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Riyadh delle meraviglie

Metropoli dinamica e cosmopolita, la capitale saudita si prepara ad ospitare Expo 2030. Ma già incanta con un irresistibile connubio di tradizione e modernità, monumenti storici sopravvissuti al tempo e progetti avveniristici che guardano al futuro

12/03/2024 09:58

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Riyadh delle meraviglie

C’era una volta Riyadh, una stazione di passaggio lungo le vie carovaniere che attraversavano il deserto. Oggi, visto da lontano, lo skyline della città svetta sull’Altopiano del Najd come un miraggio catapultato dal futuro in una selva di grattacieli modernissimi. Osservata da vicino, la capitale saudita, principale polo finanziario del Regno, si giostra in equilibrio dinamico sul filo della storia, proiettando con abilità funambolica un heritage millenario in audaci e avveniristiche visioni che, alle architetture tipiche, ai sapori della tradizione, alle atmosfere dei souk e del mondo arabo più antico, affiancano nuove frontiere culturali, urbanistiche, economiche. Non semplici progetti ma Giga-project quelli messi in campo con l’ambizioso piano di sviluppo lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, Saudi Vision 2030, per sbloccare nuovi settori e diversificare l’economia, riducendo drasticamente la dipendenza dalle entrate petrolifere. Visitare oggi l’Arabia Saudita significa immergersi nel fermento di un Paese che cambia, che si apre alla contaminazione pur nella memoria consapevole delle sue radici, e il caleidoscopio di possibilità offerto da Riyadh rappresenta la sintesi più vitale di questo rinascimento. Affidarsi al savoir faire di Turisanda per un tour nel Regno e nella sua capitale significa cogliere il meglio del nuovo ma anche della sua cultura millenaria, con la garanzia di avvalersi di esperti Travel Designer e vivere esperienze top di gamma..

Rotta sul 2030

L’assegnazione dell’Expo 2030, proprio in dirittura d’arrivo del piano di sviluppo strategico, è la proverbiale ciliegina sulla torta, il sigillo che sdogana una volta per tutte l’appeal internazionale e il soft power del Regno, proiettando la capitale sotto i riflettori del mondo. Con i suoi progetti avveniristici ispirati al tema “L’era del cambiamento: Insieme per un domani lungimirante”, le autorità saudite promettono un’esposizione senza precedenti, su un’area di 6 milioni di m2 a cinque minuti di auto dall’aeroporto di Riyadh, collegata dalla nuova rete metropolitana. La macchina Expo è in moto e punta in alto. Non proprio una sorpresa, stando già alla riuscitissima conversione del Paese in blasonata vetrina sportiva, a vocazione calcistica in primis ma non solo: Formula 1, Formula E, golf, boxe sono entrati a pieno titolo nel vocabolario corrente del popolo saudita e la stessa Riyadh snocciola un fitto calendario di eventi che promettono il sold out, dalla prima finale della nuova Supercoppa allo stadio Al-Awwal al 6 Kings Slam di ottobre con un montepremi stellare di 6 milioni di dollari, agli Aging Winter Games che si svolgeranno nel 2029 a Snow Mountain. Niente male per un Paese apertosi al turismo straniero solo quattro anni fa ma che già nel 2023 ha registrato il record di oltre 100 milioni di turisti, l’obiettivo precedentemente fissato per il 2030 e che oggi qualifica l’Arabia Saudita come una potenza turistica emergente a livello mondiale, in corsa verso il nuovo gol di 150 milioni di arrivi entro il 2030.

