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Paperoni e family office puntano sempre più sull’immobiliare italiano: investito oltre 1 miliardo. Ecco cosa cercano e perché
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Paperoni e family office puntano sempre più sull’immobiliare italiano: investito oltre 1 miliardo. Ecco cosa cercano e perché

03 giugno 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 09:57

Secondo l’ultima ricerca di Jll la clientela private emula i grandi investitori professionali costruendo strategie di investimento sul commercial real estate.  Si punta su uffici, logistica e hospitality grazie al regime fiscale favorevole e le potenzialità di rivalutazione degli immobili di lusso

Ai paperoni piace sempre di più il mattone italiano. Nel 2024 gli investimenti nel real estate da parte di family office, holding familiari e individui con un patrimonio netto superiore ai 30 milioni sono balzati del 68% rispetto all’anno precedente, toccando 1,1 miliardi di euro (circa il 10% dei volumi totali delle transazioni). E il trend sembra essere destinato a continuare. Il primo trimestre del 2025 ha già registrato un’ulteriore crescita, con le operazioni che hanno raggiunto circa 660 milioni, pari al 24% dei volumi totali. A scattare la fotografia è l’ultima ricerca di Jll che questo giornale può anticipare.

Gli investimenti su hotel, uffici e logistica

Con transazioni medie di 25 milioni (o anche superiori se si guardano gli ultimi dati del 2024 e 2025) la clientela private sembra pian piano emulare i grandi investitori professionali costruendo strategie di investimento sul commercial real estate.

Il private wealth si concentra infatti prevalentemente su uffici, che si conferma il settore più attrattivo in linea con le dinamiche degli ultimi anni. La logistica conquista la seconda posizione, spinta soprattutto da un big deal registrato nel terzo trimestre dello scorso anno che ha visto protagonista un family office iberico. Segue il comparto alberghiero, che mantiene un elevato appeal e possibilità di diversificazione territoriale per questa categoria di investitori. Nel primo trimestre del 2025, le tre asset class uffici, retail e hospitality hanno contribuito ciascuno per circa il 30% del volume complessivo delle transazioni, indicando una distribuzione più bilanciata tra i diversi settori.

Cosa spinge gli investimenti in Italia

«Il segmento private nel commercial real estate sta vivendo una congiuntura macroeconomica particolarmente favorevole e le previsioni per il 2025 e 2026 sono di un ulteriore aumento della sua quota di mercato», spiega più nel dettaglio Fabio Pompignoli, head of private wealth capital markets di Jll Italia.

«L’Italia offre un mix unico di fattori che la rendono particolarmente interessante per gli investitori nazionali e internazionali. Il regime fiscale favorevole, con la flat tax sui redditi esteri e ulteriori incentivi per i nuovi residenti, rappresenta un forte elemento di richiamo per i capitali», aggiunge Pompignoli. A ciò si aggiunge anche la disponibilità di immobili di pregio con elevato potenziale di rivalutazione in location esclusive come Milano e Roma, oltre alle principali destinazioni turistiche. Infine, «grazie alla possibilità di diversificare gli investimenti in un’ampia gamma di settori, che include uffici, high street retail, hospitality e logistica, l’Italia si presenta come un mercato particolarmente dinamico e resiliente alle fluttuazioni economiche», prosegue Pompignoli.

La necessità di ribilanciare i portafogli

A queste variabili si aggiunge l’attuale scenario macroeconomico, che sul piano internazionale contribuisce a stimolare l’interesse verso il real estate per diversificare il portafoglio in ottica di asset allocation. In risposta alle sfide economiche e alle incertezze globali, a partire dal 2024 gli individui con elevati patrimoni hanno aumentato i propri investimenti immobiliari, ribilanciando i propri portafogli e portando l’esposizione verso il real estate fino al 19%, con una crescita del 4% su base annua. Secondo i dati Jll, tra il 2019 e il 2024, i soggetti privati sono stati coinvolti, in media, nel 20% delle transazioni immobiliari annuali. 

Nel primo trimestre del 2025, questa percentuale è salita al 39%, considerando sia il ruolo di acquirente che di venditore. Se storicamente i privati sono stati presenti nel commercial real estate in veste di venditori, a partire dal 2023 si è assistito a una chiara inversione della tendenza e a un incremento delle transazioni con un acquirente private. Questo trend riflette le attuali condizioni di mercato, segnate da fluttuazioni economiche, che hanno spinto molti investitori privati a considerare il real estate come un’opportunità di diversificazione dei propri investimenti più stabile rispetto ad altre asset class. (riproduzione riservata)



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