
Se si osserva lo scenario economico-finanziario globale, si può vedere come l'economia Usa abbia registrato un raffreddamento, ma di un livello non sufficientemente marcato da spingere la Fed a intervenire. In Europa l'inflazione è a livelli più che accettabili (per proiezioni Eurstat la danno in rallentamento al 2,5% rispetto al 2,6% di maggio) grazie al calo dei pressi dell'energia e dei beni, ma l'economia stenta a decollare e l'indice Pmi manifatturiero ne prende atto tornando a scendere (45,8 punti contro i 47,3 di aprile 2023). Rallenta anche l'economia cinese, in cerca di stabilità, e per il Giappone si potrebbe aprire una nuova stagione di rialzi dei tassi per contrastare la crisi dello yen.
Su queste basi, è possibile, secondo Spadaro, che sia in arrivo una stagione di scarse soddisfazioni legata agli utili trimestrali delle aziende statunitensi, con ovvi riflessi su Wall Street. A questo si potrebbero inoltre aggiungere le valutazioni "parecchio ottimiste" sui titoli tecnologici Usa e sul rischio che uno sgonfiamento post-trimestrali trascini con se un indice, l'S&P 500, la cui performance oggi "dipende ormai per metà dal settore Tech".
Le elevate stime di crescita degli utili non costituiscono però un problema soltanto per i titoli tecnologici, visto che le previsioni sull'andamento del pil statunitense sono crollate dal +4,2% di metà maggio al +1,7% di giugno. "Ciò che quindi appare probabile - spiega Spadaro - è che nei prossimi trimestri vi sarà una delusione per gli utili aziendali anche in forza di una raffreddamento della domanda, visto che il contributo della spesa dei consumatori è stato dimezzato nel primo trimestre".
Per Frame Am, l'economia mondiale sarebbe attualmente in un fase di transizione tra il mid-cycle (cioè di crescita moderata che segue la forte ripresa post-recessione) e il late cycle, che è una fase di surriscaldamento prodromica a una nuova recessione. Anzi, "diversi indicatori suggeriscono che si è già nella seconda fase".
Dal punto di vista dell'azionario gli Usa restano da preferire, ma con una più attenta selezione di titoli e settori. Le incertezze politiche europee potrebbero invece avere ripercussioni sulle borse "appesantendo l’andamento dell’azionario locale, anche se allo stato attuale alcuni settori restano attraenti".
Sull’obbligazionario, "visti i tassi ancora storicamente elevati, la parte corta della curva è preferibile, con strategie flessibili o che generano un buon carry con una duration media di portafoglio di massimo 4-5 anni per evitare di incappare nel rischio duration, essendo prematura l’assunzione di questo rischio". Per quest'asset gli emergenti restano più interessanti, soprattutto l’India.