Il risiko bancario è in pieno svolgimento, ma Pietro Giuliani guarda già oltre. Il fondatore e presidente di Azimut ritiene che, una volta conclusa la stagione delle aggregazioni, sarà inevitabile affrontare il tema della creazione di un grande polo italiano del risparmio gestito. E, in questa intervista a ClassCNBC, lancia un messaggio chiaro: Azimut è pronta a mettersi a disposizione con le proprie competenze, senza chiedere il controllo né la governance.
Domanda. Giuliani, è una estate torrida per le banche. Le operazioni in cantiere potrebbero ridisegnare gli equilibri della finanza italiana. Che ruolo vuole giocare Azimut?
Risposta. Quando questa stagione sarà terminata nasceranno nuovi equilibri. A quel punto bisognerà fare scelte industriali e credo che, se si vorrà costruire un vero polo italiano del risparmio gestito, sarà difficile immaginarlo senza Azimut. Oggi siamo l'unico gruppo italiano con una piattaforma di gestione realmente internazionale, con professionisti presenti nelle principali piazze finanziarie e competenze in grado di sviluppare prodotti su tutte le asset class.
D. È una candidatura, o sta dicendo che siete in vendita?
R. Azimut non è in vendita: è una disponibilità. Noi non cerchiamo il controllo né il potere. Se nascerà un polo del risparmio, Azimut è pronta a portare il proprio know-how come partner tecnico, lasciando ad altri la maggioranza e la governance. È il nostro mestiere e pensiamo di saperlo fare bene.
D. A chi si rivolge con questo messaggio?
R. A chi, quando il risiko sarà concluso, dovrà decidere il futuro del settore. In passato si parlava di un progetto tra Generali e Natixis. Se un domani, al posto di un partner estero, ci fosse Azimut, saremmo pronti. Non chiediamo il 50%: ci accontenteremmo anche del 10%, purché il progetto rafforzi una filiera italiana del risparmio.
D. Vale la stessa logica anche per The New Bank, il progetto con cui Azimut ha scorporato parte della rete per portarla in Borsa insieme a Fsi (Fondo Strategico Italiano)?
R. Assolutamente sì, anche lì siamo favorevoli a restare soci di minoranza per creare un operatore fintech italiano forte, capace di fare argine all'arrivo di gruppi esteri. I veri concorrenti delle nostre banche sono le piattaforme digitali come Revolut. Inoltre, quando banche e assicurazioni italiane investono i patrimoni sui mercati internazionali, nella quasi totalità dei casi si affidano a gestori stranieri. Pensiamo che sia invece importante mantenere in Italia competenze e capacità di gestione.
D. Questa strategia si accompagna a una forte crescita internazionale. In Turchia avete appena comprato la società di gestione di Yapi Credit.
R. È un accordo molto importante. Il quarto gruppo bancario privato turco ci ha scelto come partner esclusivo nell'asset management con un'intesa di lungo periodo. Per noi è il riconoscimento di un lavoro costruito in oltre quindici anni di presenza nel Paese con un modello simile a quello con cui in Europa molte banche hanno affidato il risparmio gestito a operatori specializzati.
D. Che impatto avrà sul gruppo?
R. Darà un contributo rilevante agli utili e ci consentirà di fare un ulteriore salto dimensionale. Oggi siamo molto più vicini ai 200 miliardi di masse che ai 100 miliardi superati appena due anni fa ed è il risultato della crescita costruita sui mercati internazionali.
D. L'espansione all'estero continuerà?
R. Sì, ma senza perdere la nostra identità: Azimut è e resterà un gruppo italiano. Continueremo a investire nelle pmi del Paese e stiamo rafforzando la nostra piattaforma di investment banking. È proprio questa esperienza maturata nel mondo che oggi ci permette di dire che, se nascerà un polo nazionale del risparmio gestito, Azimut può offrire competenze che nessun altro operatore italiano possiede.
D. E gli Usa?
R. Sono strategici soprattutto negli investimenti alternativi. Siamo entrati con una quota di minoranza in una jv con la famiglia Bezos, poi siamo saliti fino al 58% grazie ai risultati ottenuti. Così abbiamo potuto offrire ai nostri migliori clienti italiani l'accesso a Prometheus, la startup sull'AI industriale promossa da Jeff Bezos: abbiamo collocato 175 milioni di dollari in pochi giorni e permesso a investitori italiani di partecipare a un'operazione normalmente riservata ai grandi investitori istituzionali.
D. In Borsa viaggiate sui livelli di inizio anno.
R. Il mercato sta riconoscendo questo percorso più di quanto facesse in passato, ma credo che Azimut sia ancora sottovalutata. La nostra crescita è superiore a quella dell'industria nazionale del risparmio, perché abbiamo costruito negli anni una piattaforma che ci permette di crescere nei grandi mercati e in quelli emergenti, allo stesso tempo, di continuare a investire sull'Italia. Ma questo va capito anche da parte degli investitori e di chi li consiglia. (riproduzione riservata)