Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Come vi avevo anticipato, questa settimana e la prossima la newsletter va in versione estiva, in coincidenza con le mie ferie.
Se durante l'estate vi va di recuperarlo (o regalarlo a qualcuno che vuole iniziare a investire), c'è sempre il libro di Quattro soldi da investire. Come sempre, recensioni e feedback sono più che benvenuti.
Per questa edizione ho pescato tra le tante mail che mi inviate a mcapponi@class.it (oggetto: NEWSLETTER, tutto maiuscolo) e ho raccolto alcune delle domande più interessanti.
Oggi il filone che ho deciso di seguire, visto l'alto grado di interesse, riguarda il nuovo Etf Pir di Banca Generali e Intermonte sulle piccole e medie imprese quotate italiane, che prevede l'esenzione fiscale totale se tenuto per almeno cinque anni.
Lettore. Sto seguendo i suoi aggiornamenti sulla nuova iniziativa in ambito Pir. Ho sempre condiviso l'idea e infatti ho già concluso con piena soddisfazione un ciclo quinquennale di un costosissimo fondo Pir della mia banca. Ora sarei fortemente tentato di ripetere l'esperimento con questo Etf di Banca Generali, col solito approccio satellite del mio portafoglio. C'è un però: purtroppo non sono più un investitore di lungo periodo, ho 67 anni e sono appena andato in pensione. Tuttavia, ho ancora azioni intorno al 40 % del mio patrimonio. Che dice, meglio essere più prudenti?
Risposta. Grazie per l’ottima domanda, che mi consente di fare un ragionamento importante.
Di norma, e con tutti gli scongiuri del caso, 67 anni sono un’età che permette assolutamente di mantenere una componente azionaria. Considera che ormai molti modelli finanziari hanno aggiornato la vecchia regola del "100 meno l’età" trasformandola in "120 meno l’età". Nel tuo caso, significherebbe avere addirittura un 53% di azioni. Ragion per cui il tuo 40% attuale è assolutamente ragionevole, a patto che sia coerente con la tua reale tolleranza alla volatilità.
C'è poi un aspetto specifico sui Pir che spesso viene sottovalutato, ma che nel tuo caso diventa un elemento di tranquillità: l'efficienza successoria.
I Pir sono totalmente esenti dall'imposta di successione. Inoltre, per legge, in caso di decesso dell'investitore il vincolo minimo dei cinque anni decade immediatamente: la morte determina la chiusura del piano senza penali e con la totale esenzione dall'imposta sulle successioni.
Questo significa che il fattore tempo per te non deve essere un freno: se manterrai l'investimento per oltre cinque anni, incasserai i guadagni esentasse; se l'orizzonte dovesse drammaticamente accorciarsi prima, avrai comunque ottenuto un beneficio anche sotto il profilo della pianificazione successoria.
Considerando quindi i benefici fiscali, la protezione successoria e il fatto che la formula Etf abbatte i costi rispetto al vecchio fondo della banca, a mio avviso l'idea di inserirlo come "satellite" del portafoglio ha certamente senso.
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Lettore. Mi domando, in caso di piano di accumulo, come viene gestita la fiscalità agevolata nel momento in cui si effettuano dei versamenti nel tempo. Mi spiego: se ogni mese investissi tramite piano di accumulo 100 euro per un anno, per godere dei benefici fiscali dovrei chiudere la posizione dopo sei anni o potrei chiudere mano a mano le posizioni che nel mese hanno superato i cinque anni? Ma col piano di accumulo in teoria il prezzo medio di carico cambia e visto che (se non sbaglio) non vengono creati diversi dossier per ogni versamento come gestiscono queste posizioni gli intermediari?
Risposta. Hai colto il punto più delicato. Per i Pir, il vincolo dei cinque anni per ottenere l'esenzione fiscale si calcola sul singolo versamento. Se fai un pac, ogni rata mensile ha il suo "timer" di cinque anni che parte da zero.
Come gestiscono la cosa gli intermediari? Non devi preoccuparti di calcolare il prezzo medio di carico o creare diversi dossier. Gli intermediari finanziari italiani (che agiscono come sostituti d'imposta in regime amministrato) gestiscono contabilmente i diversi acquisti in modo da verificare quali quote abbiano già maturato il requisito dei cinque anni, evitando che sia l'investitore a dover fare questi calcoli.
Facciamo un esempio: se alimenti il Pac per dieci anni e, a quel punto, decidi di disinvestire una parte dell'investimento, sarà l'intermediario a verificare quali quote hanno già maturato il requisito dei cinque anni e quali no.
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Lettore. Ho investito nell'Etf di Banca Generali e Intermonte e penso che incrementerò le quote nel tempo, ma sempre in un'ottica di satellite. Tra l'altro non potrò fruire del fisco zero, perché la mia banca non apre più un dossier Pir. Sono un poco contrariato e non mi hanno dato delle giustificazioni...
Risposta. Il Pir, per legge, non è un prodotto in sé, ma un contenitore. Di conseguenza, l'esenzione dalle tasse sulle plusvalenze (il capital gain al 26%) non è legata alla natura dell'Etf, ma al luogo in cui quell'Etf viene depositato e alle regole di gestione che l'intermediario deve certificare allo Stato.
Molti istituti bancari commerciali, per ragioni organizzative e di costo, hanno smesso di aprire Dossier Pir “fai-da-te” per i clienti individuali che vogliono comprare Etf sul mercato.
Se interessato ai benefici fiscali (e se non possiede già altri Pir presso il suo istituto attuale) puoi valutare di trasferirti presso un intermediario specializzato, accertandoti prima che apra il dossier Pir per Etf.
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Anche per questa settimana è tutto. Continuate a scrivermi: durante l'estate sto approfittando proprio delle vostre domande per costruire queste edizioni "speciali". Ci risentiamo la prossima settimana.