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Sell in May? Ecco perché proverbi e investimenti non vanno d’accordo
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Sell in May? Ecco perché proverbi e investimenti non vanno d’accordo

05 maggio 2025, 18:46 Ultimo aggiornamento: 07 maggio 2025, 15:14

Gli americani analizzando una serie di dati storici sono arrivati alla conclusione che vendere a maggio e rientrare in autunno, spostando nel frattempo il denaro dalle azioni ai più sicuri bond, avrebbe consentito di evitare al portafoglio la fase dei ribassi e di partecipare solo a quella dei guadagni. Ma quanto c'è di vero nel vecchio adagio «Sell in May and go away, come back on St. Leger’s Day»?

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Quando ero bambino mio nonno mi comprava sempre i libri di Gianni Rodari. Un racconto mi aveva colpito così tanto che lo avevo imparato a memoria. Si chiamava Vecchi proverbi e la morale della storia era quella di non fidarsi mai troppo dei vecchi proverbi. La fine del racconto era così: 

«C’è la storia di quel Vecchio Proverbio che aveva voglia di una pera, e si mise sotto l’albero, e intanto pensava: 'Quando la pera è matura casca da sé'. Ma la pera cascò soltanto quando fu marcia fradicia, e si spiaccicò sulla zucca del Vecchio Proverbio, che per il dispiacere diede le dimissioni».

Ma perché vi parlo di vecchi proverbi a 4 Soldi da Investire? Perché è iniziato il mese di maggio, ci siamo tolti di torno un aprile turbolento sui mercati, e adesso - in barba a tutto quello che diciamo sempre nel podcast sul fatto di rimanere investiti e non rischiare di perdere i giorni migliori del mercato - un post su LinkedIn dell'autoproclamato esperto di turno vi invita a tener fede alla vecchia massima che non sbaglia mai: «Sell in May and go away».

«Sell in May and go away»

Un vecchio proverbio che si riferisce alla borsa americana, ma che ha le sue radici nella Londra degli inizi del Novecento. Il vero adagio recitava così: «Sell in May and go away, come back on St. Leger’s Day». Quella di St. Leger è la più antica corsa di cavalli del Regno Unito, creata nel 1776 e che si svolge ancora ora, nel mese di settembre. All'epoca del vecchio proverbio sui mercati finanziari però il St. Leger Day era stato posticipato a novembre.

In buona sostanza, il vecchio (vecchissimo) adagio invitava gli investitori ad abbandonare il mercato a maggio, godersi le vacanze estive nei loro manieri di campagna e rientrare il giorno di St. Leger, quando gli affari sarebbero ripresi tra una scommessa sul purosangue vincente e l'altra.

Gli americani hanno fatto loro il detto, si sono messi ad analizzare serie di dati storici e sono arrivati alla conclusione che il mercato si comportava molto meglio tra novembre e aprile che non tra maggio e ottobre. Risultato: vendere a maggio e rientrare in autunno, spostando nel frattempo il denaro dalle azioni ai più sicuri bond, avrebbe consentito di evitare al portafoglio la fase dei ribassi e di partecipare solo a quella dei guadagni.

Quanto c'è di vero nel vecchio adagio?

Ovviamente, ma questo ormai noi lo sappiamo benissimo, fare dentro e fuori dal mercato è una strategia molto rischiosa. Investendo nell'S&P 500 americano, sarebbe basato perdersi i 10 giorni migliori degli ultimi 30 anni per mandare all'aria più 50% del rendimento possibile.

Allora perché il vecchio proverbio del Sell in May non dà le dimissioni come quello del racconto di Gianni Rodari?

In realtà, un fondo di verità c'è. Dire che nei mesi estivi il mercato si comporta tendenzialmente (ripeto: tendenzialmente) peggio che in quelli invernali è un fatto abbastanza comprovato dalle statistiche passate. 

