Nuovo passo avanti della Catelli Food Technology (Cft) di Parma, la multinazionale tascabile delle macchine per il packaging alimentare, che potrebbe diventare un nuovo caso Ima, la multinazionale bolognese della famiglia Vacchi, da 1,5 miliardi di fatturato, leader mondiale nella macchine confezionatrici.
Cft, oltre 200 milioni di fatturato con 600 dipendenti e operations in 4 continenti, ha acquistato la maggioranza (61%) di Co.Mac di Bergamo, attiva nella progettazione, costruzione, riparazione, manutenzione, assistenza tecnica e commercio di macchine per la confezione, l'imballaggio e la distribuzione di prodotti alimentari con un particolare focus sul settore della birra.
Cft sarà ufficialmente sul listino Aim da agosto, quando avrà effetto la business combination con la spac Glenalta (quotata finora), approvata dagli azionisti nell'aprile scorso.
Cft ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati pro-forma di 200 milioni di euro, il 90% dall’estero, un ebitda di circa 19,7 milioni e un debito finanziario netto di circa 30 milioni. Il gruppo opera in Italia, Germania, Francia, Russia, Ucraina, Usa, Brasile, India, Cina e Malesia.
«Con l'acquisizione di Co.Mac, il gruppo Cft rafforza ulteriormente il proprio posizionamento competitivo nel settore del beverage e in particolare nel riempimento della birra, completando l'attuale offerta commerciale, costituita dagli impianti di produzione birra, attualmente forniti attraverso la controllata tedesca Rolec Prozess und Brautechnik GmbH, e da quelli di riempimento in vetro e in lattina, con gli impianti automatici e semi-automatici per il confezionamento di bevande in fusti, nella produzione e commercializzazione dei quali Co.Mac è leader di mercato», ha spiegato Roberto Catelli, fondatore e presidente di Cft.
«Il perfezionamento dell'operazione consentirà al gruppo CFT, attraverso una gamma di prodotti di indiscussa leadership tecnologica, di fornire ai propri clienti soluzioni complete chiavi in mano, consolidando il posizionamento competitivo in un settore che presenta interessanti prospettive di sviluppo,» ha aggiunto Alessandro Merusi, ceo del gruppo.
Venditori sono stati Giuseppe e Marco Scudeletti e Giorgio e Fabio Donadoni, soci al 25%, di Co.Mac, che hanno ceduto ciascuno il 15,43% del capitale.
Nel 2017 Co.Mac ha registrato ricavi per 33,1 milioni di euro, un Ebitda adjusted di 6,1 milioni, un utile netto adjusted pari a circa 3,9 milioni con una cassa per 4,7 milioni.
Il corrispettivo complessivo previsto per l'acquisizione, da corrispondere interamente al closing, è stato fissato in 25 milioni di euro, poco più di 4 volte l'ebitda del 2017, determinato sulla base di una valutazione del 100% di Co.Mac di 40,5 milioni di euro, ottenuta sulla base di multiplo dell'Ebitda 2017 adjusted di 5,9 volte.
Il perfezionamento dell'acquisizione è condizionato all'efficacia della fusione tra Cft e Glenalta, previsto entro il 10 settembre. Alla stessa data, Cft e i soci venditori sottoscriveranno un patto parasociale disciplinante, inter alia, i rapporti tra i soci di CO.MAC, il regime di trasferimento delle rispettive partecipazioni, la concessione di opzioni di acquisto e di vendita sulla quota residuale degli Scudeletti e Donadoni.
L'opzione di acquisto e di vendita sarà esercitabile a partire dalla data di approvazione del bilancio 2022 di Co.Mac e fino al 30 giugno 2023 a un prezzo calcolato sulla base del tasso di crescita prospettico dell'Ebitda di Co.Mac negli esercizi ricompresi tra il 2017 e il 2022.
Nella business combination con Cft, Glenalta aveva impegnato il totale dei 98 milioni raccolti in fase di Ipo, un anno fa, in parte per acquistare il 10,4% di Cft dagli attuali azionisti per un esborso complessivo di 10 milioni di euro, e in parte (88 milioni) per sottoscrivere un aumento di capitale della stessa Cft, in modo da arrivare a un flottante post-fusione del 51,51% del capitale totale.
A Cft era stato attribuito un equity value di 96,5 milioni, che corrisponde a un enterprise value di circa 6,2 volte l’ebitda, includendo il valore delle minoranze (fair value) e tenuto conto del debito finanziario netto normalizzato concordato tra le parti, circa 11,3 milioni.
I soci di Cft, per il 90% la famiglia fondatrice, Catelli, e per il resto l’attuale ceo, Alessandro Merusi, deterranno anche azioni a voto plurimo, non negoziate sull’Aim Italia, che consentiranno agli attuali azionisti di Cft di continuare a esercitare la maggioranza dei diritti di voto anche dopo la fusione, con circa il 59,24% dei diritti di voto.