Il passaggio di Lu-Ve sul listino principale potrebbe diventare effettivo il 12 giugno o nei giorni subito seguenti. È il «completamento del piano di quando ci siamo quotati», ha detto a MF-Milano Finanza Matteo Liberali, ceo della società attiva nel condizionamento e nel raffreddamento dei processi industriali. «Non faremo ulteriori raccolte di capitali con il passaggio» ma, garantisce Liberali, con il Mta «ci sarà sicuramente maggiore visibilità».
«Un’esperienza importante condotta sull’Aim di Borsa Italiana», quando nel luglio 2015 divenne effettivo il reverse merger con la spac Isi. L’intento era crescere in maniera organica, in aree geografiche emergenti e attraverso nuove acquisizioni. Una delle ultime lo scorso settembre, quando ha acquistato per oltre 30 milioni l’indiana Spirotech, leader nella produzione e vendita di scambiatori di calore con un fatturato di 21 milioni, «un’acquisizione importante» e alla quale ne «potrebbero seguire altre», in zone come l’Asia Pacifico e in America. Il gruppo ha una forte presenza internazionale, dei 251,3 milioni fatturati nel 2016, circa l’80% è stato ottenuto all’estero, con il maggior contributo dalla Germania.
In futuro Lu-Ve punta anche sull’Iran e la Repubblica Ceca. Una delle le principali dell'azienda è la collaborazione con le università: 22 in 13 Paesi e tre continenti. In Italia Lu-Ve collabora da 30 anni con il Politecnico di Milano, con la Bocconi, con l’Università di Padova e con quella di Castellanza. «I nostri lavoratori hanno collaborato con noi, magari vengono durante la tesi e dopo un’esperienza all’estero ritornano, per esempio il nostro direttore tecnico di gruppo che è entrato da noi con una tesi sulla formazione di brina».
Una mossa confermata anche dall’alto grado di investimento in ricerca e sviluppo, consentendo di essere titolare di numerosi brevetti. Una mossa che ha consentito di chiudere il 2016 con un giro d’affari in crescita del 18,4% rispetto al 2015, un ebitda di 33 milioni e un utile netto di 18,4. Ma Lu-Ve si è poi distinta per essere stata una delle tre aziende dell’Aim, insieme con Gpi e Zephyro, a distribuire il monte dividendo più alto. «Un impegno preso con i nostri soci», ha concluso il manager, esprimendo la volontà di arrivare a pagare un dividendo con un payout ratio tra il 30 e il 40%.