L'acquisizione a marzo della danese GN Hearing ha segnato un prima e un dopo nella storia di Amplifon. Non solo per il valore dell'operazione, 2,3 miliardi di euro, la più grande nella storia del gruppo controllato dalla famiglia Holland con oltre il 70% dei diritti di voto, ma anche perché trasforma il business della società italiana dei servizi per l'udito. Da fine anno, quando è previsto il closing, diventerà a tutti gli effetti un produttore di apparecchi acustici.
Piazza Affari ha impiegato qualche mese per digerire l'operazione. All'inizio il titolo ha sofferto, anche a causa dell'aumento di capitale da 453 milioni varato per finanziare l'acquisizione. Un calo del valore colto però da un guru della finanza italiana come Giovanni Tamburi, che ne ha approfittato per arrotondare la sua quota da poco più del 3% al 3,8%.
Poi gli investitori hanno iniziato a guardare maggiormente alla ratio industriale e alle sinergie attese a livello di ebitda, quantificate in 60-80 milioni entro il 2029. Le successive promozioni degli analisti e i conti del primo semestre, chiuso con un utile cresciuto in doppia cifra a 102 milioni (+12%), hanno fatto il resto. Così le azioni del gruppo guidato dal ceo Enrico Vita hanno guadagnato circa il 10% nell'ultimo mese a Piazza Affari, anche superando i 12 euro (venerdì 11,8 euro, invariata) e portando la capitalizzazione a 3,2 miliardi.
L'andamento è tuttavia ancora negativo se lo si guarda da inizio anno (-15% circa), senza contare che il titolo viene da due anni complicati in borsa (a giugno 2024 scambiava sopra 30 euro) per colpa della debolezza del principale mercato di Amplifon, quello europeo, da dove proviene più del 60% dei ricavi. Ma sembra ormai acqua passata, dopo un secondo trimestre chiuso con la migliore crescita organica da due anni.
La spinta è arrivata da tutte le regioni in cui la società guidata dal ceo Enrico Vita è attiva, con performance superiori al mercato. In Europa hanno corso di più i Paesi Mediterranei, in Asia la Cina e l'Australia mentre negli Usa, dove Amplifon è presente con il marchio Miracle-Ear, è stato il business con i privati a trainare.
È proprio agli Stati Uniti che guarda Amplifon, il mercato più grande al mondo e con le maggiori prospettive. L'acquisizione di GN Hearing va anche in questa direzione visto che il 50% del fatturato della società danese viene dall'America, che garantirà il 30% dei ricavi dell'intero gruppo dopo il closing. Ma la ripartenza di Amplifon in borsa è anche merito del piano di efficientamento avviato nel 2025. Gli effetti iniziano a notarsi con ricavi saliti a 1,19 miliardi e un margine ebitda salito al 25,1% (+0,7%) nel primo semestre a 298 milioni (+3,8%). L'ultima mossa è stata la cessione a Hearzap della divisione indiana, che ha permesso alla società italiana di liberarsi di un'attività in perdita.
Ci sono tutte queste ragioni dietro le promozioni in serie degli analisti. Già a inizio luglio Equita sosteneva che Amplifon crescerà a doppia cifra fino al 2031 grazie all'acquisizione di GN Hearing. Il motivo? La quota di mercato dei danesi «aumenterà in modo considerevole nei prossimi cinque anni, dall'attuale 17% al 22%». Inoltre GN Hearing «migliorerà il mix distributivo grazie alla rete retail di Amplifon, rendendo il nuovo gruppo meno dipendente dai distributori terzi». E infine le sinergie «appaiono molto visibili, derivanti dall'internalizzazione dei volumi, dove l'azienda italiana ha un ampio potere discrezionale». Per queste ragioni Equita ha alzato il rating a buy e portato il target price da 12 a 14 euro, anche perché il titolo tratta a 6,6 volte il rapporto enterprise value-ebitda 2027, che equivale a uno sconto del 40% rispetto a concorrenti diretti come Sonova e Demant: «Una valutazione molto attraente».
A fine luglio anche gli analisti di Citi hanno portato il rating di Amplifon a buy, abbassando però il target price da 17 a 16,5 euro, valore comunque superiore agli attuali 11,8 euro. Le ragioni? Anche qui, tre: la crescita più forte del mercato degli apparecchi acustici, le iniziative interne della società per aumentare la redditività e l'effetto accrescitivo dell'acquisizione di GN Hearing.
Pochi giorni dopo Citi, anche Jp Morgan ha alzato il suo giudizio a overweight con prezzo obiettivo di 16,7 euro. La serie di valutazioni positive è proseguita anche dopo la semestrale, con Kepler (sempre buy con target price di 13,5 euro) che si dice convinto che «la normalizzazione generalizzata della crescita organica del secondo trimestre possa portare a un ulteriore rialzo del rating». Venerdì 21 anche Intesa Sanpaolo ha alzato a buy (da neutral) il suggerimento sul titolo con target a 14,7 (dal precedente 17), visto come «un interessante punto di ingresso», dato che «GN Hearing rappresenta una mossa strategica positiva, con rischio di esecuzione limitato e potenziale per ulteriori sinergie».
La maggior parte degli analisti continua a suggerire «hold» (9 contro 8 buy, secondo i dati Bloomberg), con target price medio di 13,7 euro. Stime più moderate rispetto a quelle di Citi e Jp Morgan, ma che comunque confermano le prospettive di crescita di Amplifon in borsa. Quelle nel business dipenderanno in gran parte dagli investimenti nell'innovazione. Anche in questo caso il contributo di GN sarà centrale e lo dimostra il recente lancio di un apparecchio acustico miniaturizzato e basato sull'AI che permette di concentrarsi su una singola voce negli ambienti rumorosi. Altro esempio di quanto i danesi possano incidere sulle prospettive future di Amplifon. (riproduzione riservata)