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Petrolio sopra 100 dollari, poi la caduta: come investirci senza scottarsi
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Petrolio sopra 100 dollari, poi la caduta: come investirci senza scottarsi

10 marzo 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 11 marzo 2026, 09:43

A differenza dell'oro, che offre un'ampia varietà di strumenti di investimento come gli Etc, il petrolio è una materia prima che si presta molto meno all'investimento di lungo periodo. Ecco quali sono i tre principali strumenti a disposizione

Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Anche se in finanza le connessioni causa-effetto e i paralleli storici sono sempre da prendere con le pinze, quello che sta succedendo in questi giorni sui mercati ha tutta l'aria di un deja-vu. 

Vi ricordate quando, nel 2022, l'Europa aveva bloccato le forniture di gas russo dopo l'invasione dell'Ucraina? In quell'occasione il prezzo del gas naturale era schizzato alle stelle, ed era partita una storia che purtroppo ricordiamo molto bene: balzo dell'inflazione, banche centrali che per contrastarla alzano i tassi di interesse, crollo simultaneo (a doppia cifra) di azioni e bond.

Quello che quattro anni fa era il gas oggi, dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran e lo scoppio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, è il petrolio. All'inizio di questa settimana il greggio ha superato i 100 dollari al barile in entrambi gli indici di riferimento: Wti (petrolio americano) e Brent (petrolio del Mare del Nord). Poi, nella giornata di martedì, il greggio è sceso in modo altrettanto brusco: la volatilità è estrema

Come spiega David Pascucci, analista di mercato del broker regolamentato Xtb, il crollo di martedì (più del 15%) indica «che la domanda era effettivamente assente e che i prezzi erano saliti sull'onda della speculazione di breve termine». Ma rimane il fatto che, prosegue, «la dinamica dei prezzi rimane rialzista, e infatti siamo tornati in area 90 dollari».

Azioni e bond, in tutto ciò, sono di nuovo sotto pressione. Da qui la logica suggestione: non sarà forse il caso di cavalcare questi movimenti del petrolio (perlopiù al rialzo) mettendolo in portafoglio o costruendo così uno scudo contro i ribassi dei mercati azionari e obbligazionari?

Come investire nel petrolio con gli Etc

A differenza dell'oro, che offre un'ampia varietà di strumenti di investimento come gli Etc, il petrolio è una materia prima che si presta molto meno all'investimento di lungo periodo. In linea di massima, ci sono cinque strumenti a disposizione:

  • Etc sui futures del petrolio
  • Etf diversificati sulle materie prime
  • Azioni delle società estrattrici
  • Fondi o Etf delle società estrattrici
  • Opzioni
  • Certificati

Oggi vorrei soffermarmi su quelli con cui abbiamo maggiore familiarità in questa newsletter. A cominciare dagli Etc sui futures. Si tratta di strumenti che hanno come sottostanti dei contratti che fissano l'acquisto della commodity dopo un certo periodo di tempo (nel futuro, per l'appunto) a un certo prezzo.

La società di gestione non maneggia barili reali di petrolio (sarebbe piuttosto scomodo, no?), ma utilizza per l'appunto i contratti futures. Man mano che questi contratti si avvicinano alla scadenza, li vende e ne acquista di nuovi con scadenza più lontana, mantenendo così l’esposizione al prezzo del petrolio. Questo meccanismo, ripetuto continuamente e su grandi quantità di contratti, fa sì che l’Etc replichi nel modo più fedele possibile l’andamento della materia prima.

L'offerta di Etc sul petrolio è abbastanza scarsa. JustEtf ne censisce meno di dieci disponibili per investitori europei. Il più grande, un prodotto sul petrolio Wti di Wisdomtree da 1,2 miliardi di euro di masse, ha un ter annuo piuttosto alto (0,49%) e da inizio anno sta guadagnano quasi il 45%, anche se con una volatilità molto marcata (33% a un anno).

Gli Etf sulle materie prime

L'alternativa, in ottica di diversificazione, è quella di optare per un Etf sulle materie prime (qui un approfondimento su come usarli in un portafoglio difensivo) in cui quelle energetiche, come il petrolio per l'appunto, pesano per circa un terzo del totale. 

Prendiamo anche in questo caso l'Etf più grande della categoria: Invesco Bloomberg Commodity ad accumulazione, che ha un ter annuo dello 0,19% e gestisce circa 3,6 miliardi di masse. Da inizio anno guadagna (in euro) più del 21%, e la volatilità a un anno è molto meno marcata (anche se non trascurabile), poco sotto il 17%.

