Tra i buoni propositi per l 2026 (anche per esorcizzare, con un po’ di scaramanzia, i cattivi pensieri) uno spazio speciale dovrebbe essere riservato a programmare la propria successione ereditaria. Senza voler iniziare l’anno all’insegna di funesti pensieri, infatti, questo passaggio consente di mettere in cassaforte il proprio lascito, così da evitare brutte sorprese. Due in particolare: troppe tasse e liti familiari.
«Non esiste un modello di successione valido per tutti, ma esistono alcuni principi che rendono i passaggi più fluidi e meno conflittuali», spiega a Milano Finanza Alessandro Cianci, head of wealth planning di Edmond de Rothschild Italia. La private bank dedica particolare attenzione al tema della pianificazione successoria, forte di un team internazionale di 34 esperti che operano in tutta Europa.
Secondo Cianci, ci sono tre casi di successione che possono fare da paradigma anche per patrimoni meno significativi: quelli di Silvio Berlusconi, Bernardo Caprotti e Giorgio Armani. «Il caso Berlusconi dimostra come la semplicità, se ben utilizzata, possa produrre un risultato efficace», spiega l’esperto. Molti si aspettavano, alla scomparsa del Cavaliere, una successione lunghissima e piena di contrasti. «Invece è stato tutto lineare. Questo perché le decisioni principali erano già state prese in vita», sottolinea Cianci. «Marina e Pier Silvio, designati come responsabili delle attività imprenditoriali (Mondadori e Mfe, ndr), erano stati messi nelle condizioni di avere ruoli chiari nel gruppo e il testamento è rimasto essenziale, senza architetture giuridiche eccessive».
Qual è la lezione? «A volte si sottovaluta il valore della semplicità: più un patrimonio è complesso, più un documento semplice può essere stabilizzante». Ogni cavillo in meno è un potenziale conflitto evitato.
Il documento testamentario può anche essere un modo per trasmettere ai posteri il pensiero del fondatore. È il caso di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga scomparso nel 2016. «Quello di Caprotti è un testamento-manifesto, che racconta addirittura la storia dell’azienda e stabilisce alcuni principi-base che riflettono le volontà del fondatore. Ad esempio, quella di non vendere alle Coop», racconta Cianci. Inoltre quello di Caprotti è un documento «che prevede tutto: governance, pesi, contrappesi, liquidazioni, scenari alternativi».
E poi c’è il caso di Giorgio Armani. «La struttura successoria impostata da Armani è estremamente raffinata: fondazione, categorie di azioni differenziate, diritti di voto graduati, limiti temporali alle vendite, finestra per un’eventuale quotazione», ricorda l’esperto, che evidenzia anche come «Armani avesse anche un certo grado di libertà, perché non aveva eredi legittimi». Tuttavia la trasmissione agli eredi italiani di azioni francesi, data l’entità del pacchetto azionario che si ipotizza Armani detenesse direttamente in EssilorLuxottica, «potrebbe determinare l’applicazione di una tassazione molto elevata, pari al 45-60% in Francia. Questo non toglie nulla alla matrice strategica dell’impianto ma ricorda che, in un mondo in cui le famiglie e i patrimoni sono ormai internazionali, la fiscalità tra Paesi non deve essere sottovalutata», segnala Cianci.
Accanto a questi casi ci sono però i problemi quotidiani delle famiglie italiane facoltose. L’errore più diffuso, secondo il wealth planner, «è non fare testamento: appena il 12% degli italiani lo fa». Eppure, segnala l’esperto, «il testamento è uno strumento semplice e potentissimo perché consente almeno di dare un orientamento alle volontà».
L’alternativa (o lo strumento complementare) è il trust. «A differenza del testamento, che si attiva solo alla morte e diventa pubblico, il trust permette di organizzare la successione in vita, trasferendo o pianificando di trasferire i beni a un trustee che li gestisca secondo regole precise», spiega Cianci. Il trust può assumere, ad esempio, la funzione di holding. Inoltre «può consentire una governance più stabile nel tempo e può ridurre il rischio di conflitti perché le decisioni vengono prese secondo criteri già definiti». Al di là degli strumenti tecnici, per Cianci c’è un altro modo potentissimo per evitare i conflitti: la comunicazione. «Le famiglie spesso si trovano davanti alla successione senza aver mai parlato di ciò che si aspettano. L’assenza di dialogo crea fratture complesse che nessuno strumento giuridico può poi sanare».
Un altro tema che sta diventando sempre più centrale è la gestione dei beni indivisibili. Che cosa fare con immobili, terreni, opere d’arte, collezioni, portafogli titoli? Si tratta di beni che non possono essere divisi materialmente senza perdere valore, o la cui intestazione a più persone può generare complicazioni, ma che devono essere distribuiti tra più eredi. «Questo è il terreno più fertile per le liti», ricorda Cianci, che propone anche uno strumento efficace nella sua essenzialità: la società semplice. «È flessibile, economica, usata da anni nella pianificazione patrimoniale in Italia e permette di trasformare beni indivisibili in quote divisibili. in pratica non si divide il bene, ma si dividono le partecipazioni». Questo evita la frammentazione degli immobili oppure preserva il valore dei beni artistici, semplificando la governance e prevenendo i conflitti.«La società semplice consente anche di gestire nel tempo questi patrimoni: interventi di manutenzione, restauri, prestiti museali, locazioni, vendite, operazioni immobiliari», segnala l’esperto. «Spesso è lo strumento più efficace anche per famiglie con patrimoni non enormi ma con beni che richiedono unità di gestione».
Vanno infine citati due strumenti utili nella pianificazione patrimoniale ma spesso «usati in modo improprio», avverte Cianci. Si tratta di polizze vita e donazioni. «Le polizze, ad esempio, sono efficaci per garantire liquidità immediata agli eredi o per riequilibrare le quote senza dover vendere beni indivisibili, e hanno anche il vantaggio della riservatezza e della rapidità di erogazione». Tuttavia «non possono essere considerate un modo per evitare le regole della quota legittima: se una polizza altera troppo gli equilibri tra gli eredi, può comunque essere contestata».
Per quanto riguarda le donazioni, «sono preziose per anticipare la successione e testare in vita la stabilità delle scelte, ma vanno effettuate con coerenza». Molti titolari di grandi patrimoni «non considerano che tutto ciò che viene donato rientra poi nel calcolo della legittima e che le donazioni mal calibrate generano spesso i conflitti più duri». In sintesi, conclude Cianci, «sono strumenti forti, ma funzionano bene solo se inseriti in un disegno complessivo e avendo le idee chiare, non se usati come scorciatoie». (riproduzione riservata)