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La storica fortezza

Se il futuro bussa alla porta, neppure l’imponente fortezza Al Masmak, la cui costruzione iniziò nel 1865 durante il regno dell’Imam Abdullah bin Faisal, può fermarlo. Ma può integrare i nuovi sogni di gloria con le glorie del passato, ricordando l’eroica riconquista di Riyadh, nel 1902, da parte della dinastia Saud che ha portato alla fondazione del Regno. Con le sue quattro torri e le imponenti mura in argilla e mattoni di fango, nel cuore della città vecchia, è il simbolo dell’unificazione del Paese, nonché il punto di partenza ideale per una visita della capitale. La fortezza è stata restaurata nel 1980 entrando a far parte del complesso King Abdulaziz Historical Centre. Al suo interno, custodisce una magnifica moschea, il majlis, il pozzo e il palazzo, trasformato in sale espositive dove ammirare cimeli, armi d’epoca, mappe e supporti audio-video che ne raccontano la storia. I vicoli che circondano la fortezza pullulano di piccoli negozi e botteghe di artigianato locale, incluso il tradizionale Souk Al Zal dove perdersi tra gioielli, spezie, tessuti, souvenir in legno e decori per la casa. Per un affondo nella storia del Paese, il Museo Nazionale di Riyadh, aperto nel 1999, propone un avvincente excursus temporale in otto gallerie, dall’età preistorica ai giorni nostri con gli sviluppi urbani delle sacre moschee Masjid Al-Haram e Masjid Al Nabawi, passando per l’era preislamica, la vita del Profeta Pbuh, l’unificazione del Regno e molto altro. Il tutto raccontato da 3.700 fra manufatti, testi e sculture antiche.

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Un cuore antico che si rinnova

È considerata da molti la “perla dell’Arabia Saudita” ed è per tutti il must-see di qualunque viaggio nel Paese. Fondata nel 1446 sulle rive del Wadi Hanifah, a nord-ovest di Riyadh, Diriyah è la culla del Regno, il suo luogo di nascita e, grazie all’enorme progetto di sviluppo in capo a Diriyah Company, anche un emblematico ponte fra passato e presente, fra l’eredità storica più autentica della nazione e la spinta propulsiva a diventare un polo d’attrazione culturale, artistica e di intrattenimento di livello mondiale. Il respiro dell’heritage millenario aleggia nell’intricato dedalo di vie, nelle tipiche architetture Najdi, negli edifici tradizionali in fango e tronchi di palma del distretto di At-Turaif, nominato nel 2010 patrimonio dell’Unesco. Fra resti di mura e monumenti storici come il Salwa Palace, originaria residenza della famiglia reale Al Saud, gallerie e musei come il Social Life Museum, l’Horse Museum o il neonato Diriyah Art Futures, nuovo centro per le arti digitali firmato dallo studio romano Schiattarella Associati, ma anche boutique à la page, ristoranti e caffè di livello costruiti in stile tradizionale, mercati e parchi che ospitano spettacoli folkloristici ed eventi stagionali, Diriyah incarna la quintessenza dell’identità nazionale, nobilitata dalle moderne forme di creatività e dalle espressioni più raffinate del lifestyle.

Fra storia, eventi e nuove aperture

Sede della Biennale d’Arte Contemporanea, dal 20 febbraio al 24 maggio 2024, Capitale della cultura araba per il 2030, la Città della Terra è molto più di una “Pompei nel deserto”: con un piano di sviluppo da 63,2 miliardi di dollari, è il progetto di punta della Vision 2030, pensato per mettere le ali al turismo attraverso opere di conservazione, nuove residenze di lusso e l’offerta di esperienze ricreative e culturali senza pari, come il Diriyah E-Prix del mondiale di Formula E o il festival annuale Diriyah Season, con centinaia di eventi e attività in programma, dai concerti alle performance, dalle installazioni alle esperienze culinarie esclusive. Mentre si svelano i progetti per il debutto nel 2028 della Royal Opera House, firmata a quattro mani dagli studi Snøhetta e Syn Architects, lievita la collezione di ristoranti gourmet che animano la Bujairi Terrace, empireo gastronomico proprio di fronte al sito Unesco. Luogo ideale per godere delle serate più fresche, offre una vasta scelta di cucine internazionali, dallo stellato Hakkasan al pluripremiato Chez Bruno, a marchi come Flamingo Room di tashas e Cova, oltre ai sapori della tradizione saudita di Maiz e Takaya. Fra luoghi d’arte, di storia e del gusto, l’Hôtellerie di lusso fa la sua mossa, con aperture blasonate come The Ritz-Carlton, Address, Capella e Four Seasons Hotel. Il futuro porterà in dote anche l’attesissimo Armani Hotel e il Bab Samhan, A Luxury Collection Hotel di Marriott, coerente con gli stilemi dell’architettura saudita. I pesi massimi dell’ospitalità a cinque stelle Oberoi, Aman Resorts e Six Senses, infine, apriranno a Wadi Safar, complesso residenziale di 60 km2 a ovest della città, con tanto di campo da golf a 27 buche. Un progetto orgogliosamente descritto dall’ad di Diriyah Company, Jerry Inzerillo, come la “Bel Air delle Beverley Hills” di Diriyah.

