Secondo il sondaggio annuale del Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione del ministero dell'Economia) il 60% degli italiani avverte un peggioramento della propria posizione pensionistica. Al primo posto la sensazione di un futuro di non autosufficienza, con un Paese diviso in due. Al centro Nord prevalgono coloro che si pongono il problema di integrare la pensione del cosiddetto “primo pilastro” con strumenti di natura negoziale, aperta o privata (il secondo pilastro) e assicurazioni per la non autosufficienza. Al Sud, si fa più affidamento su famiglia e parenti.
Il 47% conosce poco o nulla del sistema pensionistico. Tuttavia, il 56% degli italiani si rende conto che la pensione pubblica sia più sufficiente.
La Legge di Bilancio 2026 (la numero 225/2025) ha introdotto la più importante riforma strutturale dei Fondi pensione dal 2005. Le novità principali, in vigore dal 1° luglio, riguardano l'aumento della soglia di deducibilità fiscale a 5.300 euro annui e l'adesione automatica dei neoassunti, con il meccanismo del “silenzio-assenso”.
I nuovi lavoratori, entro 60 giorni dall'assunzione, devono esprimersi sulla destinazione del Tfr (la “vecchia” liquidazione). In mancanza di una scelta esplicita, saranno iscritti automaticamente alla forma pensionistica aziendale o a quella prevista dagli accordi sindacali
Dal 1° gennaio, il tetto massimo di contributi deducibili dal reddito è salito, da 5.164,57 a 5.300 euro all'anno. Inoltre, per i più giovani, nei primi cinque anni di adesione, vi è la possibilità di utilizzare un'ulteriore quota di “extra deducibili”.
Le nuove disposizioni prevedono una revisione delle modalità di erogazione della rendita e la possibilità di richiedere fino al 60% della prestazione in forma di capitale al raggiungimento dei requisiti pensionistici.
È stata, infine, regolamentata la “portabilità del contributo del datore di lavoro”, che si allinea alla scelta del lavoratore anche in caso di passaggio a un diverso Fondo pensione.
Le anticipazioni prevedono la possibilità di richiedere una parte delle somme versate, mantenendo comunque attiva l'iscrizione al Fondo; il trasferimento permette di cambiare fondo pensione, trasferendo tutte le somme accumulate nel nuovo fondo; i riscatti prevedono la possibilità, in caso di discontinuità lavorativa, di richiedere il riscatto totale o parziale. In caso di riscatto totale, il rapporto con il Fondo pensione si conclude. (riproduzione riservata)