in grado di restituirci l'effettiva portata. Gli analisti geopolitici (e quelli di mercato) già fanno a gara nel delineare gli scenari possibili dei prossimi giorni e settimane. Di seguito quelli elencati in un puntualissimo commento di Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets.
Prima di vedere le ripercussioni sul portafoglio di questo nuovo attacco, lasciatemi dire una cosa molto personale. Tutte queste notizie di guerra, città devastate, uccisioni di massa, regimi autoritari che attaccano altri popoli sulle spalle dei propri cittadini ormai mi danno il voltastomaco. E credo che questa sia una reazione condivisa.
Se c'è una cosa bella che il mio lavoro mi insegna giorno dopo giorno è che, nel mercato così come nella vita, l'unione e la cooperazione tra i popoli e le nazioni fanno la forza e creano prosperità. Un mondo in cui ci sono liberi commerci, libera circolazione delle persone e dei capitali, tolleranza, integrazione, è un mondo in cui è più bello vivere e in cui tutti - aziende, nazioni, l'economia nel suo complesso - possono crescere e prosperare.
Speriamo che questo mondo arrivi il prima possibile, e che noi tutti riusciamo a contribuire, nel nostro piccolo, al cambiamento.
Il copione a cui il mercato ci ha abituato dal 2022 a oggi (con tutte le specificità dei singoli casi) è sempre lo stesso, ben riassunto dalla collega Anna Di Rocco in questa analisi su Milano Finanza. Alla notizia dell'attacco di Israele all'Iran:
Poi lunedì 16 le cose sono rientrate: borse su, petrolio in calo, oro di nuovo a 3.420 dollari, Vix in area 18 punti. E martedì 17 i mercati hanno cambiato ancora una volta direzione.
Scampato pericolo? In realtà no: i mercati stanno dando il loro classico avvertimento. E cioè: «Questa situazione non ci piace, siamo nervosi, speriamo che si risolva tutto per il meglio ma se non succedesse siamo pronti a correre ai ripari». Come scrive Garzone nella sua analisi, citando Eduardo De Filippo: «Addà passà a nuttata».
Gestori e analisti hanno pochi dubbi: se adesso ci venisse la balzana idea di abbandonare i nostri investimenti perché abbiamo paura di un'escalation, saremmo decisamente fuori strada.
Ci viene in aiuto un'altra analisi di una nostra vecchia conoscenza, il market analyst di Etoro Gabriel Debach, che citando a sua volta uno studio del colosso degli investimenti Invesco si chiede quale sarebbe stata la strategia migliore per il proprio portafoglio in occasione delle grandi crisi da Pearl Harbor a oggi.
Ecco la simulazione. Cosa sarebbe successo se un investitore che parte da un capitale iniziale di 100.000 dollari:
E i risultati?
Quello che si verifica in questi casi, spiega Debach, è «il consueto copione di fuga dal rischio: borse giù, materie prime difensive su. Ma come spesso accade, la reazione iniziale è emotiva, potente, e temporanea. Lo sanno bene gli operatori navigati: nel day after domina il panico, ma nelle settimane successive i portafogli rientrano, si ricalibrano e tornano a guardare al ciclo economico, alla traiettoria dei tassi, ai dati sugli utili».
Insomma, il ritorno alla normalità del mercato, che in passato (e direi per fortuna) ha sempre risposto alla guerra nel modo più bello di tutti: «Tu mi provochi, ma le cose davvero importanti sono altre».
Per noi questo si traduce in:
Intanto nel mercato europeo degli Etf stanno proliferando da alcuni mesi a questa parte tanti Etf che investono nei titoli della difesa. Il dubbio etico è forte, lo so: siamo disposti a mettere il nostro denaro in società che contribuiscono ai conflitti con il loro lavoro?
Tra gli esperti di mercato è in corso, dallo scoppio della guerra in Ucraina a oggi, un forte dibattito sull'eticità di un investimento della difesa: se ad esempio una società produce armamenti usati dalle democrazie per difendersi dalle dittature, non si può forse considerare questo investimento come un passo importante verso la difesa della libertà?
Non voglio entrare in questo dibattito (in realtà l'ho fatto in un episodio del podcast) ma ora vorrei fermarmi ai numeri grezzi: tutti questi Etf che investono nella società della difesa dal loro lancio - spesso nel corso di quest'anno - a oggi hanno reso fino al 40%.
Come per tutti gli investimenti tematici però ricordatevi le solite avvertenze:
Quindi, se volete investirci ricordatevi che un investimento tematico di questo tipo non dovrebbe mai rappresentare più di una quota marginale (un 5%, massimo 10%) della propria allocazione azionaria complessiva, la cui parte centrale e più importante dovrebbe essere sempre costituita da un indice generalista e ben diversificato.
E anche per oggi è tutto: noi ci sentiamo la prossima settimana e non dimenticate di segnalarci spunti, proposte e nuovi argomenti alla mail podcat@class.it o mcapponi@class.it.
A presto!