Berkshire Hathaway, un tempo anonima azienda tessile, è diventata in sei decenni uno dei conglomerati più eclettici e influenti del capitalismo americano. Alla vigilia del passaggio di testimone di Warren Buffett, la holding conta oltre 392 mila dipendenti e una rete di partecipazioni che tocca praticamente ogni settore dell’economia.
Tra le aziende di proprietà figurano marchi noti come Dairy Queen, Fruit of the Loom, le caramelle See’s, le batterie Duracell e le vernici Benjamin Moore. Ma nell’universo Berkshire trovano spazio anche produttori di stivali da cowboy, abbigliamento per bambini con etichetta Garanimals, simulatori di volo per piloti e persino aziende che affittano uffici temporanei o vendono erba sintetica per stadi. Negli ultimi anni, però, Buffett ha puntato sempre di più su quelli che definisce i suoi «quattro giganti»: assicurazioni, ferrovie, energia e una massiccia quota in Apple.
Il cuore finanziario di Berkshire è l’attività assicurativa, con in testa Geico, tra i principali assicuratori auto negli Stati Uniti. Ma il gruppo copre anche rischi fuori dal comune, come l’assicurazione stipulata con PepsiCo contro la (improbabile) eventualità che una scimmia indovinasse una serie di numeri in diretta TV. Le compagnie assicurative generano ogni anno decine di miliardi in «float», cioè liquidità che Buffett reinveste.
Con BNSF Railway, Berkshire possiede una delle maggiori ferrovie del Nord America: oltre 52 mila chilometri di binari in 28 stati Usa e tre province canadesi. L’acquisto nel 2009 dell’intero capitale fu, come disse Buffett, «una scommessa totale sul futuro economico degli Stati Uniti».
Nel 1999, Buffett entra nel settore energetico con l’investimento in MidAmerican Energy, oggi Berkshire Hathaway Energy. Da allora, i profitti sono aumentati di oltre 30 volte. Ma la mossa più strategica è stata forse quella di inserire Greg Abel, ex contabile e manager del gruppo, come suo successore designato alla guida di Berkshire.
Nulla simboleggia meglio l’evoluzione dell’approccio di Buffett ai mercati quanto l’investimento in Apple. Alla fine del 2024, Berkshire possedeva 300 milioni di azioni, per un valore di circa 75 miliardi di dollari. Pur avendo ridotto la quota rispetto al 2023, il gruppo deteneva ancora circa il 2% del colosso tecnologico. Con aziende che vanno dagli anelli di diamanti agli shuttle bus per hotel, il conglomerato di Omaha è oggi un microcosmo dell’economia americana, modellato dalla mano ferma e dallo sguardo lungo del suo fondatore. E, presto, sarà anche il banco di prova per il suo erede. (riproduzione riservata)
