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Eric Trump
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Cripto, ecco perché Eric Trump è diventato uno dei più grandi sostenitori di bitcoin & C.

di Vicky Ge Huang (Wall Street Journal)
25 agosto 2025, 10:53 Ultimo aggiornamento: 13:14

Dieci anni fa, il figlio del presidente Usa non avrebbe mai immaginato di lavorare nel settore delle criptovalute. Oggi, alla guida dell’impero immobiliare di famiglia, si chiede perché non possa tokenizzare la Trump Tower e metterla sul mercato

Eric Trump non è sempre stato un appassionato di criptovalute. Dice che sono state le banche a renderlo tale. All’inizio del 2021, poco dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio, diverse banche con cui la famiglia Trump aveva rapporti d’affari chiusero i conti, interrompendo centinaia di relazioni commerciali senza fornire una motivazione esplicita, ha raccontato Eric Trump in un’intervista al Wall Street Journal.

La Trump Organization fu costretta a muoversi in fretta, sparpagliando milioni di dollari tra conti in banche regionali, prima di stabilirsi presso un nuovo istituto che Trump ha preferito non nominare. «In quel momento, ho capito quanto fosse fragile il sistema finanziario e quanto facilmente potesse essere usato contro di te», ha dichiarato Trump, aggiungendo di ritenere che quelle decisioni fossero di natura politica.

Le banche affermano di non chiudere conti per motivi politici ma la questione del cosiddetto «debanking» è diventata un grido di battaglia nei circoli conservatori, dove le critiche agli istituti di credito sono aumentate dopo che questi ultimi hanno adottato politiche di diversità in seguito all’omicidio di George Floyd nel 2020. Sia i conservatori che le aziende nel settore delle criptovalute hanno accusato le banche di negare servizi per motivi politici o religiosi. Anche Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts, ha affermato che le banche dovrebbero smettere di attuare pratiche discriminatorie.

Quell’esperienza ha alimentato l’interesse della famiglia Trump per il mondo delle criptovalute, a lungo celebrato dai suoi sostenitori come un settore dove le banche non hanno il potere di decidere chi può avere conti o come muovere il proprio denaro.

Eric Trump, vicepresidente esecutivo della Trump Organization, è stato in prima linea nell’ingresso accelerato della famiglia in questo settore durante il secondo mandato presidenziale. I Trump hanno costruito consistenti interessi nel mining e nell’acquisizione di bitcoin e di altri token. Una partecipazione in una società, World Liberty Financial, è stata recentemente valutata 4,5 miliardi di dollari.

I Democratici e i critici al di fuori del governo affermano che l’enorme espansione della famiglia presidenziale nel settore delle criptovalute rappresenta un grave conflitto di interessi, soprattutto ora che il presidente Trump sta alleggerendo le normative sull’industria. I Trump, però, sostengono che queste iniziative siano separate dalle attività ufficiali del presidente. «Io letteralmente non ho nulla a che fare con Washington, D.C.», ha dichiarato Eric Trump.

Attualmente, il presidente Trump ha reso il tema del debanking un punto centrale della sua amministrazione, ottenendo il sostegno di un ampio spettro di gruppi conservatori, parlamentari e aziende del settore cripto. L’impegno ha portato questo mese alla firma di un ordine esecutivo che incarica gli enti regolatori di indagare se le banche discriminino per motivi politici o religiosi, e di punire quelle che risultino colpevoli.

Nel frattempo, la Trump Organization ha fatto causa a Capital One, una delle banche che aveva chiuso i suoi conti, sostenendo che la decisione fosse di natura politica. La banca ha negato qualsiasi motivazione politica. In generale, i dirigenti bancari affermano che spesso non possono essere specifici riguardo ai motivi per cui chiudono un conto, ma sottolineano di aver ricevuto in passato pressioni regolatorie per evitare clienti che potessero esporli a rischi reputazionali.

Mattoni e cemento

Dieci anni fa, Trump non avrebbe mai immaginato di lavorare nel settore delle criptovalute. Si definisce un «tipo da mattoni e cemento», che in passato condivideva lo scetticismo iniziale del padre nei confronti del bitcoin. Oggi Eric Trump, 41 anni, è alla guida dell’impero immobiliare di famiglia e supervisiona circa 25 nuovi progetti tra hotel, campi da golf, edifici residenziali e commerciali. Padre di due figli, racconta di aver iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia all’età di 11 anni, versando calcestruzzo e posando piastrelle. Oggi si sveglia alle 4:30 del mattino e va a dormire alle 22:00. Non beve mai caffè e si presenta sempre ben pettinato e in completo elegante. Dice di trovare gioia nel curare ogni minimo dettaglio delle proprietà Trump. «Il settore immobiliare è il mio bambino», ha dichiarato.

Tom Bennison, dirigente nel settore del golf e amico personale del presidente Trump da decenni, ha affermato di aver visto Eric crescere rapidamente in competenza. «Ha preso in mano le redini di una grande azienda diversificata, da miliardi di dollari, con oltre 20.000 dipendenti», ha detto Bennison, «e l’ha resa ancora più forte».

L’ufficio di Trump, al 25º piano della Trump Tower a Midtown Manhattan, è decorato con cimeli legati al suo lavoro immobiliare, come una targa della Liv Golf League, sponsorizzata dai sauditi e con tornei ospitati su campi Trump. Non mancano i tributi all’ascesa politica della famiglia: una mappa elettorale incorniciata del 2016 porta una dedica scritta con un pennarello nero che recita «Ottimo lavoro, Eric! Grazie, papà», mentre su una parete di fronte alla sua scrivania campeggia un dipinto del famoso momento in cui Trump, insanguinato dopo un tentativo di assassinio, alzò il pugno in aria. L’arredamento trasmette poco della sua recente passione per le criptovalute, un mondo molto più astratto rispetto all’immobiliare o alla politica.

