Nel 2026 gli investimenti globali in Ai raggiungeranno 2.590 miliardi di dollari (+47%). A evidenziare il dato sono le stime della società di ricerca Gartner. Ma per il settore fashion & luxury la vera domanda non è più quanto capitale verrà destinato all'Ai, piuttosto quanto valore economico riusciranno a generare le aziende che la implementeranno prima e meglio. Una sfida ancora aperta, considerando che, secondo Bain & company e Comité Colbert, «per ora, i benefici riportati dalle implementazioni di Ai esistenti rimangono relativamente modesti. Con meno del 20% dei dirigenti del settore lusso che affermano di aver osservato un impatto significativo, la sfida principale è quella di realizzare una trasformazione su larga scala». Il momento è particolarmente delicato, ma su alcuni fronti la trasformazione è già iniziata. Secondo Bain e Comité Colbert, il 22% delle aziende luxury considera oggi l'Ai una delle tre priorità strategiche principali. L'adozione non riguarda più soltanto i processi interni. L'82% dei consumatori luxury ad alta capacità di spesa dichiara di aver già utilizzato strumenti Ai durante l'acquisto. Non solo l'uso cresce, ma anche la disponibilità ad accettare questa tecnologia. Stando alle analisi di Bcg, il 77% dei consumatori luxury manterrebbe il proprio rapporto con un brand che utilizza strumenti di Ai o GenAi a condizione che la tecnologia migliori l'esperienza senza eliminare la componente umana tipica del lusso. Il primo terreno di competizione sarà quindi il clienteling, cioè la capacità di trasformare i dati dei clienti in relazioni più personali. Un esempio concreto arriva da Zegna, che ha sviluppato con Microsoft Zegna X, piattaforma Ai dedicata ai client advisor. Lo strumento permette agli addetti vendita di condividere con i clienti nuovi arrivi e raccomandazioni personalizzate. Il secondo impatto riguarda la produttività interna. Anche altri operatori stanno infatti integrando l'Ai lungo tutta la catena del valore. Zalando, per esempio, utilizza la GenAi per accelerare la produzione di immagini destinate all'app e al sito. Secondo McKinsey, il gruppo ha ridotto del 90% i costi di produzione delle immagini, mentre i tempi di realizzazione sono passati da 6-8 settimane a 3-4 giorni. Automazione e GenAi potrebbero generare incrementi di produttività superiori al 30% nei prossimi cinque anni. Inoltre, entro il 2030, circa il 30% del tempo lavorativo nelle aziende europee e Usa potrebbe essere automatizzato. Per la moda questo significa intervenire sui punti dove oggi si concentrano inefficienze molto costose, ovvero previsione della domanda, gestione degli stock, pianificazione delle collezioni e supply chain. Un errore nelle previsioni può significare milioni di euro immobilizzati in prodotti invenduti, maggiore ricorso agli sconti e perdita di esclusività. Oltre alle operations, anche il marketing sarà una delle funzioni maggiormente impattate. Per McKinsey, entro il 2030 circa il 22% delle attività di marketing potrà essere automatizzato. La sfida, però, sarà passare dalla sperimentazione all'adozione su scala. (riproduzione riservata)