Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
La scorsa settimana avete risposto in tantissimi all'approfondimento su SpaceX e Btp Italia Sì, e in tanti avete condiviso le vostre strategie di portafoglio.
Nell'ultimo numero di MF-Milano Finanza ho quindi deciso di chiamare in causa tre esperti di mercato per farmi costruire da loro tre portafogli modello in Etf per cavalcare l'accordo di pace in Medio Oriente e il ritrovato appetito per il rischio portato dall'inizio delle grandi quotazioni tecnologiche sul Nasdaq.
Ai consulenti ho rivolto questa domanda, che penso possa interessare anche molti di voi:
L’accordo in Medio Oriente ha riportato sui mercati l’appetito per il rischio, ed è coinciso proprio con la “febbre” da SpaceX, che però incorpora rischi estremi, soprattutto per quanto riguarda i multipli della società di Elon Musk. Quello che vorrei fare è costruire un portafoglio modello per giocare in attacco in questo contesto di mercato, ma con raziocinio. Il destinatario è l’investitore retail evoluto con profilo di rischio medio-alto, che vuole costruire un’allocazione multi-asset per investire 50 mila euro, vuole alzare un po’ il profilo di rischio-rendimento ma con dei paracadute contro le incertezze.
Non entrerò nel merito dei singoli portafogli, per i quali vi rimando all'articolo del giornale. Quello che però vorrei provare a fare oggi è vedere gli elementi in comune, e cercare soprattutto di collocarli nell'attuale ciclo di mercato.
Come spiegano gli analisti di Goldman Sachs in una recente analisi, da qualche anno a questa parte è iniziato un nuovo ciclo di mercato, e sarebbe miope se non proprio pericoloso approcciarlo con le stesse lenti del decennio scorso.
Goldman sostiene che dopo la pandemia siamo entrati in un nuovo regime caratterizzato da tassi più alti, frammentazione geopolitica e necessità di investimenti massicci in energia, difesa e AI. Un contesto molto diverso da quello che ha favorito la corsa quasi ininterrotta dei titoli growth tra il 2010 e il 2021.
La prova più evidente è il 2022, anno in cui azioni e obbligazioni hanno perso contemporaneamente a doppia cifra, interrompendo una dinamica che aveva caratterizzato gran parte del decennio precedente.
L'implicazione operativa è enorme:
La tecnologia ha continuato a vincere, ma non in modo indiscriminato come prima. Il mercato ha iniziato a premiare i titoli dei semiconduttori che permettono concretamente all'AI di funzionare, oltre che altri ambiti a lungo "dimenticati" come le società value, il mercato azionario giapponese, le materie prime.
La sorpresa, per me, è stata che nessuno dei tre professionisti ha costruito un portafoglio "estremo". Anzi: più aumentava l'ambizione di rendimento, più aumentava l'attenzione alla gestione del rischio.
Nel costruire un portafoglio per giocare in attacco gli esperti che ho consultato (rispettivamente Alessandro Capuano di Moneyfarm, Lorenzo Demaria di JustEtf e Francesco Casarella di Colazione a Wall Street Scf) convergono su alcuni punti:
La nuova idea di gioco in attacco (tra pochissimo vedremo con un backtest se funziona davvero) che emerge dai tre portafogli è un vero e proprio cambio di paradigma che recepisce le indicazioni dell'analisi di Goldman Sachs:
Per verificare (ma avevo pochi dubbi visto lo standing dei miei interlocutori) che questi portafogli facessero effettivamente il lavoro richiesto, li ho messi alla prova con un backtest su Curvo a dieci anni. Un lasso di tempo non lunghissimo ma sufficientemente significativo per includere la fine del vecchio regime, la transizione - incluso l'anno spartiacque, il 2022 - e poi il nuovo ciclo.
Nel confronto con l'indice Msci World ho guardato, oltre alla performance in sé - solo uno dei tre portafogli, non vi dirò quale, supera le azioni globali su un orizzonte decennale annualizzato - a tre parametri:
Ovviamente, chi avesse una tolleranza al rischio molto elevata potrebbe comunque preferire un'esposizione quasi interamente azionaria. Ma per molti investitori il punto non è massimizzare il rendimento teorico: è ottenere un buon rendimento riuscendo a restare investiti anche nelle fasi più difficili.
Il senso di tutto questo discorso è però un altro: che ormai anche giocare in attacco richiede un'attenzione al rischio. E in un mondo di alta inflazione, guerre, debiti pubblici alle stelle e ascesa burrascosa dell'intelligenza artificiale, il rischio è una componente strutturale del nostro portafoglio. Con cui dobbiamo imparare a convivere, possibilmente sfruttandola a nostro vantaggio.
E voi: quali paracadute avete messo ai vostri investimenti? Avete mitigato in qualche modo la parte più aggressiva del portafoglio? E a livello di strumenti, quali sono quelli con cui state puntando a giocare "in attacco"? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it.
Ci sentiamo la prossima settimana!