Piccole ma resistenti. Le pmi italiane sono arrivate molto più liquide del 2008 alla crisi del Covid-19, come è emerso ieri mattina alla seconda edizione dell’MF Aim Day, evento organizzato da MF-Milano Finanza e ClassCNBC. Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, ha ricordato che la liquidità delle pmi italiane è passata dal 4,1% del 2008 al 6,6% del 2020, prima della pandemia. Non a caso, l’Aim ha resistito meglio di Mta e Star alle vendite: da inizio anno al 15 giugno, l’indice Ftse Italia Aim ha perso l’11,28%, che si confronta con il -15,69% del segmento Star e il -24,37% registrato dal Ftse Mib. L’Aim, fra l’altro, non è stato protetto dal divieto di Consob alle vendite allo scoperto che invece ha parzialmente tutelato il Ftse Mib dopo i forti ribassi di marzo.
Certo, la serie di quotazioni che ha caratterizzato gli scorsi anni si è fermata a causa della pandemia, così come per tutta Piazza Affari. A fine maggio, come ha ricordato Cristian Frigerio, analista di 4AIM Sicaf, erano scambiate 127 società (114 un anno prima) per circa 6 miliardi di capitalizzazione. Il 2020 ha visto solamente 5,7 milioni di raccolta nei primi cinque mesi, quando a metà marzo si è quotata Unidata, società specializzata in servizi internet. Ma proprio durante l’evento di ieri, Equita ha annunciato di aver chiuso il book con 20 milioni di euro raccolti per l’ipo di Cy4Gate, azienda della cyber security che debutterà all’Aim il 24 giugno.
Quindi se le pmi quotate sono risultate resistenti alla pandemia, le ipo latitano. Però Pir classici, Pir alternativi ed Eltif giungono al momento giusto, per aumentare la presenta degli investitori italiani, istituzionali e retail nelle pmi. Barbara Lunghi, responsabile del Primary market di Borsa Italiana, ha suggerito l’idea di spostare il plafond del credito d’imposta sulle quotazioni verso gli aumenti di capitale di società già scambiate, un tema più attuale oggi. Sempre Lunghi ha anticipato lo studio, da parte di Borsa Italiana, di un nuovo segmento per startup e scaleup che possa funzionare da settore anti-ciclico. Del resto c’è ancora molta strada da fare. Con le sue 127 società, l’Aim Italia a «ha solo un sesto delle aziende quotate su Aim Uk», ha ricordato De Felice.
Andrea Vismara, ceo di Equita, ha toccato il fenomeno del fly to quality. «Nelle crisi, gli investitori tendono a concentrarsi sui titoli più liquidi, lasciando le pmi. Una delle grandi fragilità del mercato italiano è la presenza di investitori domestici in misura inferiore rispetto a tutti gli altri mercati finanziariamente evoluti. Se prendiamo una società medio-grande, in Italia gli investitori domestici sono meno del 10%, rispetto al 20% di Francia e Germania e oltre il 30% del Regno Unito», ha spiegato Vismara. Secondo quest’ultimo, «bisogna agevolare l’aumento di investitori italiani, focalizzati e agevolati, per dare vitalità al mercato. E iniziative come i Pir alternativi sono ottime e vanno in questa direzione». Un punto di vista condiviso anche da Paolo Mancini, co-head of Private Debt di Muzinich, secondo cui, fra l’altro, «mancano investitori istituzionali di lungo periodo in Italia» e per questa ragione sempre Pir ed Eltif sono il kit giusto degli strumenti da utilizzare».
Ma non gli unici, hanno notato Alberto Franceschini, presidente di Ambromobiliare e Giovanni Natali, presidente di 4Aim sicaf. I due esperti hanno calcolato che le assicurazioni possiedono 700 miliardi di riserve tecniche, posizioni di investimento molto lunghe investite nell’azionario globale solo per il 5%, contro una media del 25% in Europa. «Sarebbe interessante poter portare il 5% di questo patrimonio complessivo, 35 miliardi di euro, su tutta Piazza Affari, che nel complesso ha 500 miliardi di capitalizzazione, magari veicolando una parte della liquidità anche nelle pmi», hanno suggerito Franceschini e Natali. Vorrebbe dire riversare una bella dose di liquidità sui titoli, fattore che in genererebbe un circolo virtuoso in grado di incentivare le quotazioni su tutti i segmenti.
Un’idea in più arriva dagli Usa. Franco Gaudenti, ceo di EnVent Capital Markets: ha spiegato che Goldman Sachs ha elaborato un programma che porta virtualmente 10 mila piccole società davanti al Congresso per collegare imprenditori e policy maker in modo da aggiornare la politica industriale del Paese in base alle concrete esigenze delle imprese. «Stiamo entrando nel decennio dell’equity, non c’è dubbio», ha sottolineato Gaudenti. All’evento hanno preso parte anche cinque imprenditori: Emidio Zorzella (Antares Vision), Valeriano Salciccia (Salcef group), Sandro Camilleri (Matica Fintec), Dario Melpignano (Neosperience) e Marco Claudio Grillo (Abitare In). (riproduzione riservata)