A giugno sembrava che le stelle si potessero quasi toccare con un dito. Adesso invece, a poco meno di due mesi dall'ipo di SpaceX sul Nasdaq, lo spazio è un po' più lontano. L'entusiasmo generato dalla quotazione dell'ennesima azienda visionaria di Elon Musk, che punta a data center in orbita e allo sbarco su Marte, si è spento nel giro di poche settimane e il titolo è finito sotto il prezzo di collocamento sul mercato. Ma si può parlare di flop per un'azienda che vale oltre 1.500 miliardi di dollari? Forse è esagerato, ma bisogna pensare che dal debutto del 12 giugno alla chiusura del 6 agosto sono trascorse 38 sedute: in 24 occasioni il titolo ha chiuso in ribasso e in 14 in rialzo. Questo dato mostra, secondo gli analisti, la fatica che sta avendo il mercato nel trovare un prezzo di equilibrio per l'asset. Il 6 agosto il titolo aveva chiuso a quota 115 dollari, sotto del 14,9% dal prezzo di quotazione di 135 dollari e il 49% sotto il massimo di 225 dollari toccato il 16 giugno.
Inoltre SpaceX - per usare termini appropriati al settore - è il razzo che sta trainando in orbita l'intero settore aerospaziale. Ma se il carburante viene meno, tutte le aziende che si poggiano sulle sue spalle vanno in difficoltà. L'indice di riferimento, il MarketVector Global Space Industry che raccoglie le performance delle società più grandi del settore, dal giorno precedente all'ipo dei record al 6 agosto ha perso il 21,5%. Il calo è ancora più marcato, il 37,2%, se si considera come valore il massimo annuale toccato dall'indice il 28 maggio. «Un futuro alquanto incerto quello del settore aerospazio, che si ritrova a fronteggiare diverse sfide, soprattutto quella di vedere utili in futuro», commenta a Milano Finanza David Pascucci, Market Analyst di Xtb.
Trimestrale di SpaceX. In questo momento, neppure i risultati sopra le aspettative della trimestrale, pubblicati il 4 agosto, riescono a risollevare l'azienda di Musk. I ricavi sono quasi raddoppiati, passando da 4,1 a 7,8 miliardi (+92%), la perdita netta si è ridotta da oltre un miliardo a 541 milioni, l'adjusted ebitda è schizzato del 191% a 3,5 miliardi. Eppure il titolo nella seduta successiva ai risultati ha segnato un calo del 13,6% cancellando in un giorno solo 225 miliardi di capitalizzazione. Per dare un'idea, si tratta di una cifra che vale quasi due UniCredit, la prima società italiana per market cap. «Il paradosso è classico e crudele. Nonostante i risultati, Wall Street non ha venduto la crescita. Ha venduto il costo della crescita e, soprattutto, la velocità con cui quel costo viene sostenuto», spiega a Milano Finanza Gabriel Debach, market analyst di eToro.
A dispetto del nome, non è lo spazio in senso stretto a pesare maggiormente sui ricavi di SpaceX: questo settore rappresenta il 12% del fatturato del secondo trimestre. La «Connectivity», essenzialmente Starlink, vale circa il 55%, mentre l'AI è al 33%. Quindi il core business sono i servizi forniti dai circa 10 mila satelliti che il miliardario sudafricano ha spedito in orbita: le entrate del segmento sono cresciute del 66% a 4,3 miliardi di dollari. Gli altri settori, Space e AI, invece sono quelli più interessanti per gli investitori: il primo ha registrato un aumento del fatturato del 29% (962 milioni di dollari), ma la perdita operativa è salita a 542 milioni. La sola ricerca e sviluppo ha assorbito 1,08 miliardi, soprattutto per finanziare Starship, il razzo riutilizzabile. L'intelligenza artificiale ha visto un rialzo dei ricavi del 247% a 2,56 miliardi, ma il risultato operativo ha segnato un rosso per 1,26 miliardi. «SpaceX assomiglia sempre più a un hyperscaler orbitale, con una divisione telecom che genera cassa, una piattaforma AI in costruzione e un'attività di lancio che abilita entrambe», aggiunge Debach.
