Gli Stati Uniti potrebbero ridurre alcune tariffe sui prodotti cinesi se Pechino intensifica i controlli sull’esportazione di sostanze chimiche utilizzate per produrre fentanyl, nell’ambito di un quadro commerciale che il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping discuteranno giovedì 30 ottobre, secondo fonti vicine ai colloqui.
La Cina dovrebbe impegnarsi a imporre controlli più severi sulle cosiddette sostanze chimiche precursori del fentanyl, l’oppioide sintetico responsabile di centinaia di migliaia di morti da overdose negli ultimi anni. In cambio, gli Stati Uniti potrebbero ridurre la tariffa del 20% sui prodotti cinesi legata al fentanyl fino a un massimo del 10%, hanno aggiunto le fonti.
Gli accordi restano soggetti a modifiche e dipendono dall’esito dell’incontro tra i due leader. Se gli Stati Uniti abbassassero la tariffa al 10%, la tariffa media sulla maggior parte delle importazioni cinesi - oggi intorno al 55% - scenderebbe a circa il 45%, avvicinandosi ai livelli riservati ad altri partner commerciali e aumentando la competitività dei prodotti cinesi sul mercato statunitense.
Attualmente, le merci provenienti da India e Brasile sono soggette a tariffe del 50%, mentre i beni cinesi spediti attraverso nazioni del Sudest asiatico affrontano tariffe del 40%, molto più alte del 19%-20% previsto per altri prodotti della regione. L’amministrazione Trump ha raggiunto questa settimana due accordi commerciali e due framework con nazioni del Sudest asiatico, comprendenti misure per impedire a Pechino di esportare beni a prezzi sotto mercato attraverso i loro territori.
L’abbassamento delle tariffe sui prodotti cinesi verso livelli simili a quelli minacciati per il Sud-est asiatico ridurrebbe gli incentivi per le aziende cinesi a spedire merci tramite questi paesi, favorendo invece il commercio diretto tra Cina e Stati Uniti.
Le trattative sul fentanyl affrontano un problema di lunga data tra Washington e Pechino e rientrano in un quadro più ampio sviluppato nel fine settimana tra negoziatori cinesi di alto livello e una delegazione statunitense guidata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha definito il framework «molto riuscito».
Secondo Bessent, la Cina dovrebbe anche impegnarsi ad acquistare significative quantità di soia americana, portando sollievo agli agricoltori statunitensi penalizzati dalla riduzione degli acquisti cinesi quest’anno. I negoziatori cinesi hanno però insistito che non riprenderanno gli acquisti finché gli Stati Uniti non rimuoveranno le tariffe legate al fentanyl, imposte in risposta alle misure cinesi di ritorsione sui prodotti agricoli.
Se approvato, il framework contribuirebbe a ridurre le tensioni tra le due maggiori economie mondiali. Nei giorni scorsi la Cina aveva rafforzato i controlli sulle terre rare, settore in cui domina, minacciando le catene di approvvigionamento globali; Trump aveva risposto minacciando nuove tariffe del 100% sulle merci cinesi. Con il nuovo accordo, gli Stati Uniti si attendono che Pechino rimandi l’applicazione delle regole sulle terre rare, ha dichiarato Bessent, annullando di fatto la minaccia delle tariffe del 100% prevista per il 1° novembre.
I negoziatori cinesi prevedono inoltre che gli Stati Uniti congelino eventuali nuove restrizioni ritenute dannose per Pechino, come controlli sulle esportazioni di prodotti realizzati con software statunitense, mentre Bessent ha chiarito che non ci sono stati cambiamenti ai controlli sulle esportazioni statunitensi.
Entrambi i Paesi prevedono anche di ridurre le tasse portuali sulle navi dell’altro, secondo fonti vicine ai negoziati. Il vice ministro cinese del Commercio, Li Chenggang, membro senior della delegazione commerciale, ha dichiarato che le due parti hanno raggiunto un «consenso preliminare» su temi come controlli all’export, tariffe reciproche, tariffe legate al fentanyl, cooperazione sul fentanyl, ampliamento del commercio bilaterale e tasse portuali, soggetti a successiva approvazione interna.
Infine, il direttore dell’Fbi, Kash Patel, è atteso a Pechino per discutere con le autorità cinesi della questione relativa all’oppioide sintetico. (riproduzione riservata)
