Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.
Se avete seguito le cronache di mercato negli ultimi giorni, è molto difficile che siate sfuggiti alla domanda che è sulla bocca di tutti: nelle borse americane c'è una bolla? E questa bolla, se c'è, dipende dalla corsa senza sosta delle società dell'intelligenza artificiale?
Se nel vostro girovagare online vi siete imbattuti in qualche profeta di sventure che vi ha messo in guardia dall'apocalisse finanziaria mondiale, cerco di tranquillizzarvi subito: NON è esplosa nessuna bolla legata all'AI. E non è detto che esploderà, come spiego anche in questo articolo di Milano Finanza. Vi dirò di più: prevedere una bolla (cosa che ultimamente è quasi uno sport olimpico) è impossibile: e chi vi dice che è in grado di farlo vi sta raccontando una gran bufala.
Quello che possiamo dire con certezza è che attualmente, tra i titoli tecnologici della borsa americana, ci sono delle analogie piuttosto forti con l'ultima grande bolla del passato: quella delle dot.com di inizio anni Duemila. Ma ci sono anche (almeno) tre differenze essenziali.
Ma in realtà, se abbiamo fatto bene tutti i compiti in passato, il fatto che possa scoppiare una bolla non dovrebbe farci troppo paura. Cerchiamo di capire il perché.
Le bolle finanziarie sono eventi molto rari, dirompenti e imprevedibili. La Treccani definisce una bolla come un «aumento anomalo del prezzo di un bene o di un’attività, reale o finanziaria, non giustificato dall’andamento dei fondamentali di mercato e tipicamente accompagnato da alti volumi di scambio, a cui fa seguito un crollo dello stesso nella fase di scoppio della bolla».
Tra le grandi bolle del passato possiamo ricordare, oltre a quella delle dot.com di inizio anni Duemila (all'alba della rivoluzione di Internet), quella della finanza giapponese degli anni Ottanta, ma anche quella delle ferrovie dell'Ottocento (all'alba della rivoluzione dei trasporti) e quella dei tulipani del 1600.
In genere, alla bolla si associano due comportamenti molto studiati dalla finanza comportamentale, strettamente intrecciati tra loro: l'effetto gregge, che porta a seguire acriticamente le scelte della massa, e la Fomo (Fear of missing out), cioè la paura di restare fuori dal famoso treno che passa una volta sola nella vita.
In questi due comportamenti irrazionali cadono un po' tutti: dai piccoli investitori come noi alle grandi banche d'affari, fino alle stesse società del settore. La bolla delle dot.com, per esempio, si chiama così proprio perché le aziende, per non perdere i fiumi di denaro che confluivano verso chi si occupava di Internet, mettevano la stringa «punto com» alla fine del loro nome, in modo tale da conquistarsi il loro posto al sole nella grande rivoluzione delle comunicazioni globali.
Con l'intelligenza artificiale sta succedendo qualcosa di simile. Gli esperti tendono a evidenziare tre elementi in favore del rischio bolla e tre elementi che invece lo potrebbero scongiurare.
Ci sono però anche tre elementi di diversità con il passato:
Come abbiamo detto poco fa, però, le bolle sono imprevedibili e nella nostra vita di investitori possono scoppiare. Come mi ha detto nell'intervista per Milano Finanza Carlo Benetti, market specialist di Gam: «Noi non sappiamo quando scoppierà l’incendio, ma possiamo predisporre opportune barriere tagliafuoco».
Una in particolare può farci dormire sonni (il più possibile) tranquilli anche in presenza di una bolla che fa tremare il settore tecnologico - o qualsiasi altro settore - in borsa: la diversificazione.
Forse oggi più che mai vale la nostra vecchia e cara regola: cerchiamo di tenere sempre il nocciolo duro del nostro portafoglio azionario esposto il più possibile al mercato nel suo complesso, investendo in un Etf sull'Msci World o simili, magari con un piano di accumulo.
Questo perché una diversificazione ampia e strutturata fa sì che, se anche una gamba del nostro portafoglio dovesse soffrire, le altre dovrebbero essere in grado di mitigare la correzione.
Certo, se a scendere sono i titoli della tecnologia il nostro portafoglio azionario ne uscirà comunque con le ossa rotte, visto che la tecnologia costituisce a oggi più di un quarto dell'intero indice Msci World. E quindi, torna un'altra vecchia regola di 4 Soldi da Investire: non sottovalutiamo il potere di un cuscinetto obbligazionario.
Avere un po' di bond in portafoglio, coerentemente con il proprio profilo di rischio (spesso i consulenti suggeriscono, per l'allocazione, di investire in bond una percentuale del portafoglio pari alla propria età anagrafica), penalizza un po' la performance quando le cose vanno bene, ma in linea generale serve a mitigare le perdite - salvo anni rarissimi come il 2022 nero per i bond di tutto il mondo - quando le cose vanno male.
Al contempo, è possibile che per varie ragioni (tra cui un po' di Fomo, più che normale) vi troviate con il vostro portafoglio un po' troppo sbilanciato verso i titoli tecnologici. Il che ha anche una sua logica se credete - è una scommessa attiva - che in realtà i timori di bolla siano infondati e che le valutazioni gonfiate dei titoli siano più che giustificate dagli utili attesi nei prossimi anni.
Ricordatevi sempre, però, che state facendo per l'appunto una scommessa attiva. Quindi, di base, chiedetevi sempre:
E voi? Siete molto esposti alla tecnologia in portafoglio? Cosa ne pensate sull'intelligenza artificiale: un rischio di bolla esiste davvero? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Alla prossima settimana!