Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Visto che mercoledì scorso l'attualità ci ha portato a parlare di tutt'altro (di oro e di argento, se volete recuperateli a questo link) ritorno oggi al ragionamento che volevo fare con voi alla vigilia dell'anno nuovo.
Che cosa hanno in comune azioni degli estrattori auriferi, banche europee e mercato azionario della Corea del Sud? Sono stati, dati JustEtf alla mano, i migliori Etf del 2025 da poco concluso. Con performance massime*, rispettivamente, del 148% per le azioni degli estrattori auriferi, del 91% per le banche europee e del 76% per la Corea.
Che significano queste performance dal punto di vista del nostro portafoglio? Se NON abbiamo già investito in questi Etf, assolutamente nulla. Se lo abbiamo fatto, oltre a ricordarci che siamo stati "molto bravi" (o molto fortunati), poco o niente. E allora perché ne parliamo? Proviamo a capirlo.
Dopo l'episodio della scorsa settimana una lettrice mi citava il nome nome e il codice Isin di un Etf sulle azioni aurifere globali, esprimendomi il suo ragionamento e chiedendomi un parere. Non sullo strumento in sé, che non ho le competenze né posso dare. Ma sul ragionamento che stava facendo.
«Mi interessa la tua opinione sull'Etf XYZ. Ovviamente non ti sto chiedendo una consulenza. Ci sto studiando sopra, perché comprare ai massimi non mi piace molto come idea, ma anche rassegnarmi e restare fuori non mi va. Dopo tanto studio alla fine sarà comunque una scommessa».
L'Etf in questione nel 2025 è salito del 126%. Ha 45 partecipazioni, con il 43% del portafoglio investito in azioni canadesi, il 14% statunitensi e l'11% australiane.
Dopo aver analizzato lo strumento, la mia risposta è stata la seguente:
«Da un punto di vista tecnico quello che mi stai segnalando è un Etf Ucits (quindi non un Etc sull’oro fisico) che investe in titoli azionari degli estrattori auriferi.
Nulla da dire: nel 2025 sarebbe stato un investimento davvero vincente! E in molti (me compreso) ci mangiamo le mani per non averci investito prima. Provo a esporti un po’ di pro e contro per formularti un’idea.
CONTRO
PRO
Come regola generale, ti invito solo a non considerare un Etf di questo tipo come "materia prima", ma di includerlo nella parte azionaria. Potrebbe essere, in una strategia core-setellite, il sostituto di un prodotto tematico (ad esempio un Etf sulla difesa) ma non di un Etc sull’oro o sull’argento, che invece ha un’altra funzione e un altro obiettivo in portafoglio».
Mi scuserete per l'auto-citazionismo, ma questo è forse il solo e unico messaggio che si può desumere dalle performance passate: non sappiamo (né possiamo sapere) se il treno è passato, se è in corsa o se è ancora al primo miglio e sta prendendo velocità. Quello che però possiamo fare è mettere sui piatti della nostra bilancia i pro e i contro (valutazioni, allocazione, eventuali remunerazioni, fattori di rischio) e stabilire dove penderà la bilancia in base alle nostre convinzioni personali.
Il caso degli estrattori auriferi è il più emblematico e plateale a livello di numeri, ma anche gli altri due hanno caratteristiche interessanti.
Pensiamo alle banche europee e prendiamo l'Etf più grande di questa categoria: Amundi Euro Stoxx Banks (4,3 miliardi di euro di masse), che negli ultimi tre anni ha reso più del 220% (per capire il metro di paragone, il Nasdaq 100 in euro ha reso il 107%).
Proviamo a questo punto a tracciarne un identikit:
Ora traduciamo tutti questi numeri nell'ambito di una strategia core-satellite. Siamo in presenza di un investimento:
La domanda successiva è quella cruciale: crediamo che le banche europee, ora che la Bce ha abbassato i tassi di interesse e l'effetto del risiko bancario si è un po' affievolito, continueranno a correre anche nei prossimi mesi? In base alla risposta che ci daremo possiamo scegliere se scommetterci o no, nonostante (o meglio, a prescindere dalla) performance passata.
Ricordando sempre le altre eventuali funzioni che un investimento di questo tipo ricorprirebbe in un portafoglio satellite: esposizione all'euro, accumulazione dei dividendi eccetera eccetera.
Il terzo caso che andiamo ad analizzare è quello della Corea del Sud: un mercato emergente con diversi tratti in comune con quelli sviluppati (a cominciare dal peso della tecnologia) che lo scorso anno avrebbe restituito agli investitori in euro quasi l'80% di rendimento.
Prendiamo anche in questo caso l'Etf più grande della categoria, il Franklin Ftse Korea (1,4 miliardi di masse) e vediamone le caratteristiche:
In questo paragrafo abbiamo introdotto un altro concetto fondamentale: quello di volatilità. Scommesse molto di nicchia come quelle in un preciso mercato emergente (la Corea, appunto), ma anche in settori molto concentrati (le banche europee, gli estrattori auriferi) veicolano un rischio molto più elevato di un indice ampio e diversificato come l'Msci World.
Inoltre, la Corea include alti due fattori di complessità: il doppio rischio di cambio da un lato, e la netta predominanza di un solo titolo (Samsung, per l'appunto) che vale da solo il 25% dell'indice totale. Morale: se le cose in casa Samsung vanno male, tutto l'indice - e tutto l'investimento - ne risentiranno.
Quindi, se volete approcciarvi a indici così "complessi", ricordatevi sempre la disciplina di un approccio core-satellite: non superare mai una quota marginale dell'allocazione totale, provvedere a ribilanciamenti periodici, rafforzare in modo costante la parte core (Msci World e simili) con un piano di accumulo ricorrente.
E voi: avete mai investito guardando alle performance passate dei prodotti finanziari? Quali riflessioni avete fatto e quali invece avete omesso? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. E noi, come sempre, ci sentiamo la prossima settimana!
*Ogni categoria include al suo interno vari Etf