Balza l'utile di Mediocredito Centrale (Mcc), che nel primo semestre sale a 73,4 milioni (+33,1%). Il merito è della controllata Banca del Mezzogiorno (BdM, ex Popolare di Bari), che ha quasi raddoppiato i profitti a 47 milioni grazie al maggior ricorso alle dta e al dimezzamento delle rettifiche. Il gruppo controllato dal Mef attraverso Invitalia ha chiuso la prima parte dell'anno anche con commissioni in crescita a 107,6 milioni (+2%), mentre il margine d'interesse è sceso a 157,1 milioni (-6,4%) a causa del taglio dei tassi. L'incremento degli impieghi a 11,66 miliardi (+6,6%) ha permesso di contenere il calo in un semestre in cui è la raccolta dai clienti è salita a 11,73 miliardi (+4,5%) e quella istituzionale è balzata a 2 miliardi (+32,6% da fine 2025). Mcc ha confermato anche la sua solidità patrimoniale nonostante un lieve calo del cet 1 al 15,61% dal 15,87% di dicembre. Ora il gruppo guidato dal ceo Ferruccio Ferranti punta a vendere le sue due controllate entro fine anno per portare avanti il processo di privatizzazioni del governo. Le offerte vincolanti per la Cassa di Risparmio di Orvieto, mancata sposa del Fucino, sono attese a settembre con Banco Desio, CF+, Credem e Crédit Agricole in gara. Le ultime due pretendenti sono in corsa anche per BdM con Unicredit e la cordata Iccrea-Popolare di Puglia e Basilicata. (riproduzione riservata)