I prezzi dell'oro si stabilizzano appena al di sopra della soglia di 3.000 dollari l’oncia, superata la settimana scorsa, con l'attenzione rivolta ai dazi dell’amministrazione Trump e alla riunione della Federal Reserve degli Stati Uniti (attesi tassi di interesse invariati il 19 marzo, con la prossima sforbiciata a giugno). L'oro spot al momento sale dello 0,38% a 2.998,10 dollari l’oncia dopo aver raggiunto il massimo storico a 3.004,86 dollari l’oncia venerdì 14 marzo. Mentre il future sull'oro cresce dello 0,18% a 3.006,49 dollari.
«Il metallo è rimasto pressoché invariato, in quanto gli operatori hanno valutato un atteggiamento più da colomba da parte della Fed in seguito ai dati economici che hanno mostrato un'inflazione statunitense inferiore alle attese e ai dati sull'occupazione che indicano un raffreddamento del mercato del lavoro», spiega Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades.
Nel frattempo, però, l'incertezza sulle politiche commerciali del presidente Trump sta turbando gli operatori. Il presidente degli Stati Uniti ha detto che non ci sono esenzioni sui dazi sull'acciaio e sull'alluminio e che il 2 aprile saranno imposte tariffe reciproche e settoriali. Il mese scorso Trump ha alzato le tariffe sulle importazioni di acciaio e alluminio al 25%, contribuendo a un'escalation della guerra commerciale. Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, il numero uno della Casa Bianca ha affermato che i dazi reciproci sui partner commerciali Usa si aggiungeranno ai dazi sulle auto. «In alcuni casi, entrambi», ha affermato, minacciando: «oltre a questi ne avremo altri». Come se non bastasse il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha avvertito in un'intervista alla Nbc che «non ci sono garanzie» che non ci sarà una recessione negli Stati Uniti.
Anche le turbolenze geopolitiche in corso in Yemen rafforzano ulteriormente la domanda di oro. In questo contesto, soprattutto se i dati macro Usa dovessero continuare a indebolirsi (oggi, 17 marzo, l’indice manifatturiero Empire State a marzo è crollato a -20 punti base e la fiducia dei costruttori Nahb è scesa a 39 punti a marzo, sotto le stime degli economisti), i prezzi del lingotto potrebbero registrare un ulteriore rialzo.
Wayne Gordon, strategist di Ubs, pensa di sì, finché i rischi politici e la guerra commerciale continueranno a intensificarsi e a stimolare la domanda di beni rifugio. Al riguardo, l’esperto ha recentemente aumentato le probabilità di una guerra commerciale prolungata e più ampia dal 25% al 35% e ha detto che non può escludere un’ulteriore revisione, visto che l'amministrazione Trump è pronta a far partire i dazi il 2 aprile.
Gordon segnala anche il deterioramento degli indicatori macro negli Stati Uniti che porta a una maggior probabilità di tagli dei tassi da parte della Fed con l’aumento dei rischi di recessione. In altre parole, vede un cambiamento da una «put Trump» a una «put Fed«. Di conseguenza ha rivisto il suo target per il prezzo dell’oro a 3.200 dollari l’oncia per tutto il 2025 e fino a marzo 2026 dalla stima precedente di 3.000 dollari l’oncia. Nel breve termine, riconosce che il mercato è entrato in territorio di iper comprato tecnico, ma pensa che l'umore prevalente tra gli investitori rimanga di cautela per le azioni statunitensi e di fiducia nell'oro.
Naturalmente, se il presidente Trump dovesse fare un passo indietro dalle sue politiche commerciali, ciò minerebbe gli acquisti difensivi, con un supporto tecnico al ribasso a 2.850 dollari l’oncia. In precedenza, osserva ancora Gordon, «avevamo identificato il ritorno degli afflussi negli Etf come una condizione necessaria per far salire il prezzo del metallo giallo. Questo si sta concretizzando, con il più grande Etf sull'oro del mondo, Spdr Gold Trust, che ha riportato le sue partecipazioni a circa 908 tonnellate metriche a febbraio, il livello più alto da febbraio 2023.
Anche gli acquisti delle banche centrali sono cruciali come supporto strutturale per il mercato. In particolare, la Banca popolare cinese e la Banca centrale della Polonia, il principale acquirente nel 2024, continuano ad aumentare le loro riserve auree. Come nel 2024», conclude l’esperto di Ubs, «riteniamo che gli acquisti da parte delle banche centrali possano di nuovo arrivare vicini ai livelli degli anni recenti a circa 1.000 tonnellate metriche annuali. Per cui tra i metalli preziosi ribadiamo la nostra preferenza per l’oro e consigliamo l’acquisto sui pullback». (riproduzione riservata)