Dopo aver toccato un massimo di + 19%, è tornato agli scambi il titolo di Frendy Energy, protagonista della giornata con 232 mila pezzi passati di mano, spingendo il prezzo a 0,5 euro. Mercoledì scorso Edison, gruppo Edf, Electricité de France, aveva comunicato di essere salito al 72,7% del capitale della societa' attiva nella produzione di energia elettrica attraverso impianti mini-hydro.
Edison aveva lanciato un'Opa obbligatoria dopo l'acquisto della partecipazione di controllo di Frendy Energy, pari al 50,078% del capitale, al prezzo di 0,34 euro per azione con un esborso complessivo di poco superiore ai 10 mln euro. Allo stesso prezzo, poi e' stata lanciata l'Opa, chiusa in prima battuta, a meta' dicembre e successivamente riaparta dal 27 dicembre al 3 gennaio scorso.
Non essendo stata raggiunto la soglia del 90% del capitale, non sorge in capo a Edison l'Obbligo di Acquisto.
Edison era entrata nel capitale di Frendy Energy nel luglio scorso, confermando così l'impegno allo sviluppoo nel campo delle energie rinnovabili. All'azienda lanciata da Rinaldo Denti fanno capo 15 impianti mini-idro (di cui 3 in fase avanzata di costruzione) situati prevalentemente su canali irrigui di Piemonte e Lombardia per una produzione totale annua di circa 20 GWh (pari al consumo di circa 6.000 famiglie).
«L'operazione di acquisto di Frendy Energy ben si integra con i piani di sviluppo futuro di Edison nella produzione idroelettrica,»aveva spiegato in luglio Marc Benayoun,ceo di Edison, «con questo accordo ci prepariamo ad arricchire il nostro parco di produzione con altre 15 centrali idroelettriche e a confermare il ruolo di Edison quale operatore di riferimento di questo settore da quasi 120 anni».
Al 30 giugno scorso, la società aveva registrato un valore della produzione consolidata pari a 1,2 milioni di euro in calo rispetto al dato del primo semestre 2016 (1,9 milioni), ma con una forte marginalità (51% l'ebitda margin) anche se ridotta rispetto all'anno precedente in cui aveva rggiunto il picco del 79% dei ricavi. I forti ammortamenti avevano tuttavia spinto il risultato finale in rosso.
L'indebitamento finanziario netto a metà 2017 si era però ridotto a 3,2 milioni di euro dai 9,3 miioni di un anno prima, a fronte di un patrimonio netto consolidato di 18 milioni.