L’offerta pubblica di scambio di Mediobanca su Banca Generali «è una bella operazione per Piazzetta Cuccia: se guardiamo agli step, prima la creazione di CheBanca!, poi il passaggio a Premier, la via del rafforzamento nel wealth management era tracciata da tempo, e farlo con questa ops è assolutamente sensato». Così Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, si è espresso sull’ultima mossa che ha infiammato il risiko bancario italiano a margine della Convention annuale dell’istituto di risparmio gestito di Basiglio.
Il doppio fronte di Mediobanca (sotto ops da parte del Monte dei Paschi e a sua volta all’attacco di Banca Generali) riguarda Mediolanum molto da vicino: non solo per la concorrenza che un eventuale soggetto integrato – se andasse in porto un’operazione o addirittura entrambe – creerebbe nel segmento di mercato del wealth management, ma anche perché Banca Mediolanum, tramite due entità del gruppo, detiene il 3,49% di Piazzetta Cuccia, interamente conferiti all’Accordo di consultazione di cui è l’azionista di maggior peso con il 29,4% delle azioni totali.
Nel dettaglio, la quota è divisa tra un 2,72% in mano a Banca Mediolanum spa e un ulteriore 0,77% detenuto da Mediolanum Vita. Un’ulteriore 0,96% è detenuto direttamente dalla famiglia Doris attraverso la holding Finprog Italia: nell’Accordo questa quota vale l’8,09% delle azioni totali.
«Discuteremo come votare, così come decideremo anche se accettare o meno l’ops di Mps su Mediobanca: faremo consigli di amministrazione ad hoc prima dell’assemblea di Mediobanca (prevista per il 16 giugno, ndr)», ha specificato Doris, che ha poi chiarito: «Pensiamo di rimanere soci anche se nascerà un concorrente importante». Al contempo, ha precisato, i consigli di amministrazione (compreso quello di Mediolanum Vita) «dovranno valutare molto bene i cambiamenti in atto».
Interrogato su un suo incontro con Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, il numero uno di Mediolanum è stato molto chiaro: «Ci siamo sentiti al telefono, ma un incontro formale non c’è stato e per ora non è in programma».
«Il sistema è cambiato e sta cambiando molto», ha detto Doris ai consulenti nel corso della convention, analizzando le grandi trasformazioni dell’industria accelerate dal consolidamento in atto. «Nel concatenarsi delle situazioni è difficile dire cosa andrà a buon fine e cosa cambierà. Il mio punto è un altro: qualunque sia l’esito del risiko, che nasca o meno un competitor più forte, per noi non sarà un problema. Non sono preoccupato».
Ha quindi aggiunto: «Quando siamo partiti nel 1982 eravamo i più piccoli del mercato, e le banche tradizioni c’erano ed erano grandi. Eppure siamo cresciuti. Lo stesso è successo nell’ambito delle reti: non eravamo i più grandi, eppure siamo cresciuti e ci siamo evoluti moltissimo. Quella che era nata come la più piccola del mercato oggi è la settima banca per capitalizzazione nella Borsa Italiana».
L’occasione della convention, che si è tenuta presso il Pala Inalpi di Torino alla presenza di 5.500 tra dipendenti, family banker e ospiti istituzionali, è stata anche un palcoscenico per annunciare il lancio di una nuova iniziativa in casa Mediolanum: il servizio di consulenza Grandi Patrimoni, ecosistema di private banking riservato ai clienti che abbiano aderito al servizio di consulenza evoluta Wealth Core Premium e basato sulla gestione patrimoniale personalizzata, con focus su protezione, valorizzazione del patrimonio e pianificazione a lungo termine, anche in un’ottica di passaggi generazionali.
«Il 2,5% dei nostri clienti porta in dote più di 40 miliardi di masse e contribuisce per oltre un terzo della raccolta netta totale, quindi siamo già di fatto un interlocutore privilegiato per i grandi patrimoni», ha ricordato Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum. «Al contempo, in Italia c’è un mercato enorme da presidiare: basti pensare che ben 46 mila famiglie hanno patrimoni sopra i 10 milioni». Patrimoni, ha aggiunto il top manager, «che hanno bisogno di un interlocutore di fiducia che li accompagni nel loro percorso, tanto più che siamo alla vigilia del più importante passaggio generazionale di ricchezza di tutti i tempi: oltre 800 miliardi».
Al contempo, la banca è attiva anche sul fronte degli investimenti in intelligenza artificiale. «Vediamo varie applicazioni nel settore», ha elencato Doris, «dalla fase di back office per semplificare attività meccaniche che oggi richiedono tempo e persone, come ad esempio l’analisi delle documentazioni sui mutui, al supporto ai family banker nella ricerca dei dati dei loro clienti». Inoltre, ha evidenziato l’ad, «l’AI potrà essere in grado di proporre in modo rapido ed efficiente asset allocation per i clienti in base a duration, livelli di rischio, orizzonti temporali».
La tecnologia, ha concluso Doris, «è e sarà sempre molto importante, ma l’essere umano è e sarà sempre imprescindibile: l’intelligenza artificiale ci darà valore aggiunto se la usiamo bene, e non va demonizzata, ma quando si offre un servizio come il nostro la relazione e il rapporto umano con il cliente è la cosa più importante, soprattutto in momenti difficili per i mercati come quelli attuali». Questo è il motivo per cui «le piattaforme digitali sono sul mercato da più di 10 anni, ma non riescono a reggere il passo di una rete di consulenza in cui la relazione umana è al centro». (riproduzione riservata)