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Le due voci del trader
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Le due voci del trader

Milano Finanza - Numero 159 pag. 49 del 14/08/2026

Chiunque faccia trading da un po' di tempo sa che dopo aver aperto una posizione nella nostra testa si attiva un dialogo interiore. È una conversazione silenziosa, apparentemente razionale. "Meglio prendere profitto subito”; "Meglio perdere poco che prendere tutto lo stop loss". Queste frasi non stanno descrivendo ciò che sta facendo il mercato, stanno descrivendo il nostro stato emotivo. È proprio questa voce interiore che trasforma il nostro piano operativo in una sequenza di decisioni impulsive. L'obiettivo di questa voce interiore non è quello di aumentare la probabilità di successo delle nostre operazioni ma eliminare il disagio provocato dall'incertezza.

Per comprendere perché fatichiamo a rispettare il nostro piano operativo può essere utile osservare il tipico processo mentale che si sviluppa durante una normale operazione di trading. Si tratta di una sequenza di eventi che, con poche varianti, si ripete quasi ogni volta apriamo una nuova posizione.

Il ciclo inizia con l'analisi del mercato. Individuato un setup coerente con la nostra strategia, definiamo il livello di ingresso, lo stop loss, il take profit e la dimensione della posizione. Tutte queste decisioni vengono prese in una condizione di relativa tranquillità emotiva. In questa fase, infatti, prevale la parte razionale del cervello. La situazione cambia immediatamente dopo l'esecuzione dell'ordine. Da quel momento in poi non stiamo più osservando un grafico, stiamo osservando il nostro denaro oscillare. Finché il trade non è aperto, infatti, il rischio è soltanto teorico. Dal momento in cui si entra in posizione, il rischio diventa reale. Ogni variazione del prezzo produce una risposta emotiva che tende a crescere all'aumentare della dimensione della posizione e all'importanza che attribuiamo a quella singola operazione. È proprio in questa fase che compare la dissonanza cognitiva. La prima manifestazione della dissonanza cognitiva si attiva quando il mercato si muove contro la nostra posizione (la Drawdown Voice ossia la "voce del Drawdown"). È quella parte della nostra mente che interpreta qualsiasi perdita temporanea come il preludio ad una perdita molto più grande. In realtà una fase iniziale di drawdown è una situazione assolutamente normale. I mercati finanziari, come sappiamo, non si muovono in linea retta e anche un'operazione destinata a chiudersi in profitto può subire un'oscillazione contraria. Solo pochi trade, infatti, raggiungono immediatamente il take profit senza subire alcun ritracciamento. Eppure il cervello tende a interpretare questa perdita iniziale come un'anomalia. La Drawdown Voice inizia a costruire una serie di giustificazioni apparentemente logiche. "Forse il setup non era così buono”, "Meglio uscire adesso piuttosto che perdere ancora”.

Tutte queste considerazioni, tuttavia, non nascono dall'analisi del mercato ma da desiderio di interrompere una sensazione di malessere. La conseguenza è che uno stop loss pianificato di 100 euro (che non sarebbe stato colpito) si trasforma in una serie di piccole perdite da 20-30 euro, riducendo in questo modo la profittabilità della strategia (visto che le uscite anticipate eliminano anche le operazioni che si sarebbero chiuse in profitto).

La dissonanza cognitiva compare anche quando il trade è in guadagno. Immaginiamo che dopo aver aperto una posizione il mercato si muova rapidamente nella direzione prevista e, dopo poco tempo, la posizione registra un discreto profitto. Il prezzo, dopo questa accelerazione, subisce però un piccolo ritracciamento. Si tratta di un normale movimento di consolidamento che, da un punto di vista tecnico, non modifica minimamente la struttura del trend. Da un punto di vista emotivo, però, quel ritracciamento assume un significato completamente diverso. È in questo momento che compare la Profit Voice (la voce del profitto): "Incassa adesso”, "Non essere troppo avido”, "Meglio un piccolo profitto sicuro che uno incerto”. Anche in questo caso usciamo prematuramente de quelle posizioni che potrebbero generare degli utili significativi, annullando completamente il vantaggio statistico di cui gode la nostra strategia (che deve essere stato dimostrato da un adeguato backtesting). (riproduzione riservata)



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