Si chiama Prometheus ed è la startup di intelligenza artificiale, definita fisica, co-fondata da Jeff Bezos, vale a dire il proprietario di Amazon. Secondo quanto dichiarato di recente dallo stesso Bezos, Prometheus ha completato un round di finanziamento di Serie B, cioè quella successiva rispetto al finanziamento iniziale, da 12 miliardi di dollari, che ha portato la valutazione della società a circa 41 miliardi di dollari. L'operazione ha visto il coinvolgimento dello stesso Bezos, che ha preso parte a questo round dopo aver già fornito una parte del capitale iniziale nella prima fase di raccolta.
Lanciata a novembre 2025, la startup segna il ritorno operativo di Bezos alla guida di un'azienda in qualità di co-fondatore e co-ceo. Al suo fianco c'è anche Vik Bajaj, professore alla School of Medicine della Stanford University e in precedenza co-fondatore di Verily, la divisione di Alphabet dedicata alle scienze della vita.
Ma qual è a particolarità di questa versione di AI? A differenza delle realtà focalizzate sui modelli linguistici o sull'intelligenza artificiale generativa tradizionale, Prometheus è specializzata nella cosiddetta Physical AI, il cui obiettivo è l'integrazione dei sistemi di intelligenza artificiale all'interno di processi fisici, industriali e operativi.
La società in questa fase è impegnata nello sviluppo di software destinati a ingegneri e progettisti per ottimizzare la messa a punto e la fabbricazione di prodotti fisici complessi. I campi di applicazione principali spaziano dall'ingegneria alla manifattura, fino alla progettazione di nuovi farmaci. Con un organico che conta circa 150 professionisti, la startup opera attraverso le sedi di San Francisco, Londra e Zurigo.
Accanto a questa storia di investimento, che come sempre in questi casi rappresenta un'opportunità interessante accompagnata dagli immancabili rischi, c'è anche un coinvolgimento italiano. A portare nella Penisola la possibilità di partecipare al finanziamento di Prometheus è stato il gruppo Azimut, a cui è stato offerto un canale di accesso esclusivo che ha permesso ai suoi clienti di fascia alta di entrare nel capitale della società americana. La ragione di questa scelta si spiega con la presenza internazionale del gruppo guidato da Pietro Giuliani (che tra l'altro non più di dieci giorni fa ha chiuso un'importante partnership in Turchia).
Gli Stati Uniti rappresentano per Azimut il secondo mercato per importanza e lì detiene, tra l'altro, la maggioranza (58% del capitale) di HighPost Capital, società di private equity e venture capital fondata e partecipata dalle famiglie Bezos e Moross.
Si tratta di un legame che affonda le radici nel 2019, anno di fondazione di HighPost Capital. Azimut è entrata nella compagine azionaria sin dall'avvio della società con il 12,5%, per poi acquisirne la maggioranza l'anno scorso.
Il consolidamento di questa relazione ha permesso nel tempo a numerosi clienti del gruppo di investire nei veicoli di HighPost, ponendo le basi per l'accesso preferenziale a co-investimenti sul mercato statunitense.
Il collocamento tra i clienti italiani ha avuto successo e in due giorni la rete di consulenti finanziari del gruppo, che comprende sia i professionisti Azimut sia quelli aderenti al progetto Tnb, l'istituto nato da una costola di Azimut e partecipata al 20%, hanno raccolto oltre 175 milioni di dollari tra gli investitori con patrimoni più importanti (e che possono sostenere, oltre all'impegno economico, anche il relativo grado di rischio). Sommando a questo dato la quota collocata direttamente negli Stati Uniti, l'apporto complessivo di Azimut all'operazione ha superato il mezzo miliardo di dollari, permettendo alla clientela italiana del gruppo un posizionamento al fianco del fondatore di Amazon e ad alcuni importanti investitori istituzionali globali. (riproduzione riservata)