«Tutti i Paesi Nato devono raggiungere l'obiettivo del 5% del Pil per la difesa». Intervistata da MF-Milano Finanza a margine dell'incontro organizzato dalla Fondazione Guido Carli sulle prospettive del Paese baltico nel contesto europeo, l'ambasciatrice lituana in Italia, Dalia Kreiviene, rilancia l'appello di Vilnius e anticipa i temi che saranno al centro della presidenza lituana del Consiglio dell'Ue, nel primo semestre 2027.
Domanda. Sulle spese militari la Lituania è già al 5,38% del Pil. Tutti gli alleati possono raggiungere il target?
Risposta. Sì. La Russia resta la principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica e dobbiamo essere pronti a scoraggiare qualsiasi aggressione. Il vertice di Ankara ha indicato una direzione chiara: ora gli impegni devono tradursi in azioni concrete, aumentando la prontezza operativa e sviluppando in particolare le capacità di difesa aerea. È importante valorizzare l'esperienza dell'Ucraina nello sviluppo di nuove tecnologie e nell'innovazione sul campo di battaglia. Rafforzare il pilastro europeo della Nato significa rendere più sicura l'intera Alleanza, non solo i Paesi che hanno la Russia ai loro confini.
D. È favorevole all'Ucraina nell'Ue?
R. Assolutamente sì. L'Ucraina sta combattendo anche per la sicurezza e i valori dell'Europa. Il suo percorso di adesione è la più solida garanzia di sicurezza a lungo termine che l'Ue possa offrire. Allo stesso tempo, l'allargamento deve rimanere un processo basato sul merito come per gli altri candidati, Moldova e Balcani occidentali.
D. In tema d'energia, Vilnius ha rinunciato al gas russo prima dell'invasione.
R. Dopo il ripristino della nostra indipendenza abbiamo capito molto bene che la dipendenza energetica può trasformarsi in vulnerabilità strategica. La Russia ha usato l'energia come leva politica e ha imposto prezzi più elevati proprio perché era il nostro unico fornitore. Per questo sono state prese decisioni strategiche, tra cui la realizzazione del terminale Gnl di Klaipeda, che non a caso porta il nome Independence. Era stato concepito come un progetto regionale insieme agli altri Paesi baltici. Non essendo stato possibile raggiungere un accordo, il governo lo ha realizzato come progetto nazionale. Oggi vediamo quanto quella scelta sia lungimirante: il terminale è diventato un'infrastruttura essenziale per la regione baltica.
D. Lei parla spesso agli imprenditori italiani delle opportunità in Lituania.
R. I rapporti economici sono solidi, con uno scambio che supera i due miliardi di euro, ma le imprese italiane in Lituania investono appena 100 milioni. Vediamo opportunità nella difesa e nello spazio, nell'energia, nelle infrastrutture, nelle scienze della vita e nelle tecnologie digitali, come fintech, cybertech, govtech. Il programma Green Corridor offre condizioni particolarmente favorevoli. (riproduzione riservata)