L'impatto dell'intelligenza artificiale non è uguale per tutte le aziende. C'è chi ne beneficia e chi no, ma la recente accelerazione delle spese in AI suggerisce che l'effetto in un ampio spettro di settori si manifesterà in maniera evidente nei prossimi trimestri. Dal punto di vista dell'investitore, perché allora non cogliere adesso le opportunità che si concretizzeranno più avanti? A tal proposito, gli analisti di Goldman Sachs hanno individuato le società Usa che trarranno i maggiori vantaggi dall'adozione dei sistemi di intelligenza artificiale, grazie a consistenti miglioramenti di produttività. Si tratta di realtà che operano in comparti diversi (dall'immobiliare, alle assicurazioni, al tempo libero) e che, grazie all'AI diventeranno più efficienti. Ma c'è di più: questi guadagni non sono ancora scontati nelle attualità quotazioni borsistiche, lasciando quindi margini di apprezzamento a titoli come eBay, Trade Desk, Edsion International e Aibnb, solo per citare al alcuni nomi (si veda la tabella pubblicata in questa pagina).
Digital e physical AI. Quando si parla di aumento di produttività attraverso l'AI, è bene però distinguere due concetti: digital and physical AI. Il primo, ovvero i modelli linguistici, fa riferimento al software che agisce sul lavoro fatto di dati, testo e informazioni. Quello di physical AI consiste invece nell'intelligenza artificiale che scende nel mondo fisico attraverso robot, macchine e sistemi di automazione dotati di percezione (sensori, visione artificiale) e capaci di agire e muoversi nello spazio. È l'AI che non si limita a «pensare», ma manipola oggetti, guida veicoli, movimenta merci, lavora in fabbrica e nei campi. «Ed è proprio qui, nella physical AI, che vedo alcuni dei guadagni di produttività più concreti e ancora sottovalutati dagli investitori», dice Edoardo Giraudi, equity analist presso Decalia. Per scendere alla pratica, l'analista ha selezionato alcune società che rispondono a questo criterio. Per esempio Deere & Co, per l'automazione nell'agricoltura. Trattori autonomi e sistemi di machine vision che irrorano solo le piante infestanti: physical AI che si traduce in meno input, meno manodopera e più resa per l'agricoltore. Poi c'è il gigante Abb: leader dell'automazione industriale che cavalca l'ondata di investimenti sulla fabbrica intelligente. Sandvik è specializzata invece nell'automazione mineraria. «Un esempio perfetto di physical AI applicata a un settore vecchia economia. La sua piattaforma AutoMine gestisce l'operazione autonoma e tele-comandata di camion e caricatori», prosegue Giraudi. È produttività fisica misurabile, in un contesto dove l'automazione toglie anche gli operatori dagli ambienti più pericolosi. Quando si parla di automazione della logistica la scelta cade su Daifuku: tra i leader mondiali nei sistemi di material handling e nei magazzini automatizzati. È l'infrastruttura fisica che rende possibili i guadagni di produttività nella distribuzione, dal retail ai semiconduttori. Passando alla robotica, in questo campo primeggia Hyundai. Il gruppo controlla Boston Dynamics - i robot Atlas, Spot e Stretch - ed è uno dei pochi grandi produttori industriali con una scommessa diretta e verticalizzata sulla robotica avanzata.
Non solo hyperscaler. I primi vincitori dei guadagni di produttività dell'IA sono stati hyperscaler e produttori di chip e le loro valutazioni già lo riflettono. L'opportunità più interessante ora riguarda chi intercetterà la fase di adozione dell'IA. «È qui che entrano in gioco energia, industria, materiali e utility: settori con un reale potenziale di crescita legato all'intelligenza artificiale, ma senza i multipli elevati tipici dei titoli software pure-play», spiega di Laura Cooper, global investment strategist di Nuveen. Il settore industriale si distingue in modo particolare, soprattutto in Europa, dove lo sviluppo di infrastrutture per l'AI si sta sommando al ciclo di spesa per la difesa e alla spinta fiscale a guida tedesca, una combinazione che, a parere di Cooper, sosterrà una ripresa ciclica verso il prossimo anno. Fra le materie prime, da non dimenticare il rame, considerato il suo ruolo di risorsa critica per le infrastrutture dell'AI (data center, capacità della rete elettrica, sistemi di raffreddamento).
Il costo del lavoro. Con l'ampliarsi dell'adozione dell'IA e l'aumento della produzione per lavoratore potrebbe verificarsi «una conseguente riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto, in grado di esercitare una significativa pressione ribassista sull'inflazione dei servizi», fa notare l'esperta di Nuveen. In tutti i principali mercati sviluppati, la disoccupazione nei servizi professionali esposti all'IA non è aumentata in modo significativo. Tuttavia, proprio come accade per la produttività, l'impatto sul mercato del lavoro tende ad arrivare con un certo ritardo. Per l'analista di Decalia, i fattori chiave da monitorare «saranno un aumento continuo della disoccupazione tra i lavoratori laureati nei settori esposti all'AI, l'accelerazione dei tagli al personale nei servizi professionali motivata da guadagni di efficienza, o un peggioramento delle assunzioni entry-level nei settori finanziario, legale e tecnologico». Se lo scenario resta quindi complesso, per l'investitore l'impegno maggiore è seguirne da vicino l'evoluzione, in modo, se possibile, di anticiparne gli sviluppi. (riproduzione riservata)