skin track
4 soldi da investire → VAI AL DOSSIER
Quando vendere un Etf (senza pentirsene)
MF Online Leggi dopo

Quando vendere un Etf (senza pentirsene)

11 maggio 2026, 15:00 Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2026, 09:50

Ogni scelta di vendita è soggettiva, ma è importante che quando la facciate si collochi in una strategia e con un'idea di fondo. Ecco come

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Il dato è tratto: mercoledì scorso, in occasione del Salone del Risparmio di Milano, abbiamo alzato il velo sul nuovo progetto a cui stavo lavorando ormai da mesi. Il libro di Quattro soldi da investire (che potete acquistare qui). Un volume per imparare a costruire il primo portafoglio di investimento in modo consapevole e che ripercorre le tappe del percorso che stiamo facendo insieme qui sulla newsletter e - sotto la regia del vicedirettore di MF-Milano Finanza Fabrizio Massaro - nel podcast settimanale

Attendo feedback e recensioni, nella speranza che possa essere una lettura gradita per voi ma anche un possibile regalo ad amici, figli o nipoti con l'obiettivo di farli avvicinare a questo bel mondo degli investimenti.

Ma oggi non sono qui per parlare solo del libro. Mi concederete la divagazione, anche per orgoglio personale e per un ringraziamento collettivo a tutti voi.

Veniamo però a noi. Approfittiamo dell'approfondimento di oggi per toccare un tema che - noto dalle vostre mail - risulta sempre un po' spigoloso: qual è il momento giusto per vendere un Etf? E cosa in concreto è opportuno vendere?

Vendere o non vendere? Questo è il dilemma

Di solito in questa newsletter parliamo del momento in cui si entra negli investimenti, in soluzione unica o con un piano di accumulo.

Di disinvestimenti parliamo molto meno, ma per una ragione: come regola generale, anche in un'ottica di ottimizzazione fiscale, è sempre opportuno vendere il meno possbile. Una vendita in guadagno comporta infatti la tassazione - al 26% o al 12,5% a seconda degli strumenti - sulla plusvalenza finale. Una vendita in perdita può invece essere utilizzata - sempre a seconda degli strumenti - per compensare delle plusvalenze nello zainetto fiscale.

Ma è pur sempre una perdita! Mettendo questa espressione tra mille virgolette, "un investimento sbagliato".

Ci sono dei momenti in cui la vendita è non solo inevitabile, ma anche strategica nella pianificazione finanziaria complessiva. Penso a due in particolare:

  • Il ribilanciamento periodico del portafoglio (qui le regole generali) anche se, laddove possibile (esempio: con la tredicesima) i consulenti suggeriscono di ribilanciare accumulando nuovi strumenti e vendendo il meno possibile
  • Il decumulo strutturato a partire da un portafoglio ad accumulazione (esempio: con la regola del 4%) per costruirsi il proprio "dividendo fatto in casa"

Ci sono però altri casi in cui vendere potrebbe essere la soluzione migliore. Ad esempio:

  • Investimenti palesemente incoerenti con i propri obiettivi. In un portafoglio 100% ad accumulazione una piccola quota di Etf a distribuzione, se non abbiamo necessità di cedole periodiche, non sarà probabilmente utile all'obiettivo generale
  • Investimenti piccolissimi che non servono praticamente a nulla. Il portafoglio è una creatura vivente, e se investiamo da tanti anni ci sarà quasi sicuramente qualcosa che abbiamo comprato "per trovare la nuova Amazon" mettendoci 100 euro. E oggi, dopo cinque anni, quei 100 euro sono diventati 160. Che male non è (è un rendimento del 60%), anche se nell'economia generale del nostro investimento stiamo parlando di cifre irrilevanti
  • Investimenti strategici nel momento in cui cambiano i nostri obiettivi (lo approfondisco nel paragrafo in basso)
  • Investimenti tattici nel momento in cui pensiamo di aver raggiunto il fair value...o di avere clamorosamente sbagliato (lo vediamo nel paragrafo successivo)

Scegliere cosa vendere 1: il core del portafoglio

Quindi, il primo passaggio è fare pulizia: una volta tolto tutto l'inutile - e gli "errori di gioventù" - possiamo andare a riallocare quel denaro per rimpolpare un po' la parte core o per rafforzare il satellite del portafoglio.