Mi viene in aiuto ancora una volta una vecchia conoscenza di questa newsletter, il market analyst di eToro Gabriel Debach, che qualche giorno fa ha pubblicato un dettagliato fact checking del Sell in May. Nella sua analisi Debach analizza l'S&P 500 in una serie storica dal 1998 al 2025. «Nel lungo periodo, la stagionalità mostra una certa evidenza», ammette l'esperto. Ecco i risultati dell'analisi:

  • Restare investiti tra novembre e aprile ha generato una performance mediana del 6,6%
  • Mentre tra maggio e ottobre si scende al 2,4%
  • Il semestre invernale ha battuto quello estivo più dei tre quarti (77%) delle volte
  • Tra il 2000 e aprile 2025 il mese migliore è novembre, con un +2,2% medio
  • Mentre il mese peggiore è settembre, con una perdita media dell'1,5%

Le possibili spiegazioni

Sul perché tutto questo succeda (in passato molto più che ora) ci sono vari spunti ma nessuna certezza. Per esempio:

  1. Nei mesi estivi i grandi investitori si riposano, esattamente come i vecchi nobili inglesi che villeggiavano in campagna e tornavano in società per la corsa di St. Leger. Quindi ci sono meno scambi, e chi riesce e ha voglia prova ad alleggerire un po' alcune posizioni. In realtà, anche se questa suggestione è stata per anni la più forte, non è stata trovata una correlazione tra calo dei volumi e peggiori performance del mercato
  2. La fine dell'anno fiscale per molti fondi comuni americani è a ottobre. Quindi la tendenza potrebbe essere quella di vendere i titoli deludenti prima che finisca l'anno per migliorare i report trimestrali. Ma anche in questo caso la storia regge poco: a fronte di una vendita di titoli in perdita, ci dovrebbe essere l'acquisto simultaneo di titoli che guadagnano, e quindi la pressione sul mercato non dovrebbe mai essere eccessiva
  3. Il Sell in May è stata per anni una profezia che si è autoavverata: visto che i fondi l'hanno considerata come una regola, hanno contribuito con le loro azioni di investimento a dare ragione di esistere al vecchio proverbio

Dove sta la fregatura

Ovviamente, non ve lo sto neanche a dire, il Sell in May NON è la strategia di investimento migliore possibile.

Andiamo a vederlo con un po' di dati: se avessi comprato l'Etf di iShares sull'indice S&P 500 (il più grande in Europa) ad accumulazione a inizio 2020, quindi subito prima della pandemia:

  • Nel 2020 agosto sarebbe stato il terzo miglior mese dell'anno (+6,2%)
  • Nel 2021 il terzo miglior mese sarebbe stato giugno (+5,5%)
  • Nel 2022 (un anno nero per le borse) a luglio avrei guadagnato un bell'11,2%: in assoluto il miglior mese dell'anno
  • Nel 2023 il terzo miglior mese sarebbe stato giugno (+4,8%)
  • E nel 2024 sempre a giugno avrei guadagnato il 5%: solo novembre (+9%) e febbraio (+5,4%) hanno fatto meglio

Morale della storia: se anche i vecchi proverbi possono avere un fondo di ragione, investire seguendoli crea l'effetto più deleterio in assoluto: rischiare di perdere i momenti migliori. E ce lo confermano ancora una volta i dati di Debach: dividendi esclusi, una strategia Buy & Hold (comprare e tenere senza vendere) dal 1998 a oggi avrebbe reso il 469%. Una strategia Sell in May avrebbe portato molto meno, il 338%

Vero è che una strategia opposta (investire solo nei mesi estivi) avrebbe portato solo il 30%: ma perché accontentarsi della seconda scelta quando con molti meno costi (e molta meno fatica) si può scegliere la prima?

Alla prossima settimana!

PS: se avete commenti, dubbi, spunti, curiosità o argomenti che volete approfondire in futuro scrivetemi alla mail mcapponi@class.it mettendo "Newsletter" nell'oggetto del messaggio, o in alternativa alla mail podcast@class.it  


 

PSS: Ovviamente non mi sono dimenticato che Warren Buffett si è dimesso dalla guida di Berkshire Hathaway e che per gli investimenti è una notizia epocale. Seguitemi sul podcast perché ne parlerò a breve!



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