Gli hotel di lusso italiani continuano a far gola all'estero. Ma questa volta gli investitori internazionali non puntano sul mattone delle strutture tricolore più esclusive, quanto piuttosto al loro debito e alla loro capacità di ripagare gli alti interessi dei prestiti ricevuti. È proprio questa la ragione che ha spinto The Children's Investment Fund (Tci) ad accaparrarsi una quota da 636 milioni del finanziamento più ampio concesso al Gruppo Statuto, big del real estate in mano al costruttore Giuseppe Statuto.
Secondo il Financial Times l'hedge fund del miliardario inglese Sir Christopher Hohn l'ha rilevata da una società guidata da Martin Frass-Ehrfeld specializzata nel private credit. Una realtà che Tci conosce bene sia perché è suo azionista sia perché Hohn fa parte del suo comitato d'investimento.
I gioielli di Statuto. In questo modo il fondo si è esposto al ricco mercato degli hotel di lusso. Settore che in Italia va gonfie vele grazie al via vai di facoltosi turisti internazionali, che alimentano la domanda, e a un'offerta limitata dalla scarsità di immobili di prestigio per i numerosi vincoli urbanistici. Ecco perché il miliardario inglese ha deciso di rilevare parte del prestito concesso al Gruppo Statuto, confidando nel fatto che le strutture ricettive di altissimo standing non conoscano crisi e siano pertanto sempre il grado di ripagare i prestiti contratti.
Si tratta infatti di alberghi di extra lusso come l'Hotel Danieli di Venezia, a cui è riconducibile la fetta più grossa del finanziamento, 392 milioni, e gestito da Four Seasons. Ma Tci è andata oltre e si è anche assicurata una quota da 132 milioni del prestito concesso all'Hotel Caesar Augustus di Capri, una da 74 milioni di quello erogato all'hotel Six Senses sul Lago di Como e una da 38 milioni del finanziamento ricevuto dal Mandarin Oriental di Milano. Esposizione che va oltre i confini italiani perché l'hedge fund ha acquistato anche una quota da 62 milioni del prestito concesso all'hotel Six Senses di Ibiza.
Italia regina d'hotellerie. Tutte strutture di lusso di Statuto, selezionate da Hohn perché sempre a caccia di finanziamenti per aggiornare suite e strutture alle necessità e alle richieste di una classe di clienti ad altissima capacità di spesa. Anche la scelta del Paese non è casuale perché in Italia i ricavi per camera disponibile - indicatore chiave del settore alberghiero - sono aumentati del 53% dal 2019 al 2025. Un ritmo più rapido rispetto agli altri Stati europei (fonte Cushman & Wakefield) anche grazie all'abbondanza di città d'arte - come Roma, Venezia e Firenze - dove le dimore storiche non mancano ma restano comunque un numero limitato.
Motivo che sta spingendo i principali gruppi alberghieri del Paese a espandersi per soddisfare una domanda in rapida crescita. Gli esempi abbondano: nel solo 2025 sono stati inaugurati il Carlton di Rocco Forte a Milano, l'Orient Express La Minerva a Roma, mentre lo storico Bauer Hotel di Venezia, chiuso nel 2022, è pronto a riaprire i battenti sotto la gestione Rosewood dopo il crack del gruppo Signa del magnate austriaco René Benko. L'offerta insomma è pronta ad adeguarsi alla domanda, col rischio però di spingere al ribasso i prezzi per tutto il settore.
I numeri di Tci. Sir Hohn non sembra curarsene. Il suo hedge fund gestisce un portafoglio da 77 miliardi ed è uno dei più redditizi al mondo grazie a grandi scommesse su società come Google. Il fondo ha chiuso il primo semestre con un rendimento annuo del 3,5% ed è riuscito a recuperare le perdite di inizio anno legate alle performance altalenanti del settore aerospaziale e dei pagamenti. Altri pezzi forti del portafoglio insieme a infrastrutture e tech. (riproduzione riservata)