Da quest'anno il costo per la quotazione in borsa di una pmi si dimezzerà, scendendo da circa l'11% dei capitali raccolti, livello particolarmente elevato a livello europeo, al 5-6%, secondo una stima di IR Top Consulting, grazie al credito di imposta sul 50% dei costi fissi di consulenza. La misura fiscale è diventata definitiva con l'approvazione della legge di bilancio 2018.
In particolare i costi di consulenza fissi relativi alle prestazioni dell'advisor finanziario, del nomad, della società di revisione e della società di comunicazione, che attualmente ammontano a una cifra variabile tra 650 mila euro e 830 mila euro, dovrebbero ridursi a un importo compreso tra 330 mila e 415 mila euro grazie alla posibilità di detrazione ai fini fiscali di un importo massimo di 500 mila euro.
Secondo gli analisti, il provvedimento dovrebbe spingere molte società restie a quotarsi anche per il costo elevato dell'operazione, a rivedere le proprie strategie, già a partire dall'anno prossimo. Secondo stime governative elaborate in collaborazione con Ir Top, le nuove quotazioni in borsa nel 2018 potrebbero essere 40 e 60 nei due anni successivi, per un totale di 160 nel triennio 2018-2020, il periodo di riferiemento del provvedimento.
Il credito d’imposta concesso dalla legge di bilancio ammonterà a un importo massimo di 500 mila euro purché la società in quotazione sia una pmi secondo la definizione dell’Ue, quindi abbia a libro paga unità tra 10 e 250 addetti-anno, un fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni o totale annuo di bilancio tra 2 e 43 milioni, e che l'operazione avvenga nel triennio 2018-2020 sui mercati europei, regolamentati e non.
Il credito d’imposta - ed è un aspetto qualificante dell’iniziativa - è riconosciuto per la quota parte relativa all’aumento di capitale (ops) all’interno dell’operazione di ipo, non per la parte in vendita (opv), favorendo così l’afflusso di risorse mirate solo alla crescita dell’impresa. È pertanto un vantaggio fiscale per l’emittente, escludendo l’eventuale quota di competenza degli azionisti venditori.
Il credito d’imposta spetterà anche alle pmi oggetto della business combination per le operazioni condotte dalle spac (special purpose acquisition company), modello che ha avuto un importante sviluppo negli ultimi due anni, in particolare grazie al nuovo afflusso di liquidità nel 2017 veicolato dai Pir, i Piani individuali di risparmio, anch'essi agevolati fiscalmente, che quest'anno hanno raccolto circa 10 miliardi di euro.
Di questa somma rilevante, tuttavia, solo un quarto è stato investito in azioni, circa 2,5 miliardi di euro, e di questi alle pmi sono finiti 750 milioni, divisi fra le società quotate al listino Star e all'Aim. Non si tratta affatto di una cifra sbalorditiva, dal momento che Star e Aim capitalizzano insieme circa 45 miliardi di euro., d'altra parte è un flusso di liquidità che ha mosso diversi titoli di società promettenti.
I Pir, partiti a gennaio sono uno dei tre provvedimenti del governo per aiutare la crescita delle pmi. Il secondo è la legge Industria 4.0 che permette alle aziende di ammodernare gli impianti e investire in personale specializzato. Il terzo è il credito d'imposta sui costi di quotazione