Trump ha iniziato ad avvicinarsi al settore durante la seconda campagna presidenziale del padre, ha raccontato. Ovunque andasse, gli addetti ai lavori del mondo crIpto si lamentavano che l’amministrazione Biden stesse esercitando pressioni regolatorie per tagliare alle loro aziende l’accesso ai servizi bancari. «Questo intero sistema è stato usato contro di loro, non diversamente da come era stato usato contro di noi, anche se per ragioni diverse», ha detto Trump.

Comunità cripto

Alcuni degli amici più brillanti di Trump erano coinvolti nel mondo delle criptovalute. Gli asset digitali sembravano una buona copertura contro gli investimenti fisici: portatili, facilmente scambiabili e immuni da incendi o inondazioni. Le lunghe ore trascorse in tribunale durante il processo penale per il caso del pagamento in nero del 2024 a carico di suo padre gli hanno lasciato molto tempo per riflettere sulla situazione. In quel periodo erano in corso molte delle iniziative cripto della famiglia, e a settembre ha debuttato Word Liberty Financial, la principale società della famiglia nel settore delle criptovalute, lanciando presto un token chiamato Wlfi e una stablecoin, ovvero una moneta digitale ancorata al dollaro in rapporto 1:1.

A marzo, World Liberty ha dichiarato di aver venduto 550 milioni di dollari in Wlfi a investitori, tra cui il miliardario cinese Justin Sun, noto nel mondo cripto e oggetto di una causa civile per frode da parte della Securities and Exchange Commission, sospesa all’inizio di quest’anno. A giugno, la società ha ricevuto un investimento di 100 milioni di dollari da un’azienda con sede negli Emirati Arabi Uniti chiamata Aqua 1 Foundation, che prima di investire in World Liberty era praticamente sconosciuta nel settore. Più recentemente, l’azienda Alt5 Sigma ha acquistato 1,5 miliardi di dollari in azioni per acquisire token Wlfi e ha nominato Eric Trump come membro del consiglio di amministrazione.

Secondo alcuni avvocati esperti in etica, le attività cripto della famiglia Trump rappresentano un’inaccettabile sovrapposizione tra gli interessi economici del presidente e i suoi poteri politici. «Quello che Donald Trump sta facendo con le criptovalute è l’essenza stessa della corruzione, perché è l’uomo che ha il potere ultimo di regolamentare il settore, ma possiede enormi interessi economici in vari aspetti dello stesso settore. Non può fare a meno di prendere decisioni che influenzano le sue stesse tasche», ha dichiarato Norm Eisen, ex responsabile dell’etica alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha risposto che «i continui tentativi dei media di inventare conflitti di interesse sono irresponsabili», e ha aggiunto che «né il presidente né la sua famiglia sono mai stati coinvolti, né mai lo saranno, in conflitti di interesse».

Rapsodia Bitcoin

A dicembre, Eric Trump è volato ad Abu Dhabi per partecipare per la prima volta a una grande conferenza sul bitcoin. In quell’occasione, ha parlato con entusiasmo della criptovaluta e ha incontrato Mike Ho, chief strategy officer della società di mining Hut 8. Poco dopo, l’azienda quotata in borsa ha concluso un accordo con la società di data center di Trump, ancora non lanciata al momento dell’incontro, per fondare American Bitcoin, specializzata nel bitcoin mining, ovvero il processo computazionale complesso che consente di ottenere la criptovaluta. Secondo una recente comunicazione ufficiale, Eric Trump è co-fondatore e chief strategy officer della nuova società e detiene una quota del 9,3%.

Anthony Scaramucci, ex consigliere del presidente Trump nel primo mandato e fondatore della società d’investimento SkyBridge Capital, attiva nel settore cripto dal 2020, ha dichiarato che Eric Trump non è un semplice appassionato occasionale. «Ha letto il white paper di bitcoin. Ha fatto un lavoro enorme di studio», ha detto Scaramucci. Tra le iniziative cripto della famiglia Trump, nessuna ha generato più polemiche della memecoin $Trump.

Lanciato solo tre giorni prima dell’insediamento di Trump come presidente, il token ha raggiunto un picco di capitalizzazione di mercato di quasi 15 miliardi di dollari, anche se ora è sceso a circa 1,7 miliardi. Non è chiaro come vengano divisi i guadagni derivanti dalla memecoin tra la famiglia e i suoi partner. Persino gli investitori esperti del settore guardano con scetticismo alle memecoin, criptovalute basate su meme virali o personaggi celebri.

Eric Trump ha spiegato che le memecoin permettono agli investitori di sostenere direttamente ciò in cui credono e fungono da porta d’ingresso per i neofiti del mondo cripto. «Se qualcuno vuole entrare e acquistare $Trump, congratulazioni: ora ha accesso a bitcoin, ha accesso a Ethereum, ha accesso a Usd1, ha accesso al dollaro statunitense», ha detto. «Hai appena fatto il primo passo verso la creazione di una libertà finanziaria che, a mio avviso, molte persone in tutto il mondo desiderano».

Riflettendo sul futuro, Trump ha ipotizzato che molti asset del mondo reale potrebbero trarre beneficio da una fusione con il mondo cripto. «Perché, se volessi rifinanziare la Trump Tower, non potrei tokenizzare questo asset e metterlo sul mercato per miliardi di persone in tutto il mondo, così che possano investire?» ha detto. «Amano New York. Amano la Fifth Avenue. Amano Trump». (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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