I telescopi di Officina Stellare puntano verso quota 5 milioni. Questo l’obiettivo massimo di raccolta per la pmi innovativa che da una settimana è impegnata nel roadshow in vista della quotazione su Aim con un flottante compreso fra il 10 e il 20%. La presentazione agli investitori sta ottenendo «riscontri positivi perché la new space economy ha prospettive di crescita enormi», spiega l’ad Giovanni Dal Lago, che nel 2009 a Sarcedo (Vicenza) ha fondato la società insieme al presidente Riccardo Gianni e al responsabile business development Gino Bucciol.
Secondo Morgan Stanley il giro d’affari del settore è di 350 miliardi di dollari e dovrebbe arrivare a circa 1.100 miliardi entro il 2040. I telescopi giocano un ruolo centrale nella nuova economia spaziale con impieghi che vanno dalla difesa all’osservazione della Terra a fini scientifici e industriali, dalla comunicazione laser per l’internet delle cose alla ricerca della «spazzatura spaziale» utile a pianificare al meglio il lancio dei satelliti commerciali. Per cogliere queste opportunità Officina Stellare punta ad assumere personale altamente qualificato e a realizzare la prima «fabbrica spaziale» dove sviluppare tecnologie dedicate all’aerospazio.
Parte dei proventi saranno poi utilizzati per l’apertura di filiali commerciali negli Stati Uniti, in Colorado, e in Asia, a Hong Kong. Dall’estero proviene, del resto, il 91% dei 5 milioni di ricavi 2018 (+82% sul 2017) generato dalle commesse di grandi clienti come Nasa, Us Air Force, Airbus e Kasi (l’istituto di ricerca aerospaziale sudcoreano). Un ritmo di crescita che Officina Stellare intende mantenere nei prossimi anni, anche attraverso il lancio di un marchio B2C, raggiungendo nel 2020 un fatturato superiore ai 13 milioni con un’ebitda di oltre 4,4 (un margine quindi del 33%). (riproduzione riservata)