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Panoramiche dall’alto

Se Parigi ha la Torre Eiffel e New York la Statua della Libertà, a Riyadh, l’icona architettonica che immediatamente identifica la città è la Kingdom Center Tower: 320 metri di grattacielo dalla caratteristica forma a cavatappi, proprio all’incrocio delle principali direttrici di viabilità. Al suo interno, il mall offre un’esperienza di shopping di livello premium, ospitando le migliori griffe d’alta gamma. Ma è al 99° piano che l’edificio gioca l’asso pigliatutto: lo Sky Bridge, un ponte di vetro e acciaio di 300 tonnellate che collega i due lati della struttura, una passerella sospesa nel cielo da cui ammirare una stupefacente vista panoramica sulla città. Non a caso, nel 2002, ha vinto il premio Emporis Skyscraper Award come “miglior grattacielo al mondo per il design”. Con i suoi 44 piani e 267 metri di altezza, invece, l’Al Faisaliah Tower è stata il primo grattacielo dell’Arabia Saudita (oggi il quarto più alto dopo il Kingdom Centre, Burj Rafal e Abraj Al Bait). Appena sotto la sua sommità, la Globe Experience è una spettacolare piattaforma panoramica all’interno di una sfera di vetro dal diametro di 24 m realizzata con 655 lastre. Il progetto, noto anche come Star Dome, porta la firma di Foster + Partners.

Il cubo d’oro d’Arabia

Esistono opere urbanistiche che puntano a stupire, altre a migliorare la vita. Nel caso di New Murabba, il nuovo distretto che sorgerà a nord-ovest di Riyadh, su un'area di 19 km2, buona senz’altro la prima, ma anche la seconda. Uno sviluppo da 27 milioni di m2 di superficie, con oltre 100mila unità abitative per 450mila residenti, hotel, spazi commerciali e strutture ricreative, che promettono di rivoluzionare gli stili di vita nel segno della sostenibilità. Generoso di aree verdi, percorsi ciclabili e pedonali, il quartiere sposa la filosofia dei 15 minuti: tutti i servizi e i luoghi di interesse raggiungibili in meno di un quarto d’ora a piedi. L’obiettivo è che New Murabba si traduca in un acceleratore di benessere e occupazione (334mila i nuovi posti lavoro diretti e indiretti previsti), promuovendosi al contempo come un assaggio di futuro. Il pezzo forte sarà il faraonico, ipertecnologico cubo dorato Mukaab, un edificio lungo 400 m per lato (quanto venti Empire State Building), pensato per diventare la prima destinazione immersiva al mondo. Ispirato al moderno stile architettonico Najdi, avrà la forma di una torre a spirale, racchiusa in una campana, a sua volta inserita nel grande cubo, che al suo interno schiude un universo: hotel, appartamenti, negozi, teatri, musei, centri benessere... Grazie a ologrammi e tecnologie virtuali, l’enorme cupola che circonda la struttura andrà ad animare mondi immaginari, catapultando i visitatori sul fondo dell’oceano o, perché no, sulla superficie di Marte. Se sognare e agire in grande è il mantra, non poteva mancare nella Vision 2030 il parco urbano più esteso al mondo, un’oasi all’interno della città dotata dei migliori impianti sportivi e una ricchissima offerta culturale. Con una superficie di 90mila m², il King Salman Park includerà più di 11,6 km2 di aree verdi e spazi all’aperto, con un milione di alberi piantati, un percorso pedonale di 7,2 km e una “valle” al centro circondata da opere d’arte e giochi d’acqua, oltre al Royal Arts Complex e il Teatro Nazionale.

