L'Aim è un modello vincente ed è importante che mantenga un ruolo centrale nel passaggio di Piazza Affari a Euronext. «Dal 2008 a oggi Borsa Italiana, escluso l'Aim, ha perso 107 società, il 31%», ha sottolineato Giovanni Natali, presidente di AssoAim durante l'evento Da Aim a Euronext: prospettive del mercato italiano di crescita per le Pmi. «L'unico segmento che è salito è l'Aim, arrivato a 153 società quotate, il che denota la capacità di crescita di questo mercato, un fiore all'occhiello in ambito europeo». Un patrimonio da salvaguardare, come ha rimarcato Paolo Daviddi, socio dello studio legale Grimaldi. «L'elemento di continuità che porterà Euronext sarà apprezzato e rappresenterà un'agevolazione per tutti noi per affrontare questa nuova sfida, ma l'invito è di mantenere e preservare il patrimonio che abbiamo costruito. Perché se oggi l'Aim funziona, funziona perché è una straordinaria opportunità di accesso ai mercati e uno strumento conosciuto, regolamentato e gestito». Il segmento si è infatti rivelato indispensabile per aiutare le pmi italiane nella raccolta dei capitali e per accompagnarle nel percorso di sviluppo, anche dimensionale. «Le società che si sono trasferite nel tempo dall'Aim hanno aggiunto 11 miliardi all'Mta», ha ricordato Barbara Lunghi, head of primary market di Borsa Italiana. «Questo mercato sta quindi svolgendo la funzione di acceleratore della crescita e di accompagnamento graduale delle società anche verso il mercato principale». Una circostanza confermata dall'ad di Gibus, Gianfranco Bellin: «Il mondo del private equity è una cultura difficile da installare nelle società», ha rimarcato. «Per il futuro delle aziende però bisogna renderle moderne e nel nostro settore c'era bisogno di modernità non solo nella parte industriale, ma anche finanziaria. La quotazione sull'Aim rispondeva quindi alla volontà di crescere e procedere a un cambio generazionale, ancora in corso, fatto bene». Oltre che alle pmi Aim piace anche agli investitori. Per il commissario Consob, Carmine Di Noia, occorre perciò una regolamentazione snella per «favorire l'accesso proporzionale degli investitori all'Aim al fine di trasferire risorse alla parte più sana dell'economia italiana e assicurare agli investitori la diversificazione del portafoglio». Ciò non significa, ha precisato, «ridurre la protezione degli investitori ma perseguirla nel concreto di una realtà cambiata» senza «aggiungere regole e regole».
Considerata la mole di risparmio improduttiva, la sua canalizzazione verso le pmi potrebbe avere un impatto enorme sul mercato Aim. «Abbiamo un totale di circa 45 miliardi di riserve tra fondi pensione e fondi assicurativi che sono in questo momento infruttiferi per il Paese e che invece possono essere dirottati sul mercato azionario», ha detto Alberto Gustavo Franceschini Weiss, presidente di Ambromobiliare. «Una parte rilevante può arrivare a contribuire e sostenere la crescita dell'Aim e anche del mercato Star». (riproduzione riservata)