Klaus-Michael Kühne, uno degli imprenditori più importanti della Germania e leader della logistica mondiale, è morto ieri all'età di 89 anni. Secondo Manager Magazin, circa dieci giorni fa era rientrato da Maiorca nella sua residenza in Svizzera per sottoporsi a cure mediche.
Nato ad Amburgo, ma trasferitosi in Svizzera alla fine degli anni '60 per paura delle decisioni del governo dell'Spd, era considerato il secondo tedesco più ricco con un patrimonio stimato di 36 miliardi di euro, dietro al fondatore di Kaufland, Dieter Schwarz. Non avendo discendenza, è probabile che la sua immensa fortuna confluisca nella fondazione filantropica da lui fondata.
Tramite il veicolo finanziario Kühne Holding il magnate deteneva partecipazioni in varie società: possedeva il 53% di Kühne+Nagel, la più grande compagnia di trasporto merci aereo e marittimo al mondo fondata dal nonno nel 1890, il 30% nella compagnia di navigazione Hapag-Lloyd e dal 2022 era il maggiore azionista singolo di Lufthansa con poco più del 20%. Riguardo al più grande vettore aereo europeo, l'imprenditore è sempre stato molto critico verso la strategia di gestire numerosi marchi. Inoltre, pensava che la società troppo spesso non mantenesse le promesse ai clienti. Tra i pacchetti azionari da lui controllati c'era anche una quota della squadra di calcio dell'Amburgo. Tra le ultime operazioni, nel luglio 2024, la holding aveva rilevato una partecipazione nel capitale del fornitore tedesco di servizi di mobilità Flix insieme al fondo di investimento svedese Eqt.
«La notizia della scomparsa di Klaus-Michael Kühne ci ha profondamente rattristati. Incarnava la logistica e il commercio globale come nessun altro», ha dichiarato Stefan Paul, ceo di Kuehne+Nagel International Ag.
La Kühne+Nagel era finita al centro di alcune polemiche nel 2024 dopo un'inchiesta di Vanity Fair. Il giornale americano aveva scoperto che durante la Seconda Guerra Mondiale la società si arricchì trasportando i beni saccheggiati alle famiglie ebree dall'Europa occidentale occupata alla Germania nazista. Nel 2000 l'azienda pagò, insieme ad altre 6.500 imprese tedesche, un indennizzo agli ebrei. (riproduzione riservata)