Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Come ho avuto modo di notare dalle risposte all'approfondimento della scorsa settimana, molti di voi non hanno le idee troppo chiare su come si costruisca il proprio benchmark di riferimento. E sul perché farlo sia indispensabile.
Tra l'altro, proprio nell'ultimo numero del settimanale ho scritto questo articolo in cui ho passato ai raggi X i fondi ad alta convinzione che investono senza benchmark: una risposta sempre più gettonata dalle società di gestione attive che vogliono provare a sfidare gli Etf passivi.
Se il gestore attivo si può in un certo senso "permettere" di non avere paletti nelle sue scelte - magari perché adotta un approccio cosiddetto a ritorno assoluto -, noi piccoli investitori individuali questo lusso non possiamo concedercelo. Proviamo a capire il perché.
Se decidete di intraprendere un percorso con un consulente finanziario, dopo aver definito obiettivi, orizzonti, tolleranza al rischio andrete a costruire il vostro benchmark.
Il che significa costruire nel mare magnum dei mercati un portafoglio di riferimento con cui confrontare le nostre scelte di investimento in base a:
Capirete già da queste premesse che non esiste un benchmark unico e buono per tutti gli investitori. Un trentenne che investe per la pensione avrà necessariamente un benchmark molto diverso rispetto al settantenne che adotta una strategia di income investing, e così via.
In generale, a un livello di investitore base potremmo vedere il nostro benchmark come la parte core del nostro portafoglio, quella che si può anche costruire periodicamente tramite piani di accumulo.
Il benchmark deve avere delle caratteristiche ben definite. Due in particolare:
Ovviamente, questi principi base non sono scolpiti nella pietra: potremmo anche scegliere, ad esempio, di voler investire solo in euro, minimizzando il rischio valutario. In quel caso potremmo usare come benchmark azionario l'indice Msci Europe o lo Stoxx 600. Anche se in questo caso la diversificazione generale del portafoglio ne uscirebbe seriamente compromessa.
Ovviamente, un benchmark personale può anche includere una parte di liquidità.
Uno dei principali teorici di questo approccio per investitori individuali è niente meno che Warren Buffett, che ha immaginato il portafoglio-tipo di un americano medio così:
Altri esempi di benchmark potrebbero essere:
In una prima fase, avvertono i consulenti, è meglio non "complicarsi la vita" mettendo delle differenziazioni importanti all'interno delle macro-categorie. Mi spiego meglio: è opportuno non "scorporare" il nostro Msci World in 60% azioni globali + 20% emergenti + 20% Europa.
La scelta più saggia sarà invece trattare l'Msci World come benchmark e tutte le deviazioni possibili come un posizionamento satellite del portafoglio. E questo è anche il motivo per cui non vi dico mai (perché sono i consulenti i primi a dirlo a me) di impostare piani di accumulo, ad esempio, sulle azioni asiatiche o value o del settore chip.
Ma ora che abbiamo il nostro benchmark, a cosa ci serve in concreto?
Che significa quest'ultimo punto al quale sto dedicando un paragrafo a parte?
Che ovviamente, se vogliamo provare a battere il benchmark, possiamo esercitarci a costruire un nostro track record: quante volte con le nostre scelte tattiche e satellite da affiancare al core del portafoglio lo battiamo, e quante volte no?
L'esercizio, oltre a essere un modo utile per confrontarsi con il mercato in maniera attiva (il che significa leggere, studiare, appassionarsi a questo mondo), ha anche un'altra valenza: capire di quanto possiamo muoverci rispetto al benchmark.
Se il nostro benchmark ci serve per realizzare determinati obiettivi concreti - non sto quindi parlando di investimento speculativo - noi saremo in qualche modo vincolati a quell'indicatore, dal quale potremo deviare (nel bene o nel male) di 2,3, 4, massimo 5 punti percentuali.
Sono numeri indicativi ovviamente, sto provando a darvi un range ragionevole ma non ci sono regole matematiche.
Nel momento in cui dovessimo battere il nostro benchmark (o perdere) sistematicamente di 10 o 20 punti percentuali, qualcosa non va:
Insomma, il messaggio è chiaro: quando iniziate a investire, cercate sempre di essere trasparenti e onesti con voi stessi. Non serve giocare a fare Warren Buffett e "stracciare" il benchmark ogni anno con investimenti da montagne russe, se quel benchmark in realtà è l'equivalente di una comoda passeggiata in bici sul Naviglio Pavese.
E voi: avete costruito il vostro benchmark? Per quale obiettivo lo avete fatto, e come vi state rapportando a esso? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. E ricordatevi anche, se volete, che in tutti gli shop online trovate il libro di Quattro soldi da investire. Attendo vostri feedback!
Alla prossima settimana!