Il presidente Donald Trump ha annunciato il 5 marzo che Kristi Noem non è più segretario del dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs). Il tycoon ha dichiarato che intende sostituirla con il senatore repubblicano dell’Oklahoma Markwayne Mullin. Prima dell’annuncio di Trump sui social media, una portavoce del dipartimento per la Sicurezza Interna aveva dichiarato che «la segretaria Noem serve a discrezione del presidente».
Secondo consiglieri a conoscenza delle valutazioni della Casa Bianca, la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Trump è stata l’audizione particolarmente conflittuale sostenuta da Noem martedì davanti alla Commissione Giustizia del Senato, durante la quale è emersa una frustrazione bipartisan per la sua gestione del dipartimento.
Da mesi, inoltre, il presidente era irritato dalla decisione di Noem di destinare 200 milioni di dollari a una campagna pubblicitaria - in cui lei stessa compariva invitando gli immigrati irregolari a lasciare volontariamente gli Stati Uniti - giudicata da Trump eccessivamente autocelebrativa.
Nel corso dell’audizione, Noem ha dichiarato ai senatori che il presidente aveva approvato la campagna. Un’affermazione che ha irritato Trump, il quale ha poi confidato a senatori e collaboratori di non aver mai dato il via libera a quell’iniziativa.
Trump è noto tuttavia per cambiare spesso idea, soprattutto quando si tratta di licenziare funzionari dell’amministrazione. In passato ha detto ai suoi collaboratori di non voler prendere decisioni sul personale sulla base delle pressioni mediatiche o della narrativa dei democratici.
Un altro elemento che complica i tempi dell’eventuale sostituzione riguarda la guida del dipartimento: non è ancora chiaro chi ne assumerebbe immediatamente la direzione in caso di uscita di Noem. Secondo la linea di successione, il ruolo spetterebbe a Benjamin «Carry» Huffman, attuale sottosegretario ad interim per la gestione del Dhs.
Tuttavia, da mesi tra gli alleati di Trump circolano altri possibili nomi, tra cui il governatore della Florida Ron DeSantis, l’ex deputato Jason Chaffetz e l’ex governatore della Virginia Glenn Youngkin, secondo persone informate.
Durante l’audizione al Senato, Noem ha sostenuto che la campagna pubblicitaria fosse stata efficace. Il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy ha replicato ironicamente che era stata «efficace soprattutto nell’aumentare la notorietà» della stessa Noem.
ll segretario ha anche ribadito a Kennedy che Trump aveva approvato la campagna. «Mi riesce difficile credere, conoscendo il presidente, che lei gli abbia detto: “Signor Presidente, ho preparato questi spot e spenderò 220 milioni di dollari per trasmetterli”, e che lui abbia accettato», ha risposto il senatore.
Nel frattempo, l’ispettore generale del dipartimento per la Sicurezza Interna ha aperto un’indagine sul contratto pubblicitario. Secondo fonti vicine all’inchiesta, l’ufficio di controllo sta verificando le modalità con cui il contratto è stato assegnato.
Dopo l’audizione al Senato, Corey Lewandowski, consigliere di punta di Noem ed ex manager della campagna presidenziale di Trump nel 2016, avrebbe avuto un confronto teso con il presidente, secondo funzionari della Casa Bianca.
Nel corso di una seconda audizione mercoledì davanti alla Commissione Giustizia della Camera, Noem ha ammesso che uno dei contratti per gli spot non è stato assegnato tramite una gara competitiva, contraddicendo quanto aveva dichiarato il giorno prima al Senato. Durante entrambe le audizioni è stata inoltre incalzata per il fatto che parte dei fondi sia andata a un subappaltatore legato alla sua portavoce uscente Tricia McLaughlin.
In passato Trump aveva difeso pubblicamente Noem, nonostante le crescenti critiche seguite alla morte di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni ucciso a Minneapolis da un agente della Border Patrol lo scorso gennaio.
Noem aveva definito l’episodio un atto di «terrorismo domestico». Durante le audizioni al Congresso ha però rifiutato di ritrattare quella definizione o di scusarsi.
Da mesi all’interno del dipartimento cresceva inoltre il malcontento verso Noem e Lewandowski, assunto come «special government employee» ma considerato da molti troppo influente nelle decisioni su spesa, politiche e nomine.
Nel frattempo Noem è diventata il volto della controversa campagna di deportazioni di massa dell’amministrazione Trump, sempre più impopolare, mentre il suo stile di leadership alla guida del vasto dipartimento è stato oggetto di crescenti critiche nell’ultimo anno.
Secondo ricostruzioni del Wall Street Journal, Noem avrebbe anche cercato di rafforzare il proprio profilo pubblico con iniziative mediatiche ad alto impatto sull’immigrazione, mentre alcuni democratici al Congresso stanno bloccando i finanziamenti al DHS chiedendo cambiamenti nelle modalità di applicazione delle politiche migratorie.
Lewandowski e Noem, entrambi sposati, hanno sempre smentito le voci su una relazione sentimentale, ma diversi funzionari sostengono che all’interno del dipartimento il loro rapporto sia evidente. Negli ultimi mesi i due avrebbero inoltre utilizzato per i loro spostamenti un Boeing 737 MAX di lusso con cabina privata, attualmente preso in leasing dal DHS e in fase di acquisizione per circa 70 milioni di dollari.
Durante le audizioni, Noem ha dichiarato che l’aereo sarebbe in fase di ristrutturazione per rimuovere la camera da letto e che il velivolo consentirebbe in realtà di ridurre i costi per i contribuenti.
La segretaria è stata inoltre interrogata più volte sulla decisione di sottoporre a un processo di approvazione centralizzato tutte le spese del dipartimento superiori a 100.000 dollari, misura che avrebbe rallentato numerosi contratti. Il DHS dispone attualmente di miliardi di dollari stanziati dal grande pacchetto legislativo approvato lo scorso anno, ribattezzato dal presidente «one big, beautiful bill».
Secondo quanto riportato in precedenza dal Wall Street Journal, il ruolo di Lewandowski nell’assegnazione dei contratti – considerati i suoi interessi nel settore privato – ha suscitato preoccupazioni sia alla Casa Bianca sia all’interno del dipartimento.
Nel corso della sua testimonianza al Senato, Noem ha inoltre sostenuto erroneamente che Lewandowski non fosse coinvolto nel processo di assegnazione dei contratti. Ha anche affermato che il dipartimento monitora attentamente il lavoro degli “special government employee”, che per legge non possono lavorare più di 130 giorni l’anno. Funzionari del DHS sostengono però che Lewandowski sia costantemente al fianco di Noem e abbia superato quel limite.
L’anno scorso l’ufficio legale della Casa Bianca aveva aperto un’indagine preliminare su un possibile abuso di questo status da parte di Lewandowski.
La rimozione di Noem arriva inoltre pochi giorni dopo che l’ispettore generale del DHS ha informato il Congresso che i vertici dell’agenzia avrebbero «sistematicamente ostacolato» il lavoro degli organi di controllo, anche nell’ambito di un’indagine penale federale.
I legislatori stanno anche chiedendo chiarimenti su un rapporto classificato citato dall’ispettore generale, secondo cui una modifica delle procedure di sicurezza voluta da Noem – che consente ai passeggeri di attraversare i controlli aeroportuali senza togliersi le scarpe – comporterebbe «significativi» rischi per la sicurezza. per la sicurezza. (riproduzione riservata)
