Sta sfiorando il raddoppio del prezzo di collocamento, 3,6 euro, Longino & Cardenal, che ha debuttato sul listino Aim l'altro ieri. Nella mattinata sull'onda di scambi vivaci, oltre 100 mila pezzi, il titolo ha segnato un rialzo del 14% a poco più di 6 euro, sfruttando l'appeal per i titoli del settore food.
In occasione della cerimonia di quotazione in piazza Affari, Riccardo Uleri, fondatore e ceo dell'azienda specializzata nella distribuzione, soprattutto a ristoranti di qualità, di specialità alimentari particolarmente raffinate, ha annunciato che punta a investire circa un milione di euro per finanziare lo sbarco a New York.
«Pensiamo di destinare all'operazione circa il 20% dei 4,95 milioni di euro raccolti nella fase d'Ipo,» ha spiegato Uleri. La società sta riflettendo in queste ore sulle modalità con cui procedere in vista dell'avvio delle attivita' a Manhattan. «Non abbiamo ancora deciso se avviare da zero una sede, come avevamo fatto per Dubai e Hong Kong, oppure se procedere attraverso una piccola acquisizione,» ha spiegato l'imprenditore, che sembra propendere per questa seconda modalità. In entrambi i casi, l'obiettivo è di avviare l'attivita' nell'autunno inoltrato, al piu' tardi a inizio 2019.
La prima Ipo del secondo semestre per Piazza Affari, quindicesima da inizio anno, «poggia su un business del tutto particolare», ha ricordato all'avvio della cerimonia il Responsabile della Mid & Small Caps Origination, Equity Primary Markets di Borsa Italiana, Fabio Brigante. «Di solito le aziende individuano cibo italiano da esportare nel mondo, mentre in questo caso il modello è del tutto diverso». L&C va infatti alla ricerca dei cibi piu' rinomati, dal caviale beluga alla bottarga di muggine, dai tagli piu' raffinati del manzo giapponese allo jamon serrano, per venderli in Paesi che non possiedono grandi culture culinarie autoctone. «L&C serve oggi l'85% dei ristoranti stellati in Italia, chef del calibro di Cracco o Sadler, e grandi catene alberghiere come Park Hyatt o Four Season,» ha spiegato Uleri.
L'ammissione alla quotazione e' avvenuta a seguito del collocamento di 1,375 milioni di azioni ordinarie, di cui 1,25 milioni di titoli di nuova emissione e 125.000 azioni provenienti dallo stock messo in vendita da Riccardo Uleri.
Il prezzo unitario era stato fissato a 3,6 euro e sulla base di tale valore la capitalizzazione di mercato risulta pari a circa 22,5 milioni. Il flottante e' del 22%.
Nel 2017, Longino & Cardenal aveva realizzato un fatturato consolidato pari a 28,5 milioni di euro con un Ebitda di 1,5 milioni (Ebitda margin 5,3%).
«Longino & Cardenal vanta un modello distintivo facilmente replicabile all'estero: un'intensa attivita' di scouting a livello globale, prodotti di eccellenza e logistica efficiente. Con la quotazione in Borsa si apre un nuovo importante capitolo della nostra storia che ci auguriamo possa consentire all'azienda di crescere a ritmi ancor piu' sostenuti,» ha sostenuto ancora Uleri.
Uno dei prodotti di punta della società è il caviale persiano, di cui 30 anni fa Uleri ha avuto la licenza di importazione, inaugurando così l'attivitàche negli ultimi anni si è internazionalizzata con l'apertura nel 2013 di una sede a Hong Kong (3 milioni di ricavi nel 2017) e nel 2015 a Dubai (500 mila euro).
«Per accelerare i tempi della crescita pensiamo di acquisire società piccole già attive all’estero per poi trasferire loro il know-how». Nel 2015 Longino ha rilevato il 52% di un fornitore di gamberi di Mazara del Vallo e, creando il marchio Don Gambero, ha portato in due anni la società a triplicare i ricavi. Uleri punta a replicare il successo con altri produttori di eccellenze italianeimpiegando i capitali raccolti con l'Ipo.
Nell'operazione di quotazione Integrae Sim ha agito in qualità di Nomad, Global Coordinator e Specialist, mentre l'advisor legale è stato Chiomenti.