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Il Paese nel piatto

Se il cibo è cultura, Riyadh merita la laurea honoris causa per l’incredibile melting pot di street food e ristoranti con sapori da ogni angolo del mondo, dalla cucina tipica locale, strettamente legata a tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione, fino alle proposte più contemporanee e di fine dining. Nel Najd Village l’esperienza gastronomica si fonde con il respiro della storia: ricette autentiche come kabsa, il piatto nazionale a base di riso con sopra carne di agnello, pollo, cammello o pesce, jareesh, il “piatto delle nonne”, preparato con grano tritato e bollito, condito con carne e spezie, e hashi sono servite alla maniera tipica saudita, con abbondanti portate da condividere in gruppo. I foodies in cerca di un concept gastronomico senza tempo, dall’ambientazione mediorientale fino al contemporaneo, possono invece concedersi un pasto da Somewhere, mentre il raffinato Takaya porta in tavola piatti fusion sauditi ispirati alle diverse cucine regionali del Paese. Non mancano centrali food court in cui esplorare, oltre alle tradizionali pietanze d’Arabia, suggestioni e contaminazioni differenti: marocchine, persiane, libanesi e occidentali condite con salse e aromi orientali, gustosa espressione della fusione culturale della città.  

Rassegne, cultura e avventure nel deserto

Vivere la Capitale significa immergersi nel suo genius loci, nella sua esuberanza creativa e la Riyadh Season, la stagione di eventi che ogni anno, dall’inverno fino a primavera, trasforma 12 zone della città in un grande spettacolo a cielo aperto, ne è forse l’espressione più vivace, con un fitto calendario di manifestazioni culturali, spettacoli d’arte, musica, esperienze culinarie, shopping e altro ancora. Alternare la vitalità degli scenari urbani a quelli più vasti e silenziosi del deserto restituisce l’ampiezza delle possibilità che una destinazione come Riyadh sa regalare. Non si può dire, infatti, di aver visitato l’Arabia Saudita senza l’emozione di un safari tra le dune del Red Sand Dunes, il fascino di una cammellata fra le distese di sabbia o l’adrenalina di una “surfata” in sandboarding. Cenare attorno a un falò, alla maniera dei bivacchi beduini, sprofondare gli occhi nell’immensità di un limpidissimo cielo stellato, sorseggiando un tè alla menta o un caffè arabo aromatizzato al cardamomo, resta un’esperienza di assoluta intensità che perdura anche una volta tornati alle atmosfere cosmopolite della città. Per visitare magari un’altra meraviglia, non del creato ma dell’estro umano: il King Abdulaziz Center for World Culture, meglio noto come Ithra. Inaugurato nel 2018 a Dhahran, è diventato subito un’icona per il pluripremiato design dello studio Snøhetta e annoverato dal Time fra i “100 luoghi più belli da visitare al mondo”. Le forme organiche dell’edificio, certificato LEED Gold, rappresentano un conglomerato di pietre che si sostengono a vicenda avvolte in 360 km di tubi d’acciaio. L’enorme monolite grigio che si staglia al centro della struttura fa da landmark in una città in espansione. All’interno dei suoi 80mila m2, il complesso ospita un museo con cinque gallerie, un teatro, una biblioteca, un cinema, l’Idea Lab e la Torre Ithra, collegati da una piazza centrale. Se le dimensioni contano, Ithra non è meno sorprendente per la sua mission: “Accelerating potential, inspiring minds”, ossia, avere un effetto in maniera tangibile e positiva sullo sviluppo umano, ispirando la passione per la conoscenza, la creatività e l’impegno interculturale per il futuro del Regno. Non è un caso che l’edificio sorga presso il Prosperity Well, il primo pozzo petrolifero commerciale del Paese. Come a dire: “dopo aver attinto dalla terra, intendiamo restituire sotto forma di energia umana e creativa”. Ed è forse questo il messaggio più significativo che il nuovo corso saudita intende trasmettere al mondo.

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