Mediobanca riparte dal corporate & investment banking (Cib) e da Generali. A un anno dall'opas di Mps e a un mese dall'offerta di Intesa Sanpaolo sulla capogruppo, i due storici motori di Piazzetta Cuccia tornano a trainare i risultati. Nel primo semestre i ricavi consolidati hanno sfiorato 2 miliardi, a 1,9 miliardi (+6,1%), il risultato operativo lordo è salito a 1,17 miliardi (+11,9%) mentre l'utile netto ha raggiunto 711,2 milioni (+5,9%), con un rote (redditività del capitale tangibile) vicino al 15%.
Il Cib è la divisione cresciuta di più. I ricavi sono saliti del 12,9% a 492,6 milioni e l'utile netto del 28,7% a 171,6 milioni, con un cost/income in miglioramento dal 48% al 44%. La spinta è arrivata soprattutto dal secondo trimestre, che ha segnato livelli molto positivi per advisory e markets grazie alla ripresa delle operazioni straordinarie e dei collocamenti azionari e alla capacità dei desk di sfruttare la volatilità dei mercati. Tra le principali operazioni seguite dai banker di Mediobanca ci sono state l'acquisizione di Olt Offshore Lng Toscana da parte di Snam, la cessione di Golden Goose da Permira a Hsg e Temasek, la vendita dei marchi Averna e Zedda Piras da Campari a Illva Saronno e l'acquisizione di Casaforte da parte di Ardian.
Accanto all'investment banking, resta determinante il contributo del 13,2% Generali. I ricavi di della divisione Insurance & Principal Investing sono infatti cresciuti del 10% a 316 milioni e l'utile raggiunge 286 milioni. La quota nel Leone ha apportato ai conti della merchant 289,8 milioni, il 9,8% in più, sostenuta dal buon andamento dei diversi comparti assicurativi. Insieme, Cib e grandi partecipazioni spiegano una parte rilevante dell'accelerazione del gruppo.
Il secondo trimestre mostra un'accelerazione ulteriore: i ricavi di Mediobanca hanno superato il miliardo e l'utile netto ha raggiunto 388,5 milioni, con una crescita del 20% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Il margine di interesse semestrale è calato dell'1,4% a 982,4 milioni, ma migliora nel confronto trimestrale. Le commissioni sono salite del 2,8% a 479,2 milioni e del 14,6% rispetto al trimestre precedente, mentre il risultato della negoziazione cresce del 74,8% a 166,5 milioni.
Compass resta il principale motore del margine di interesse, mentre il wealth management resta l'area più debole ma con segnali di miglioramento. I ricavi sono scesi del 4,6% a 447 milioni e l'utile del 33% a 81,1 milioni, penalizzato dalle minori commissioni upfront e di performance, dal calo del margine di interesse e da 18,2 milioni di costi straordinari per trattenere banker e consulenti. La raccolta netta è stata negativa per 1,4 miliardi nel semestre, ma i deflussi si sono ridotti da 1,1 miliardi nel primo trimestre a circa 300 milioni nel secondo. Il miglioramento è più evidente nel gestito, che tra aprile e giugno ha registrato afflussi netti per circa 700 milioni: significa che le uscite, concentrate nei depositi e nelle masse amministrate, hanno più che assorbito la raccolta positiva negli Aum, portando il saldo trimestrale complessivo in territorio negativo.
L'integrazione con Mps comincia intanto a produrre risultati concreti. Mediobanca ha avviato la distribuzione di prodotti strutturati sulla rete della capogruppo, Compass beneficia dei nuovi canali commerciali, MB sgr ha collocato oltre 400 milioni attraverso Mps e il Cib ha acquisito da Siena un portafoglio leasing performing da 525 milioni. «Abbiamo chiuso il primo semestre con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre», afferma l'ad Alessandro Melzi d'Eril, sottolineando che il gruppo resta «pienamente concentrato» sull'integrazione con Montepaschi. Per l'intero esercizio Mediobanca prevede ricavi in crescita, un costo del rischio intorno a 55 punti base e un utile netto in aumento a doppia cifra. (riproduzione riservata)