Queta settimana due azionisti rilevanti hanno accresciuto le loro posizioni in Orsero, la societa' attiva nell'importazione e distribuzione di frutta fresca.Il primo è il grupo Fernandez che ha portato la sua posizione al 5,6% del capitale, il secondo è il fondo di investimento Wilmington Capital che ha portato la sua partecipazione al 5,004%.
Fernandez e Wilmington affiancano così l'azionista di maggioranza relativa, la Fif Holding della famiglia Orsero, che controlla il 31,6% del capitale. Il titolo oggi è poco mosso in leggero calo a 10,2 euro.
Gli ultimi dati sulla gestione relativi al primo semstre di quest'anno segalano un rafforzamento del business, con una sensibile crescita del fatturato e del posizionamento competitivo in Italia e Spagna i due mercati pincipali della società.
che può essere scomposta in un incremento a perimetro costante del 5,2% ed un effetto dovuto al consolidamento delle società acquisite del 35,1%.
La crescita dei ricavi è riferibile in particolare al settore distribuzione, che è cresciuto nel complesso di oltre il 59%, di cui il 9,4% a perimetro costante, attribuibile principalmente alle società operanti in Italia ed in Francia, e circa il 50% per l’incremento dell’area di consolidamento.
È calata vistosamente, invece, la redditivita con l' ebitda fermo a 15,6 milioni di euro, pari al 3,3% dei ricavi, con una diminuzione di circa 10,7 milioni di euro rispetto al 2016. La causa principale è stata la minore redditività registrata dal settore import & shipping dovuta a:
• l’insufficiente redditività del prodotto banana verde (Import), determinata dal prolungato eccesso di offerta sui mercati internazionali che ha a sua volta causato un basso livello dei prezzi di vendita già a partire dal quarto trimestre 2016;
• la ridotta profittabilità dell’attività di trasporto marittimo (shipping) per via del calo dei volumi trasportati, unito al sensibile incremento del costo del carburante (+75% nei primi sei mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) non bilanciato da una coerente crescita delle tariffe riconosciute dal mercato.
Invece è risultata stabile la marginalità del settore distribuzione, a parità di perimetro, grazie alle migliori performance delle società italiane che hanno compensato la minore redditività delle attività in Francia e in Portogallo penalizzata quest’anno dal negativo andamento del mercato banane.
L'utile netto è stato di circa 20 milioni, a fronte degli 11,4 milioni del primo semestre 2016.
«Il gruppo è potenzialmente ben avviato al raggiungimento del target di un miliardo di euro di giro d’affari annuo entro breve tempo,» ha sottolineato Raffaella Orsero, vice-presidente e ceo, commentando i dati semstrali.
«Sul fronte della redditività, il gruppo, come altri importanti operatori del settore, sta scontando una congiuntura particolarmente sfavorevole tanto per il mercato delle banane a causa di un’abbondante offerta da parte dei Paesi produttori ed esportatori che ha eroso i prezzi di vendita all’importazione, che degli avocado, per i quali a livello internazionale la domanda è strutturalmente superiore all’offerta e nel corso del 2017 una certa scarsità di prodotto, in particolare in Messico, ha determinato un conseguente incremento dei costi di approvvigionamento che non è stato possibile ribaltare proporzionalmente nei prezzi di vendita».
Secondo l'imprenditrice, questa congiuntura è da ritenere transitoria e, per certi versi fisiologica, dato che il Gruppo commercializza prodotti agricoli freschi la cui produzione e il cui consumo sono soggetti a molteplici fattori naturali e climatici.
Orsero è tra i leader nell’Europa mediterranea per l’importazione e la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi, che ogni anno importa e
commercializza oltre 550.000 tonnellate di prodotto ortofrutticolo fresco in tutto il Sud Europa. Il Gruppo Orsero è nato oltre 50 anni fa per iniziativa della famiglia Orsero, attiva già a partire dagli anni ‘40 nel settore ortofrutticolo, in partnership con altri imprenditori.
Nel corso dei decenni, il gruppo ha ampliato le attività sia dal punto di vista territoriale in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Costa Rica e Colombia, sia dal punto di vista merceologico e settoriale, secondo un modello di c.d. integrazione verticale.