La paura degli investitori. La gravità che tiene SpaceX ancorata a terra si chiama capex. Nel solo secondo trimestre l'azienda ha investito 18,37 miliardi di dollari, oltre sei volte la cifra dello stesso periodo del 2025, di cui l'86% è andato nell'AI. La cifra totale investita sale a 28,48 miliardi se si considera il primo semestre, contro appena 3,47 miliardi di cassa generata dalle attività operative. «Il Cfo Bret Johnsen ha indicato che i prossimi due trimestri potrebbero mantenere livelli di capex simili a quelli del secondo. Una semplice estrapolazione, non una guidance formale, porterebbe la spesa annuale a circa 65 miliardi di dollari, il 76% degli 85,7 miliardi raccolti con po. È qui che il mercato ha tirato il freno a mano», afferma Debach. «La difesa del management è altrettanto netta. Gli investimenti nella capacità di calcolo avrebbero tempi di rientro inferiori a un anno. Ma il mercato preferisce per ora vedere il passaggio dai contratti alla cassa, tanto più che nel secondo trimestre il capex AI è stato oltre sei volte il fatturato della divisione».
L'altro fattore che preoccupa gli investitori è la sopravvalutazione dell'azienda di Musk: «Le quotazioni di SpaceX hanno sin da subito quotato eccessivamente rispetto al fatturato e tuttora, dopo un crollo dai massimi del 50%, risultano ancora sproporzionate rispetto al fatturato con un rapporto price-to-sales completamente fuori scala», dice Pascucci.
Anche le ambizioni di SpaceX sono considerate eccessive: il miliardario sudafricano prevede un tasso di proiezione annualizzata dei ricavi superiore a 100 miliardi già a dicembre e punta al trilione di dollari entro il 2030. «Alla capitalizzazione attuale SpaceX tratta a circa 61 volte i ricavi negli ultimi 12 mesi. Anche ipotizzando il raggiungimento dei 100 miliardi indicati dal management, il multiplo resterebbe elevato», illustra Debach.
Lock up. Intanto giovedì scorso SpaceX ha superato indenne uno scoglio importante: il primo lock up per poco più di 911 milioni di azioni, pari a circa il 7% del totale in circolazione. Lo sblocco ha più che raddoppiato il flottante, portando la quota liberamente negoziabile all'11,8% delle azioni in circolazione, rispetto al 4,9% precedente. Ma il titolo ne ha risentito positivamente e ha chiuso quella seduta con un aumento del 6,1%. Alle ore 18 di venerdì 7 era arrivato fino a 129 dollari per azione.
Sembra essere vincente la strategia di dilazionare lo sblocco in nove tranche: gli investitori possono vendere in blocchi del 7% dopo 70, 90, 105, 120 e 135 giorni dalla quotazione. Un ulteriore 28% verrà liberato dopo la pubblicazione dei conti del terzo trimestre e, infine, l'ultima tranche sarà a 180 giorni dall'ipo. Ma la data più importante da cerchiare sul calendario è il 12 giugno 2027. A un anno dall'entrata in borsa, finirà il lock up per le 6,4 miliardi di azioni detenute da Musk e da alcuni dei suoi principali investitori.
Ritorno sulla terra. Non solo SpaceX è tornata con i piedi per terra. Nell'ultimo periodo anche Rocket Lab, il diretto concorrente di Musk, ha perso il 50% rispetto ai massimi di maggio. Stesso discorso vale per Ast Spacemobile che ha ceduto il 48% e Planet Labs che dal 12 giugno ha perso il 27,1%. «L'euforia di primavera ha lasciato spazio a una selezione molto più severa, nella quale il mercato ha ricominciato a distinguere tra potenziale tecnologico e capacità di trasformarlo in risultati finanziari», commenta Debach.
Il problema per tutte queste aziende è sempre lo stesso: il rapporto price to sales fuori scala. Ad esempio, Ast ha un valore sopra i 100, bilanci in perdita netta anche se con un fatturato in crescita. «Su questi titoli, seppur promettenti sulla carta, non vediamo utili e i rapporti tra prezzo e fatturati risultano incredibilmente alti rispetto alle normali medie di mercato. La struttura dei costi è enorme per via degli investimenti futuri, i fatturati sono in crescita ma i prezzi stanno quotando una crescita troppo anticipata rispetto ai risultati di questo momento», spiega Pascucci.
Nonostante queste performance sembra che le persone che scommettono sullo spazio non lo facciano guardando solo a quanto scritto nel bilancio, perché, come illustra Debach, «la parte più consistente del valore sta nella crescita futura, intangibile per definizione». La corsa verso le stelle continua ma forse gli investitori vogliono rallentare un po'. (riproduzione riservata)