Le Filippine restano divise tra potenziale e politica. Il ciclo triennale delle elezioni locali e l'impossibilità per i presidenti di essere rieletti dopo un unico mandato di sei anni, uniti a conglomerati economici profondamente radicati, rendono quasi impossibile un rapido adeguamento economico. La crescita si è dimezzata dal 6% al 3%, in parte a causa dello scandalo di corruzione relativo alla gestione delle inondazioni dello scorso anno che ha ritardato la spesa per le infrastrutture, mentre i consumi sono scesi al 4%, nonostante il persistere di elevati livelli di indebitamento e di disavanzi delle partite correnti. Ironia della sorte, il precedente regime di Duterte, nonostante i suoi evidenti svantaggi, si è dimostrato più efficace nel portare avanti le riforme economiche proprio perché non era alleato con l'oligarchia radicata. L'attuale stallo politico – con il Senato concentrato esclusivamente sull'impeachment del vicepresidente, mentre il presidente Marcos e la vicepresidente Sara Duterte sono d'accordo su ben poco – esemplifica le sfide strutturali che il Paese deve affrontare. Le Filippine sperano che le future collaborazioni con gli Stati Uniti nel campo dell'intelligenza artificiale e l'attenzione ai minerali critici possano stimolare la crescita e gli investimenti diretti esteri, ma il ritmo degli adeguamenti è di gran lunga troppo lento. Le riforme agrarie impediscono il possesso di più di cinque acri (con conseguenti importazioni alimentari costose), mentre le politiche protezionistiche fanno sì che i prezzi del riso siano il doppio e quelli dello zucchero il triplo della media mondiale, solo per citarne alcuni. La lentezza del cambiamento è evidente anche nel fatto che le Filippine sono l'unico Stato membro dell'Onu privo di una legge generale sul divorzio – un divieto che deriva da secoli di colonizzazione spagnola e che, probabilmente, rappresenta un modo conveniente per proteggere l'élite imprenditoriale. È vero che il Paese dispone di consistenti riserve valutarie, pari a 100 miliardi di dollari, di vulnerabilità esterne apparentemente gestibili, con un rapporto debito estero/pil al modesto 30%, e di flussi di rimesse anticiclici. Tuttavia, la tendenza è preoccupante, con gli investitori sia azionari sia obbligazionari che stanno voltando le spalle al mercato. Nei mercati del reddito fisso, i rendimenti delle obbligazioni locali a cinque anni sono aumentati di 140 punti base quest'anno, raggiungendo il 7% – il livello più alto dalla crisi finanziaria globale – mentre il peso filippino ha continuato a deprezzarsi gradualmente, registrando un ulteriore calo del 4,5% da inizio anno, nonostante un tasso di riferimento più elevato, pari al 4,75%, a seguito di due aumenti dei tassi effettuati quest'anno. Ciò è in parte dovuto ai timori degli investitori che l'inflazione possa rimanere elevata (l'obiettivo attuale per quest'anno è del 6,4%), dato il recente aumento del salario minimo del 12% che non è stato incluso nelle previsioni del governo, nonché all'effetto El Niño che probabilmente eserciterà ulteriore pressione sui prezzi del riso, già a livelli elevati. Oggi il mercato azionario locale è solo un lontano ricordo di ciò che era un tempo. Con un rapporto p/e pari a 8/9x, è ora più conveniente rispetto al periodo della crisi finanziaria globale e rappresenta solo una frazione del suo multiplo massimo di 20x registrato oltre un decennio fa. La capitalizzazione di mercato delle Filippine è ora di soli 150 miliardi di dollari, ovvero tre volte inferiore a quella della vicina Indonesia, con il numero di società nell'indice che si è ridotto da 23 a 9. Eppure l'assenza di urgenza per le riforme è sorprendente. La concorrenza regionale e globale si sta intensificando e i Paesi che non riescono ad adattarsi rapidamente rischiano di rimanere indietro. Sebbene le valutazioni possano sembrare allettanti per le obbligazioni locali filippine, gli investitori presteranno attenzione alle riforme a favore delle imprese per sbloccare il potenziale del Paese, tra cui leggi di liberalizzazione commerciale e fiscale, riduzione della burocrazia, semplificazione dei processi normativi e miglioramento delle infrastrutture digitali e fisiche. (riproduzione riservata)
Polina Kurdyavko
Head of BlueBay Emerging Markets, Rbc BlueBay