Il vantaggio, rispetto a un Etc, è chiaramente la diversificazione: in un Etf sulle materie prime troviamo petrolio e gas, ma anche oro, argento, metalli industriali, perfino una quota di bestiame da allevamento e beni deperibili come il caffè e il cacao. 

Gli Etf sulle materie prime hanno in genere tre funzioni in un portafoglio core-satellite (ovviamente nella parte satellite e in genere, dicono i consulenti, per non più di un 5-10% totale):

  • Sfruttare determinati movimenti al rialzo di una materia prima (come il petrolio o il gas), ma senza sbilanciarsi troppo verso di essa
  • Decorrelare il portafoglio dall'andamento del mercato azionario e obbligazionario
  • Tutelare il portafoglio da fiammate inflazionistiche

Il secondo e terzo punto, che sono anche i più importanti, sono strettamente legati tra loro. Proviamo a vederlo con un confronto tra indici nel 2022, l'anno nero delle azioni e dei bond. Per ogni indice ho preso da JustEtf l'Etf di categoria più grande per masse in gestione.

  1. Azioni in euro (Msci World): -12,9%
  2. Bond in euro (Bloomberg Euro Treasury Bond): -18,5%
  3. Materie prime in euro (Bloomberg Commodity): +21,9%

E ora vediamo con Curvo un portafoglio 55% azioni, 35% bond e 10% materie prime con 10.000 euro investiti a inizio 2021 e mettiamolo a confronto con un tradizionale 60% azioni 40% bond in euro. Consideriamo tutti Etf ad accumulazione con ribilanciamento annuale.

  • Portafoglio senza materie prime: rendimento annuo del 6,84%, volatilità del 9,5% e rapporto rischio/rendimento dello 0,56
  • Portafoglio con materie prime: rendimento annuo del 7,68%, volatilità 8,87% e rapporto rischio/rendimento dello 0,68

Quindi, in questo lasso temporale (e con il 2022 in mezzo) una quota di materie prime avrebbe fatto aumentare il rendimento totale di quasi un punto percentuale, abbassando anche la volatilità complessiva. Le materie prime hanno svolto la loro funzione. Che però, attenzione a questo punto, non è quella di generare rendimento aggiuntivo

Le azioni degli estrattori di petrolio

L'alternativa è quella di investire indirettamente nel petrolio attraverso i titoli azionari delle società estrattrici oppure (la diversificazione ringrazierà) attraverso Etf settoriali dedicati.

Così come per le società aurifere, gli estrattori di petrolio avranno un andamento in borsa che dipende in parte (non trascurabile, certo) dalle quotazioni del greggio, ma anche da tutta una serie di altri fattori: bilanci, utili, prospettive secondo gli analisti, eventuali operazioni straordinarie, buyback e dividendi eccetera.

Sempre in linea di massima, gli estrattori di petrolio sono società che tendono a remunerare gli azionisti tramite cedole generose, e quindi sono utili per strategie di rendita passiva e/o income investing puro

Prendiamo ancora una volta l'Etf più grande di questa categoria e andiamo ad analizzarlo. Il suo nome è Xtrackers Msci World Energy, è ad accumulazione, costa lo 0,25% annuo e ha al suo interno 50 titoli. Gli Stati Uniti pesano il 61% della capitalizzazione. I primi tre titoli sono Exxon Mobil (17,9%), Chevron (10,5%) e Shell (7,7%). Quindi, si tratta di un Etf molto concentrato nei nomi dei colossi petroliferi mondiali

Cosa sappiamo di questo Etf? Da inizio anno sta guadagnando (in euro) il 26%, con una volatilità a un anno molto elevata e superiore al 20%. Attenzione però: nel 2025, un anno in cui i prezzi del petrolio sono stati sempre molto bassi, l'Etf di fatto non ha realizzato guadagni (+0,45%), così come nel 2023 (-0,73%). Invece nel 2022 ha guadagnato addirittura il 55%.

E questo, al di là dei numeri in sé, ci sta dando un messaggio molto importante: l'alta correlazione tra gli estrattori quotati e il prezzo della materia prima.

Il che rende questi Etf una proxy più che buona dell'andamento del greggio. Da usare quindi con tutti i riguardi del caso: come copertura da un'eventuale inflazione energetica e strumento tattico di extra-performance nella fase di mercato attuale, ma senza che diventi preponderante nel portafoglio complessivo.

Quindi, riassumendo. Il petrolio può avere senso in portafoglio? Sì, ma più come assicurazione che come scommessa

E voi: avete mai pensato di investire nel petrolio o nelle società estrattrici? O avete inserito una parte di materie prime in portafoglio? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Ci sentiamo la prossima settimana!



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