Exxon Mobil e Chevron sono ai ferri corti per il controllo di uno dei progetti petroliferi più ambiti al mondo, una contesa che sta incrinando i rapporti tra i vertici delle due multinazionali americane e minaccia di ridisegnare la gerarchia globale dell’industria energetica.
Lo scontro si è acceso dopo che Exxon ha cercato di ostacolare l’acquisizione da 53 miliardi di dollari di Hess da parte di Chevron, annunciata nell’ottobre 2023. Secondo fonti vicine alla vicenda, la mossa ha irritato profondamente i dirigenti di Chevron e ha compromesso una relazione storicamente collaborativa tra i due colossi texani.
Una volta alleati e persino amici, i rispettivi amministratori delegati, Darren Woods (Exxon) e Mike Wirth (Chevron), erano soliti cenare insieme e discutere telefonicamente di progetti congiunti, oggi i rapporti sono glaciale.
In gioco c’è il 30% di Hess nel giacimento offshore in Guyana, una scoperta da 11 miliardi di barili di petrolio e gas. Exxon rivendica un diritto contrattuale di prelazione sull’acquisto, mentre Chevron e Hess sostengono che tale diritto non si applichi a un’acquisizione aziendale. Il braccio di ferro si è ormai spostato in sede legale, con un arbitrato privato che prende il via oggi a Londra e il cui verdetto è atteso tra agosto e settembre.
La vicenda ha colto di sorpresa l’intero settore petrolifero, soprattutto nella città texana di Houston, cuore pulsante dell’industria americana dell’energia. «Questo caso dimostra quanto siano preziosi i grandi giacimenti a basso costo, in un mondo in cui è sempre più difficile trovarli», ha osservato Dan Pickering, Chief Investment Officer di Pickering Energy Partners.
Per Chevron, l’esito dell’arbitrato è cruciale. Il progetto in Guyana rappresenta la gemma della corona di Hess e, secondo le stime, la sua quota potrebbe valere fino a 40 miliardi di dollari. Con sei unità di produzione in funzione e una capacità attuale di 650 mila barili al giorno, Exxon prevede di raggiungere 1,3 milioni di barili al giorno entro il 2027, più dell’intera produzione della formazione Bakken negli Stati Uniti.
Il contenzioso arriva in un momento delicato per entrambe le società. Chevron, nel tentativo di rassicurare gli investitori sul futuro post-2030, sta ristrutturando il proprio portafoglio, tagliando fino al 20% della forza lavoro globale entro il 2026 e avviando nuovi progetti in Kazakistan e nel Golfo del Messico, ora ribattezzato dal governo statunitense «Golfo d’America».
Ma un’eventuale sconfitta priverebbe Chevron di una delle poche opportunità di crescita comparabile. Inoltre, la scorsa settimana, il senatore Marco Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti non rinnoveranno la licenza di Chevron per operare in Venezuela, Paese con immense riserve petrolifere.
Per Exxon, invece, una sconfitta avrebbe un impatto limitato nel breve termine. Tuttavia, perdere il controllo di un asset così strategico avrebbe implicazioni di lungo periodo, specialmente in un’epoca in cui l’attivismo degli investitori è in crescita. Ne sanno qualcosa proprio Exxon, che nel 2021 ha affrontato una dura battaglia con il fondo attivista Engine No. 1, e aziende come BP e Phillips 66, recentemente prese di mira da Elliott Investment Management.
Exxon rivendica con forza il diritto di far valere l’opzione sul progetto in Guyana. “Perché dovremmo rinunciare a un’opzione solo perché uno dei partner ha stretto un accordo con un soggetto terzo?” ha dichiarato Woods agli analisti a dicembre. Exxon si considera il «fratello maggiore» di Chevron, con una produzione e profitti storicamente superiori. Ma durante la pandemia, per un breve periodo, fu proprio Chevron a superare Exxon in capitalizzazione di mercato.
Oggi Exxon ha recuperato terreno, tagliato i costi e rafforzato la propria posizione. Eppure, secondo gli analisti, l’acquisizione di Hess potrebbe aiutare Chevron a colmare il divario.
Se in futuro Exxon e Chevron torneranno a collaborare sul progetto in Guyana, i rapporti tra i dirigenti potrebbero ricucirsi, sostengono le fonti vicine a entrambi. Ma sarà un processo lungo. «Indipendentemente dall’esito, il raffreddamento tra Exxon e Chevron si misurerà in anni, non in trimestri», ha concluso Pickering. (riproduzione riservata)