Ma ci sono dei momenti in cui la parte core, quindi la componente strategica e di lungo periodo del portafoglio, può essere messa in discussione? Ovviamente sì!

Il core, come abbiamo detto varie volte, è il braccio del portafoglio che tocchiamo il meno possibile, perché ne costituisce il nucleo duro, la parte che da sola dovrebbe essere in grado di portarci all'obiettivo di lungo periodo anche se la componente satellite dovesse andare male.

Quando e cosa andremo a vendere? Lo faremo se e quando cambieranno i nostri obiettivi o il nostro profilo di rischio.

Esempio: ricevo un'importante promozione al lavoro che fa salire di 500 euro netti il mio stipendio mensile. Fermi restando il mio obiettivo ultimo (integrare la pensione pubblica) e il mio investimento da 250 euro al mese, mi sentirò più "tranquillo" a rischiare perché se anche le cose dovessero andare malissimo avrò un cuscinetto di liquidità aggiuntiva - possibilmente investita - molto più confortante.

La mia allocazione passa da 80 azioni/20 bond a 100 azioni. Cosa faccio con la parte bond?

  • O la tengo e aspetto che il pac in azioni rosicchi progressivamente quote a quella di bond (che peraltro non ribilancerò più) fino ad arrivare sempre più vicino all'allocazione-obiettivo
  • Oppure, se voglio subito andare 100% in azioni con una "terapia d'urto", posso vendere la parte bond e andare a rafforzare la parte azioni, cosicché il mio portafoglio sarà subito adattato al mio nuovo benchmark di riferimento (parentesi: fatemi sapere se volete un approfondimento su come ci si costruisce il proprio benchmark)

Scegliere cosa vendere 2: il satellite del portafoglio

Nella parte satellite del portafoglio la musica cambia. Qui siamo in presenza di un'allocazione tattica, che sarà funzionale a portare extra-performance al portafoglio (ma non solo: potrebbe servire anche per copertura dall'inflazione, per un posizionamento più difensivo e così via) con maggiore flessibilità di comprare o vendere quote di prodotti finanziari.

Una flessibilità relativa, ovviamente: ricordiamoci sempre che siamo nel campo degli investimenti e non in quello del trading.

Quali strumenti andremo allora a vendere, ipotizzando che l'obiettivo del satellite del portafoglio sia effettivamente la ricerca dell'extra-rendimento per battere il banchmark personale?

Quegli Etf (o azioni) che secondo noi - previa consultazione di report di analisti e lettura di articoli specializzati - possono aver raggiunto il fair value. Crediamo che la corsa delle banche degli ultimi anni sia arrivata al suo picco massimo? O che le valutazioni dell'intelligenza artificiale siano diventate troppo elevate?

In questo caso può avere senso andare a monetizzare, incassare la plusvalenza (pagandoci le tasse sopra, s'intende) e poi reinvestirla in nuove scommesse.

L'individuazione del fair value è molto soggettiva. Si può scegliere di seguire il consenso degli analisti, oppure avere un approccio contrarian. Sono scommesse e come tali devono essere approcciate.

E se invece un Etf è cronicamente in perdita e non accenna a recuperare? In questo caso le opzioni sono due:

  • Lasciarlo in portafoglio e sperare nel "ribaltone" (chi avesse avuto i titoli della difesa prima del 2022 avrebbe avuto una piacevole sorpresa)
  • Vendere in perdita e accettare quel "costo" come un modo per liberarsi di una zavorra (finora) e riposizionare il portafoglio verso altri lidi

Esempio: Un Etf sull’AI salito del 70% in due anni potrebbe avere ancora spazio. Oppure no. Il punto è: lo state tenendo perché credete ancora nella tesi d'investimento o solo perché finché sale non vendete?

Non ci sono risposte giuste o sbagliate, ma un approccio: ogni scelta di vendita è soggettiva, ma è importante che quando la facciate si collochi in una strategia e con un'idea di fondo. Altrimenti, il rischio è palese: rendere ricco soltanto l'erario pubblico con le nostre imposte.

E voi: quando avete scelto di vendere uno strumento finanziario? E quali strumenti avete venduto? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Ci sentiamo la prossima settimana!



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza