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Nuovo mercato a Piazza Affari (sotto l'Aim)
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Allo studio di Borsa Italiana l’introduzione di un altro segmento sotto l’Aim

Nuovo mercato a Piazza Affari (sotto l'Aim)

24 dicembre 2019, 15:30 Ultimo aggiornamento: 15:37

L’obiettivo è evitare casi come quello della fallita Bio-on. Il nuovo comparto sarebbe riservato a startup e pmi con fatturato ridotto. E soprattutto sarebbe vietato a investitori non professionali

Un nuovo segmento di mercato, gerarchicamente sotto all’Aim, dove far confluire le startup e le pmi innovative sotto una certa soglia di fatturato e utile. E forse vietato agli operatori retail. Sarebbe stato questo l’oggetto di una riunione fiume tenutasi la settimana scorsa a Palazzo Mezzanotte. Seduti intorno al tavolo, le prime linee di Borsa Italiana e alcuni tra gli operatori più rappresentativi del mercato Aim. Lo scopo sarebbe quello di evitare altri casi tipo Bio-on, ma non solo. La vicenda della società bolognese attiva nelle bio-plastiche ha avuto il peggior epilogo possibile con il Tribunale di Bologna che, con sentenza n. 137/19 del 20 dicembre 2019, ne ha decretato il fallimento. Inutile dire quanti piccoli azionisti siano rimasti incastrati nel fallimento e che ora si ritrovano azioni in portafoglio che valgono zero e la cui unica possibilità è costituirsi parte civile nel processo e tentare la via del risarcimento.

Da chiarire subito che il nuovo segmento non potrà certo evitare fallimenti o truffe (di cui Bio-on non è certo stata la prima). L’idea piuttosto è quella di tutelare al massimo i piccoli risparmiatori o trader retail e, per farlo, si è scelto il modo più radicale possibile, ovvero quella di vietare loro questo tipo di operatività. Se il nuovo segmento dovesse prendere il via ed essere limitato ai soli operatori professionali (oltre che agli istituiti finanziari), secondo la normativa Consob, chi volesse accedervi dovrebbe soddisfare almeno due dei seguenti requisiti per essere inclusi: in primo luogo aver effettuato operazioni di dimensioni significative sul mercato con una frequenza media di dieci operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti. Il secondo requisito è che il valore del portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i depositi in contante, debba superare 500 mila euro, mentre l’ultimo implica che chi investe debba lavorare o aver lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione che presupponga la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti.

A concorrere alla decisione di limitare il segmento, come accennato, è stato anche il clamore mediatico suscitato dall’ascesa e dalla caduta di Bio-on, società simbolo dell’Aim perché in pochi anni era arrivata a capitalizzare più di un miliardo di euro, senza che nessuno (se non un fondo americano) sospettasse nulla. Come anticipato però non c’è solo questo. Borsa Italiana ha deciso di muoversi per contrastare anche la crescente concorrenza che arriva dalla borsa di Euronext. L’intento è di invertire una tendenza che ha allarmato i vertici di Borsa Italiana, guidata da Raffaele Jerusalmi. Sempre più aziende italiane optano infatti per i dual listing scegliendo proprio la piazza pan-europea, quotandosi contemporaneamente quindi sia sulla borsa milanese che su quella parigina piuttosto che ad Amsterdam, Bruxelles, Lisbona o Dublino, le altre piazze del circuito Euronext. Ad attirare le aziende è la sua maggior internazionalità, ma soprattutto le diverse modalità di accesso alle contrattazioni. Euronext dispone infatti di un mercato maggiore, quello dell’Mta o dello Star per le medie e grandi capitalizzazioni, e un segmento per le piccole capitalizzazione, denominato Euronext Growth, molto simile all’Aim di Borsa Italiana. Per approdare al Growth bisogna essere supportati da un listing sponsor (il Nomad), avere legali, revisori e raccogliere un minimo di 2,5 milioni di euro.

La borsa pan-europea però prevede altri due segmenti minori rispetto al Growth, denominati Access e Access+. Questi due segmenti hanno lo scopo di attirare le società verso i mercati finanziari, facilitandone i processi per la quotazione. L’Access ad esempio è aperto a tutte le società che vogliono avere visibilità presso gli investitori istituzionali: le imprese interessate non hanno bisogno di una raccolta minima per accedervi né di un listing sponsor in affiancamento. In gergo tecnico è quello che si chiama «just listing», cioè una quotazione tecnica con la sola smaterializzazione delle quote della società. Per approdare sull’Acess+ invece occorre passare per una compliance più stringente rispetto all’Acess (ma sempre abbastanza blanda) e raccogliere almeno un milione di euro. Nonostante possano sembrare mercati di secondo livello, hanno numeri tutt’altro che risibili considerato che il comparto Acess ha oltre 200 società quotate tra Parigi, Bruxelles e Lisbona, con una capitalizzazione che si aggira sui 4,5 miliardi di euro (il Growth conta oltre 200 società per quasi 16 miliardi di capitalizzazione).

Il nuovo segmento che Borsa Italiana vorrebbe istituire consentirebbe inoltre il crowdlisting (possibilità già contemplata da Euronext). Il crowdlisting è il meccanismo che permette a una piattaforma di crowdfunding di raccogliere capitali per una società emittente. Al termine della raccolta è possibile ottenere l’ammissione a negoziazione su uno dei mercati gestiti da Euronext, saltando tutta la fase di roadshow. Si tratta di un tema molto caldo e Borsa Italiana si trova al momento in una posizione di svantaggio rispetto al competitor europeo, dimostrata dal fatto che il prossimo 27 dicembre debutterà su Euronext i-Rfk, società italiana passata proprio dal processo di crowdlisting per arrivare in borsa. C’è però un fatto molto importante che pone Euronext ancora in vantaggio rispetto a Borsa Italiana: le contrattazioni sono aperte a tutti gli operatori, professional e non. (riproduzione riservata)



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